Lo zio Pietro


Ho conosciuto lo zio Pietro sin da piccolo perchè frequentava spesso la nostra casa e il ricordo di infanzia che ho di lui si suddivideva tra l´ammirazione per la sua energia e per la sua passione per la caccia. Arrivava a Badia con mio cugino ed i suoi cani. Uno di essi mi ricordo in particolare, Diana, un bella setter inglese, che stava alla catena nella sua casa di Collestrada.

Fin da piccolo ho percepito la grande passione per la caccia che animava quest´uomo. Mi ricordo ancora bene la maniacale preparazione di tutta l´attrezzatura, il controllo delle cartucce nella cartucciera, il rimontaggio della sua fidata doppietta prima e del suo automatico poi, la premura con cui predisponeva il giaciglio dei cani per la notte.

Quando si avvicinava l´apertura della caccia era per me una grande festa, lo è ancora oggi come allora. Lo zio arrivava con tutta la famiglia la sera del giorno precedente e si predisponevano gli spostamenti nelle camere per riuscire a dormire tutti. Ma io dormivo poco e probabilmente anche lui. La mattina dell´apertura tornato dalla messa mi aggiravo per il paese aspettando i cacciatori della squadra dello zio. Prima tornava quasi sempre mio padre che inevitabilmente non riusciva a tenere il suo ritmo. Poi bisognava aspettare almeno fino alle 12,30 per vedere lo zio. Stanco, sudato, assetato, ma con selvaggina o no, sempre sorridente. Questo suo modo di vivere la caccia mi ha sinceramente contagiato. Forse il suo modo di fare ancora più di quello di mio padre che ha un modo più sobrio di esternare le emozioni.

Poi un giorno da grande, dopo averlo seguito alcune volte a caccia, l´ho affiancato nella mia prima apertura. Mio padre mi controllava da vicino, come armavo il fucile, come lo brandeggiavo, ma lo zio continuava a ripetergli che ero pronto e affidabile per tenere un´arma carica in mano e io mi sentivo fiero della sua considerazione, e orgoglioso di tenere il mio automatico in mano come lui faceva col suo, emulandolo di nascosto.

Abbiamo fatto diverse aperture assieme e ho ancora impresse nella mente alcune scene con bei tiri e clamorose padelle e in particolare le sue battute che rigeneravano la squadra nelle uscite meno fortunate. Quando ritornavamo c´era sempre in paese chi ci chiedeva come era andata e lui pronto con una risposta “Per stavolta almeno il mio l´ho riportato“.

Poi un giorno un feroce cancro l´ha assalito e subì un intervento chirurgico di elevata entità. Seguì una dura convalescenza che in me ha suscitato il grande auspicio di poter cacciare di nuovo con lui. Ma purtroppo non è andata così, non cacciammo più assieme. La mia apertura di quell´anno fu senza di lui, ricca di prede, ma stranamente vuota, mi mancò veramente la sua presenza e la sua contagiante allegria.

Mi raccontò poi che fece, quella che sarebbe poi stata la sua ultima apertura, vicino casa, su un capannello sotto una quercia a sparare ai passeri. Lui che aveva cacciato, lepri, starne e fagiani, macinando migliaia di chilometri nelle campagne di Badia tra maggesi, prati, filari e fossi, anticipando le albe se ne era stato tutto solo e chissà con quali pensieri a sparare ai passeri. Cosa sarà passato nella sua mente in quel mesto capanno. Avrà forse realizzato che stava vivendo il suo “crepuscolo”. Poco tempo dopo è mancato portandosi via anche una parte di me, la più bella e spensierata!

Oggi non posso piùcacciare con lo zio Pietro, ma ciòche mi ha trasmesso è ben vivo in me.

Le mie aperture sono orfane della sua presenza ma quando esco la mattina nel buio, aspettando mio padre in ritardo cronico all´appuntamento di caccia, mi siedo con i miei setter e la mente torna al suo ricordo, al suo contagiante sorriso e alla sua frenesia venatoria. E sarò sempre così, questo suo elemento ormai fa parte di me. Poi arrivano i miei compagni di caccia, che mi sollecitano a far presto, a muoversi, a prendere posizione. Che strana sensazione, la stessa frenesia, la stessa voglia di anticipare l´alba dello zio. Sono come lui eppure forse non lo hanno mai conosciuto e frequentato, sembra quasi che anche loro si siano appropriati della sua contagiante passione.

Ma basta parlare, è ora di sciogliere e come ogni apertura orfana dello zio, la prima prima preda segue sempre un rito nascosto e privatissimo accompagnato da una sincera preghiera per onorare il suo ricordo e il suo insegnamento.

Grazie zio Pietro

Riccardo Ceccarelli