QUELLA LEPRE CHE DISTRUSSE UN MITO di Riccardo Ceccarelli

Ero sempre stato affascinato dalle cacce fatte in montagna, in condizioni difficili, ma un po´ la mia pigrizia, un po´ le problematiche di trasporto cani nella mia auto non troppo adatta allo scopo, mi avevano sempre frenato. Quest´anno il mio amico Luca mi ha invitato però ad una battuta di caccia a casa sua, verso le gole del Burano nelle montagne di Gubbio.

Tentato dal cambiamento di condizioni venatiche e dal piacere di passare una giornata assieme a lui lontano dal lavoro che a volte ci accomuna, ho accettato di andarci e di passare una giornata a caccia orfano dei miei setter.

Come si conviene ad un evento del genere sono puntualmente arrivato la sera prima e dopo aver cenato ho fatto la conoscenza di suo padre o meglio di quello che sarebbe stato “l´eroe della giornata successiva”. Abbiamo predisposto la jeep per trasportare i cani, un grappino e poi a nanna.

L´indomani mattina a buio ancora profondo siamo partiti alla volta delle gole del Burano, fermandoci vicino alle cementerie per l´appuntamento con l´altro compagno di caccia Roberto. Colazione veloce, anzi non tanto al bar, rapida puntata a prelevare i cani di Roberto e poi via verso le gole del Burano.

Cammina cammina per stradine di montagna sempre più anguste siamo finalmente giunti nel posto predefinito nel momento dell´albeggio. Rapida predisposizione dell´attrezzatura e via verso il bosco nel punto dove alcuni giorni prima una fagiana ha fatto perdere le proprie tracce.

Ormai a giorno pieno ho cominciato ad apprezzare la bellezza di quei luoghi; probabilmente i residenti non ci fanno più caso, ma lo spettacolo della montagna umbra li è davvero grandioso. Abbiamo cominciato a cacciare e Roberto forse preoccupato che se no trovavamo la fagiana non mi sarei divertito mi ha detto “Spariamo a tutto quello che il calendario consente“.

Il padre di Luca è stato il primo a mettere in pratica il messaggio e ha cominciato a sparare. Superato il fosso l´ho rivisto e gli ho chiesto “Che ha preso?” e lui “Niente, a volo non mi viene tanto bene su sti ucelletti, mi trovo meglio sulla lepre, quelle non mi sono mai andate via!”

Continuando a cacciare abbiamo superato la metà della mattinata senza rintracciare la fagiana per cui l´iniziale tenzione è un pò scemata e abbiamo iniziato a chiacchierare del più e del meno legato alla caccia.

Ho detto al padre di Luca “Certo qui è gia difficile trovare una fagiana ma anche se la trovi colpirla è veramente tosto”. E lui “Ma, adesso con questo fucile non mi ci trovo tanto ma con il mio Regminton è un´altra storia. Adesso spara un colpo solo non c´è modo di aggiustarlo, ma basta anche un colpo solo. Se poi è una lepre, quella non la sbaglio”.

E io dicevo “Sinceramente io al fagiano tiro meglio, forse lei che caccia spesso il cinghiale è abituato a sparare verso il basso e la lepre Le viene bene; io sparo sempre per aria e il tiro verso il basso non lo digerisco troppo“. P

asseggia passeggia arriva l´ora di pranzo e non abbiamo preso niente anche se le cesene ogni tanto fanno capolino ma in distanza. Ci avviciniamo alla jeep e ci facciamo una grande mangiata, seguita da un caffè in un piccolo bar di montagna dove il solito genio ci racconta di un altro cacciatore che colpisce copiosamente beccacce. Che volete fare la caccia è così, c´è sempre qualcuno che ha i cani infinitamente più bravi dei tuoi ed è infinitamente bravo a sparare, ma noi lo accettiamo ben volentieri.

Riprendiamo la caccia rifacciamo parte del percorso precedente ma ci teniamo più in quota, dato che in mattinata per tornare all´auto siamo quasi morti di fatica.

Il discorso scende di nuovo sulle armi, dato che io ho comprato un nuovissimo semiauto Franchi. Si discute di strozzature di distanze di tiro e difficoltà di tiro sui vari animali. Ognuno dice la sua mentre si cammina alla ricerca o della fagiana o di una improbabile beccaccia. Il padre di Luca dice che non ha ritrovato più armi come il suo vecchio auto Regminton e che con quello ha fatto tanto carniere a tutte le distanze possibili e sui tiri lunghi alla lepre.

?Sta lepre, sempre ?sta lepre, la solita storia penso io, tutti i vecchi cacciatori che io conosco, tirano sempre fuori sta lepre (selvatico che io soffro perché non mi viene tanto bene il tiro per terra) e anche qui sono riuscito a trovare uno che sulla lepre è infallibile.

Frattanto inizia la seconda parte del pomeriggio e ci dirigiamo verso un pascolo; io e Luca rimaniamo sopra mentre Roberto e il padre di Luca entrano nel bosco sottostante. Ad un certo punto sentiamo PAM PAM e poi niente se non qualche imprecazione. Di sopra non esce niente per cui continuiamo ad aspettare tranquilli gli altri.

Dopo un po´ escono dal bosco e il padre di Luca esordisce “La lepre, la lepre, ho sparato alla lepre“. Io e Luca ci guardiamo in faccia tranquilli pensando entrambi – adesso ce la fa vedere. Suo padre continua “m´ha saltato il fossetto, ho sparato solo al cul bianco ma non l´ho presa“.

E Luca “Ma come è da stamattina che ci stai a raccontare che non hai mai fallito una lepre e proprio oggi la sbagli“.
 
Oh, era vero, la lepre non l´aveva presa ed è stato tutto il giorno a giustificarsi con se stesso della mancata preda, si portava le ragioni, che poi non lo convincevano e pensava a voce alta: io e Luca eravamo sempre più divertiti di questo fatto e ogni tanto gli dicevamo “certo si puo´ anche sbagliare un tiro, ma le lepre, proprio te, non ce lo aspettavamo, te che non hai mai sbagliato una lepre“. Siamo andati avanti fino a dopo cena co ´sto fatto della lepre che guarda caso proprio a lui era capitata.

Va bè, è normale, un tiro si sbaglia, a voglia si sbaglia, ma proprio lui e proprio sulla lepre, poveretto, non ci avrà dormito per giorni. Maledetta lepre in un battin baleno ha distrutto una reputazione trentennale.

E´ si, quella lepre è stata molto più di una potenziale preda, è stata la mazzata che ha demolito il mito. E adesso via all´avventura, verso nuovi selvatici ………… possibilmente senza le orecchie lunghe e il culetto bianco.