TORTORE A SALINE J. di Carmelo Chirico
Fra tutte le cose che sono andate perse e che come tali purtroppo ricordi con rabbia e nostalgia, in quanto senti di essere stato scippato di un qualcosa che con te è cresciuto, vi è la caccia primaverile.
Oltretutto di quella scellerata scelta non riconosci ragioni tali che ne giustificassero l’adozione.
I ricordi si fanno sempre più fievoli circa le ragioni storiche che hanno portato i nostri governanti a proibire l’esercizio venatorio nel periodo più bello dell’anno, di sicuro ricordo che tutto avvenne per dei ricatti internazionali cui i nostri deboli governanti si sottomisero in cambio di pseudo vantaggi economici sbandierati dal ministro dell’Agricoltura dell’epoca, onorevole Marcora.
Triste pagina della storia del mondo della caccia che purtroppo non ebbe la forza politica, pur avendone i numeri, per adepti, di opporsi allo scippo che le veniva perpetrato.
Spariti all’improvviso riti, storie e tradizioni, sopra tutto meridionali, che da sempre erano state tutt’uno con il territorio, con sommo gaudio di altri paesi europei che continuarono ad esercitare la primaverile ancora per molto tempo.
Ci ritrovammo all’improvviso orfani di qualcosa che con noi era cresciuta e di cui non potevi fare a meno, non perché insidiare tortore e quaglie ad aprile fosse l’unica ragione di vita, ma forse perché ci sentivamo inseriti completamente nella natura che ci circondava andando per campi ricoperti di sulla, partecipando al risveglio della natura.
La cosa che ha del ridicolo è sapere che, successivamente a quella tragica decisione storica, ci imposero di andare a tortore in un periodo dell’anno in cui di tortore ce ne sono ben poche, consapevoli che nell’unico periodo ideale bisognava non disturbare il passo primaverile, a tutto favore dei cacciatori francesi.
Spiegare l’atmosfera e l’ambiente, ancora incontaminato, in cui ti muovevi è quasi impossibile, ma provate a chiudere gli occhi ed immaginate il risveglio primaverile di tutta la natura con tutti i profumi che riesci a percepire ed esserci dentro.
La zagara degli alberi in fioritura, la sulla al culmine della maturazione, i campi sterminati coltivati a fave che si alternavano a quelli del grano già in crescita, facevano da cornice ad un clima tiepido e calmo che faceva da contro altare alla frenesia dell’entrata delle tortore.
Era anche il periodo in cui la campagna non era stata ancora abbandonata dagli agricoltori, quindi ti muovevi in un contesto di ordine e pulizia che dovevi salvaguardare cercando di non arrecare danni.
Lo scirocco annunciava l’arrivo di questi selvatici che son stati il terreno di crescita per tanti cacciatori meridionali.
Il posto più vicino per cercare di realizzare un buon carniere erano le campagne intorno al paese di Saline J. e le colline che lo circondano erano, come tutte le campagne dell’epoca, splendide opere di architettura contadina, con terrazzamenti che con il duro lavoro erano state realizzate.
Le mattinate primaverili di cui parlo non avevano eguali e raccontano di lunghe attese con lo sguardo rivolto allo sterminato mare ionio, con la speranza di intravedere quegli stormi di tortore che avrebbero fatto felici chi le avrebbe incontrate.
Il rumore di un battito d’ali, la percezione visiva di qualcosa che si muove tra i rami di un ulivo, ed i colori delle piume di una coda posta a ventaglio, non appena tocca il ramo su cui si adagia, ti fanno capire che si tratta proprio di una tortora appena arrivata in terra calabrese.
La gratificazione che questi splendidi selvatici ti davano era complementare al contesto di tutto quanto ti circondava e nell’ordine dell’ambiente in cui ti muovevi avevi anche paura di sporcare, con la tua presenza, la bellezza di quanto tu vivessi in quel momento, sperando che tutto quello non finisse mai.
Invece qualcuno decise che tutto quello doveva finire e calò il sipario su un mondo che cacciatori e tortore avevano condiviso.
Oggi quando attraverso la Statale 106, all’altezza di Saline J., non posso fare a meno di ripensare alle tortore primaverili ed ai paesaggi che con loro sono scomparse.
Purtroppo, a testimonianza di tante scelte scellerate, accanto al laghetto di Saline J., ci sono anche le rovine dell’ex fabbrica della Liquilchimica ed in proposito mi sorge spontanea una considerazione: “quanti asini, travestiti da governanti, ci hanno imposto le loro cazzate spacciandole per grandi idee”. Credo che su questo non dovremmo mai smettere di riflettere.
Carmelo Chirico































