LA PASSIONE PER LA CACCIA di Salvatore Gentile

Ho preso la mia prima licenza di caccia nel 1986, quando avevo solo 17 anni, epoca in cui l’adolescente era obbligato ad effettuare il rituale medico specialistico ai fini dell’idoneità psicofisica al servizio di leva.
Egli, riconosciuto idoneo alla selezione, rimaneva a disposizione dello Stato sino al richiamo dell’anno successivo per svolgere il servizio militare, ricevere adeguata istruzione circa il maneggio delle armi e conoscenza strutturale delle stesse.

Nello stesso anno fui chiamato dalla Commissione Provinciale per sostenere gli esami di idoneità venatoria. Ricordo ancora quella faticosa giornata. Oltretutto proprio il giorno primo avevo sostenuto la visita di leva, e bisognava alzarsi presto al mattino per raggiungere il distretto più vicino. Per la passione venatoria ciò non pesava a fatto! Sono abituato tuttora a svegliarmi presto!
 
Oggi però non ho più il Nonno il quale attraverso le sue tecniche rendeva magiche le nostre uscite. La base fondamentale degli esami era la conoscenza della zoologia applicata alla caccia; riconoscimento delle specie protette, oltre che di armi, munizioni e loro uso. Terminati gli esami, i miei genitori, certi del successo per le precedenti lezioni casalinghe impartite, aspettavano sereni la tanta attesa promozione.

Ottenuta la conferma ufficiale, non avendo conoscenza tecnica delle armi, la Polizia, considerata la minore età, m’inviò accompagnato dai genitori ad effettuare il maneggio pratico delle armi presso il poligono di tiro, nel quale ancora oggi il personale addetto seleziona con test pratici gli aspiranti che intendono dare sfogo alla propria passione.
I miei genitori da sempre mi hanno educato al rispetto del nostro ambiente locale con lezioni che il sistema attuale, attraverso i suoi innumerevoli Ambasciatori ricoperti molto spesso da colori politici, non da in alcun modo.

Addirittura, al contrario, esso strumentalizza la passione venatoria tramandata dai nostri Nonni. Questi stessi personaggi hanno mascherato la caccia come un’abitudine rurale ormai superata da anni, ignorando la cultura genuina delle generazioni che hanno allevato i nostri padri, capaci di sfidare il progresso attuale a colpi di longevità. Basta studiare la società adolescente per renderci conto come la tecnologia attuale trasformi i nostri figli, la continua competizione all’interno delle classi sociali, il mancato rispetto altrui, quest’abbandono totale delle culture contadine che un tempo erano fondamentali per la sana crescita dei nostri ragazzi, li ha, al contrario, resi vittime degli stessi vizi comuni, molto spesso trasformati in tragedie sulle strade del sabato sera.

Durante i primi tre anni d’attività venatoria, come prescritto ancora oggi dalla legge Nazionale, bisogna essere accompagnati da una persona che abbia, a sua volta, almeno tre anni d’esperienza di caccia; quindi non credo sia democratico che i giovani, attraverso le attuali leggi, non possano esercitare la passione venatoria accompagnati ed affidati ai singoli genitori Cacciatori. Secondo me nessuno, tranne gli stessi, può educare un vero cacciatore al rispetto dell’ambiente.

Personalmente esercitavo la mia innata passione accompagnato dal Nonno il quale ad ogni battuta riservava sempre una nuova lezione di vita. Si usciva alle prime luci dell’alba, secondo la stagione e il periodo di caccia; mi faceva conoscere i venti, le abitudini della fauna locale, i periodi di pass, le orme sul terreno, i prelievi giornalieri, mi insegnava a riconoscere funghi e piante officinali ed, infine, la conduzione del cane nel rispetto dell’ambiente agricolo.
 
Quanti di voi sanno riconoscere un’orma lasciata sul terreno dalla furba volpe? Una pastura di un beccaccino? Solo il CACCIATORE naturalmente!

