RACCONTO DI CACCIA di Antonio Verna
La mia passione per la caccia è nata recentemente: il 18 novembre 2008 presi finalmente il mio porto d´armi e il 25 acquistai il mio semiautomatico e al momento il mio palmares è di 5 tordi bottacci. Annata magra, ma non è fare carniere che conta per me.
Il mio incontro con Diana fu un autentico colpo di fulmine. Avevo allora 16 anni quando andai per la prima volta a caccia, su invito del marito della mia ex donna delle pulizie. Nessuno della mia famiglia condivide la mia passione; ma nel mio sangue a mia insaputa scorreva il germe di quella malattia che tutt´ora mi porta a fantasticare ogni giorno su nuovi giorni di caccia e a ricordare i pochi realmente trascorsi e ad aspettare più il 2 settembre che il giorno della chiusura della scuola.
Mio nonno materno fu cacciatore oltre che gran matematico e professore e tale anch´esso era il mio prozio Angiolino, fratello di mia nonna paterna, di cui possiedo solo una foto insieme alla mia prozia Iole e al suo setter inglese Bernardo e il ricordo di mia nonna.
Buon sangue non mente, insomma.
Il 4 gennaio 2006, alle 7 di mattina, partì con il signor Demetrio Casile alla volta di Vinco, una frazione di Reggio Calabria ricca di oliveti e boschetti, insieme alla sua breton Diana.
Ricordo le piccole strade impervie di campagna percorse con la Fiat Panda, il bosco vicino a lato della stradicciola che andava a scendere verso il luogo di caccia, le molte salite e discese con fucile in mano e cagna al seguito, i piccoli alberelli di olivo, l´eco delle fucilate dalle colline vicine, il vento fresco e la piccola spruzzata di neve sciolta che fece in un breve momento, “i spinci” (nome dialettale del fringuello) che di tanto in tanto passavano in quella piacevole mattinata.
E il mio primo piccolo trofeo.
Una giornata magrissima come carniere, ma ricchissima di sensazioni e ricordi che non scorderò mai.
Antonio Verna































