“L´ULTIMO DEGLI ARTIGIANI” di Carmelo Chirico

Le botteghe, i laboratori e le officine erano quasi sempre luoghi di un disordine ordinato in cui solo l’artigiano sapeva muoversi, per ritrovare, sotto un cumulo di attrezzi, quello che serviva e che avrebbe risolto tutti i tuoi problemi.
Artigiano, sinonimo di colui che è depositario del meraviglioso mondo di arti e mestieri, è proprio il termine che identifica categorie di lavoro ormai in via di estinzione, ma che racchiude in se un modo di lavorare tipico di un’altra epoca.
Ed ecco che tutti i cacciatori, che per decenni hanno dovuto ricorrere alle cure urgenti di qualcuno che li facesse andare a caccia il giorno dopo, ancora oggi ricorrono alle magie di Mimmo Vercelli : un’istituzione il suo laboratorio.
Il suo laboratorio, posto alle spalle del palazzo che ospitava i Tribunali di Reggio Calabria, è un continuo pellegrinaggio di gente che va a chiedere grazia per il proprio fucile che non risponde più alle sollecitazioni del cacciatore.
Uno stanzone posto nella penombra, in cui fa spicco un bancone in legno, regno incontrastato di questo grande amico che, alla presentazione del paziente bisognoso di cure, fa seguire immediatamente la diagnosi ed ipotizza la cura, pertanto se il tuo fucile ha subito un danno, a seconda del tipo di intervento, puoi aspettare oppure ti rimanda ad altra data.
Inutile insistere sui tempi d’intervento perché questo non fa altro che infastidire Mimmo che ha già il proprio programma di lavoro e che dalle insistenze non è per nulla impietosito, sino a giungere all’estrema decisione di rimandare a casa l’incauto insistente che non conosce il suo carattere deciso.
E per capire certi suoi atteggiamenti, che chiamare ruvidi è dire poco, basta tenergli compagnia per qualche ora nel suo laboratorio.
Logicamente nel periodo di caccia, presso il suo laboratorio, è un continuo andirivieni di gente che ha bisogno d’aiuto, ma non tutti i cacciatori sono esempio di educazione, per cui il modo di approcciarti fa scattare in lui quelle risposte, alcune volte al vetriolo, per cui le insistenze non giovavano certo a fargli cambiare idea sui tempi d’intervento.
Tantissime volte invece, a premio dei modi educati con cui l’interlocutore si propone per la richiesta dell’intervento, Mimmo, che ha già programmato le riparazione da effettuare per quella giornata, pur di fare tardi la sera, inserisce il cliente in quelli da soddisfare.
E come dargli torto per tutti gli atteggiamenti limite, se sei esposto da decenni alle continue richieste di un moltitudine di gente che si alterna nel tuo laboratorio, facendoti richiesta di cose anche assurde, oltre ai consigli per gli acquisti di un fucile ed alle modifiche da apportare alla propria arma.
Ricordo che una sera di ottobre di tanti anni fa un cliente gli chiese consiglio su l’acquisto di un nuovo fucile, un calibro 20, motivando la richiesta con il fatto che con il suo calibro 12 non abbatteva nulla ed un suo amico, sicuramente più bravo, con un calibro 20 incarnierava tantissimi tordi.
Inutile dire che dopo avere ascoltato tali argomenti e sorriso delle disquisizioni che lo sprovveduto esponeva, senza mezzi termini, Mimmo gli consigliò caramente di abbandonare la caccia ed iscriversi alla Protezione Animali, dove sicuramente sarebbe eccelso.
Un’altra volta si presentò un tizio con la richiesta di controllare il suo fucile poiché qualche amico burlone gli aveva fatto intendere che avesse le canne storte, per cui non riusciva a colpire nessun tordo. Povero allocco.
Era tanto svezzato, per tutto quello che aveva sentito nell’arco della sua vita in quel laboratorio, che superato il primo impeto di mandarlo a quel paese, si lasciò andare ad un insolito atteggiamento scherzoso, dicendo che quello che i suoi amici gli avevano prospettato era possibile e che però più che far raddrizzare le canne del fucile avrebbe fatto meglio a ricorrere alle cure di un buon oculista.
La compagnia di clienti assidui ed amici non gli è mai mancata, per cui, davanti al bancone, le sedie sono state quasi sempre occupate e gli argomenti di conversazione ricoprono tutto lo scibile umano.
Fateci caso, in un contesto particolare come un circolo ristretto di persone, che passano qualche ora insieme, diventiamo tutti tuttologi.
Fino a quando per motivi di lavoro non mi sono allontanato da Reggio, sono andato spesso nel suo laboratorio e lo trovavo sempre con il suo camice, rigorosamente blu scuro, con un sigaro in bocca fumato nervosamente, sotto la luce di un neon posto sul bancone, intento sempre in qualcosa di magico, se nel momento in cui, dopo qualche minuto, dalle sue mani, quel qualcosa che prima era inanimata, riprendeva a funzionare.
Ma il massimo della sua magia, per me, è sempre stato il modo unico con cui, con attrezzi poveri, riusciva a far rifiorire un qualcosa di anonimo, come il calcio grezzo di un fucile, rendendola una piccola opera d’arte.
Cacciatore di beccacce e pernici, nel frattempo che espleta il suo lavoro, ammalia l’interlocutore con i suoi racconti di giornate trascorse ad inseguire, con i suoi fedeli cani, prede ed emozioni che ti trasferisce con un’enfasi che è propria degli innamorati dell’unica passione della sua vita, dopo logicamente il figlio ed il ricordo indelebile della cara moglie che gli è venuta a mancare troppo presto.
Il lavoro, che mi ha portato ad essere per lunghissimi periodi fuori casa, ha fatto si che le mie frequentazioni di quel magico laboratorio, dove una persona speciale continua il suo lavoro a dispetto di difficoltà tali che molto spesso gli hanno fatto pensare di smettere, si diradassero, ma è unico l’affetto che continuo a nutrire per quella persona speciale perché secondo me è depositaria di un’arte che sta per scomparire e con lei tradizioni, incontri ed atmosfere.
Il laboratorio di Mimmo Vercelli non è solo clinica per fucili di cacciatori maldestri, ma punto di riferimento di un mondo che pian piano sta perdendo il clima magico che lo avvolgeva.
Il piccolo centro di aggregazione, che il laboratorio di Mimmo è sempre stato, per me ha significato un punto sicuro di riferimento per quel mondo che gravita intorno alla caccia e di sicuro le figure forti, come quella di uno dei pochi artigiani rimasti, sono ormai le ultime rimaste.
Carmelo Chirico