Alla sera durante e dopo cena si completavano i racconti ed i preparativi del giorno successivo; essi si spengevano quando l’ultimo ciocco di legno gettato sul fuoco, ridotto in cenere, c’invitava al ricovero nelle nostre stanze. Il mattino seguente, l’antichissima e centenaria sveglia riposta sul comò stroncava di botto i nostri sogni, accordata sull’abbaio impaziente dei cani; quindi si organizzava l’uscita.

Quasi per magia la straordinaria capacità dei nostri ausiliari nel seguire le tracce sul terreno si è evoluta fino a noi, frutto di un’attenta selezione familiare effettuata con cura dalla nostra tradizione casalinga.Questi campioni tuttora rendono piacevole le nostre passeggiate venatorie ed ottengono straordinari piazzamenti nelle gare cinofile. Diceva il mio povero Nonno: “”.Il vero Cacciatore…quello con la C maiuscola…si riconosce dal portamento del proprio Cane…addestrato con cura dalla sapiente esperienza Venatoria nel seguire la preda e dalla fiducia dello stesso nel riporto della selvaggina abbattuta”.

Se negli ultimi tempi, abbiamo avuto segnalazioni d’incidenti durante le stagioni venatorie, tutto ciò è degenerato per i continui prelievi di spazi aperti; quelli che un tempo erano territori di caccia, oggi sono stati trasformati, attraverso il fenomeno del cemento selvaggio, in lussuose residenze estive, residence turistici, palazzoni immensi, oppure in aziende agro-venatorie dove solo i ricchi possono accedere.

Questo progresso tecnologico ha trasformato e modificato l’ecosistema attuale, obbligando la migratoria a continui e repentini cambi di rotte, molto spesso terminate contro fili elettrici oppure, di notte, contro piloni di cemento. Per quanto riguarda la fauna stanziale, costretta a vivere e dipendere quotidianamente dall’uomo moderno attraverso gli scarti alimentari, essa molto spesso trova riparo nelle nostre città.

La causa principale delle scorribande cittadine è incrementata dalle continue invasioni abusive nei luoghi d’origine da parte di grossi predatori in aumento, protetti dagli ambasciatori ambientalisti, digiunatori in pubblico e divoratori di caviale in privato (ma secondo loro’’ mamma storiona’’ deposita le preziose uova direttamente nei vasetti o le vengono tolte dopo averla uccisa?).

In realtà, a voler guardare bene l’attuale significato della caccia, emerge una figura di cacciatore figlio del suo tempo, perfettamente integrato nella società. Non uomo della foresta, anche se nella foresta esercita l’attività venatoria nel rispetto della legislazione e dell’ambiente. Non un bruto o un ignorante, ma una persona con una cultura certificata superiore alla media nazionale. Alla quale si aggiunge una coscienza ecologica di tutto rispetto.

Il sapore vero della nostra tradizione antica ci ha permesso di crescere attraverso una sana e robusta educazione, la quale negli ultimi tempi è stata sommersa dalla società moderna con risultati devastanti. L’adolescenza è minacciata ed esposta continuamente a vizi comuni che nulla hanno a che fare assolutamente con l’attività venatoria che, anzi, li indirizzerebbe sulla retta via.

Tali vizi, spesso, generano episodi di violenza e criminalità collettiva dai risultati devastanti per la sicurezza nazionale. E’ facilissimo, a questo punto, imputare i problemi del territorio alla passione venatoria, la quale in più occasioni, non avendo consistenti difese propagandistiche, si difende come può, dando valore alla dignità delle nostre radici.
 
Il popolo venante viene così costretto a condividere i miseri spazi concessi dai suoi detrattori, mentre essi lo stringono alle corde nell’attesa che cessi definitivamente tale tradizione dal pianeta. Da buon Cacciatore ed appassionato cinofilo termina la mia considerazione personale affiancando alla critica nei confronti dei detrattori della Caccia, la volontà di continuare la passione venatoria nel rispetto delle leggi in materia alle quali tutti noi crediamo, Europa compresa.

Con in spalla la mia centenaria doppietta, accompagnato dall’insostituibile amico dell’uomo sino alla fine dei miei giorni…

Salvatore Gentile