La mia caccia preferita

Chi come me vive in Puglia, non può non dedicarsi alla caccia ai tordi. Le immense distese di uliveti e le colline coperte di macchie sono l’habitat ideale di questo volatile. Quando ero giovane e sparavo con il cal.20 (1963- 1964), quando sbagliavo un colpo davo la colpa al fucile che non era cal.12. Ed infatti nell’ottobre 1964 acquistai (anzi mio padre mi comprò!) un sovrapposto Beretta S56E cal.12, con bindella ventilata ed estrattori automatici.

Magnifico fucile che durò soltanto un paio di mesi perché una sera a Martina Franca, al rientro alle cesene, improvvisamente mi uscì una bomba. Il fucile non scoppiò, però non si apriva più. Quando mi ripresi dall’intontimento fui costretto ad usare una pietra per aprirlo; ma una volta aperto non si chiudeva più ed era inutilizzabile. Allora mio padre mi comprò, da un armiere di Fasano, una doppietta Giuseppe Gitti. Dopo un centinaio di colpi sparati, le chiusure traballavano. Portato ad aggiustare, dopo poco punto e a capo.

Per questo motivo il fucile fu soprannominato dagli amici “il tizzone”. Naturalmente non potevo chiedere a mio padre un altro fucile ed allora zio Franco mi prestò la sua doppietta Saint Etienne che ho usato fino al 1968 quando ho acquistato il mio primo Breda. Oggi, alla vecchiaia, sono tornato all’antico. Infatti nel 2001 il mio amico Giammario ed io abbiamo acquistato due semiautomatici Benelli Principe calibro 20, con i quali abbiamo riassaporato il sapore vero della caccia.

Quando qualche volta prendo il 12 per andare ad anatre, mi sembra di prendere un cannone. Certo rispetto alle 6/7000 cartucce che sparavo una volta, le 4/500 che sparo oggi hanno notevolmente peggiorato il mio rendimento. Tuttavia devo dire che il piacere è rimasto invariato e la caccia mi accompagnerà penso fino a che avrò la forza di praticarla.


Riccardo Turi