TRADIZIONI” di Carmelo Chirico

Il mondo venatorio, così vessato da ogni tipo di accuse, da parte di quei ben pensanti che ritengono il pianeta caccia in antitesi con il mondo moderno, sta sempre più soccombendo a quel modo di pensare tipico del perbenismo, mascherato da falso ambientalista.

Così gran parte della società, e dei giovani in particolare, oltre ad essere contrari, solo per dogma, a tutto e tutti per una sana ignoranza che li contraddistingue, sta producendo un altro danno indotto che è la perdita di tutte quelle tradizioni che fanno parte del bagaglio culturale dell’uomo moderno.

Chiedere a dei ragazzi di oggi cos’è il “corbezzolo”, o le bacche di “mirtillo”, senza dargli un computer per la ricerca, è pura follia, in quanto cresciuti in ambienti che li hanno preservati da quel modo del vivere “selvaggio e brutale”, in cui tua madre era la strega cattiva solo perché macellava una gallina ruspante da cucinare, oppure tuo padre cacciatore era l’orco perchè portava beccacce e tordi da degustare.

Comunque, anche quando il computer descrivesse cosa è il “corbezzolo”, i nostri giovani non avrebbero di certo coscienza del profumo e dei gusto che quel frutto ha, e del contesto in cui vive.

Chi con me ha frequentato la caccia a tordi nelle zone di Plaesano, alle porte di Feroleto della Chiesa, ricorda ancora quei piccoli vialetti delimitati dagli alberi di questo strano frutto, che alti ed esili protendevano i rami carichi di piccole sfere rosse e ruvide all’esterno ed arancioni all’interno, oppure quando nei vicoli di Reggio Calabria si udiva il richiamo del venditore di “’mbriacheddi ”(corbezzoli), che tanta curiosa golosità suscitava nei ragazzi.

Oggi basta dar loro fettine di pollo allevato in cattività o un hamburger di carne di dubbia provenienza ed il frigo sempre pieno di verdure coltivate con concimi chimici, e possono subito dopo protestare contro il mondo della caccia.
Ma resta il fatto che sono ignoranti di un mondo che non conoscono e che almeno noi ricordiamo e che ci ha forgiati.
Capisco che parlare di ambientalismo, per l’uomo di oggi, è quanto mai facile e difficile nello stesso tempo, in quanto pur constatando il depauperamento del mondo che ci sta attorno, si cerca un capro espiatorio che spesso sappiamo essere l’uomo civile stesso, ma in un perverso percorso mentale dobbiamo trovare un colpevole in colui che fa qualcosa che a noi non piace, ed ecco che i cacciatori diventano criminali da combattere con tutte le armi.

Le più subdole sono quelle che i moderni mezzi d’informazione hanno messo in campo, dipingendoci come torturatori sanguinari, da fermare ad ogni costo. Ricordo le parole di un mio collega anziano che nelle pillole di saggezza, che molto spesso mi propinava, ripeteva il concetto secondo cui ad un popolo afflitto da tanti problemi o gli si da un miracolo o un colpevole, e questo per distogliere il pensiero dai veri problemi.

Purtroppo questa manovra, elusiva dei veri problemi che affliggono la nostra società, è stata messa in campo da tanto tempo e sicuramente un risultato l’ha prodotto, una diminuzione del numero di cacciatori che si sono stancati di essere trattati alla stessa stregua di delinquenti o assassini, in virtù, e scusate se è poco, del fatto che una legge nazionale consente loro di poter esercitare la caccia.

Ma parlare con chi non ha più la cultura dei ricordi è come parlare a chi è monotematico, io per fortuna i figli, oggi quasi trentenni e convinti scoutisti, ho cercato di farli partecipe di quel mondo naturalistico che ci circonda, andando nei boschi a far funghi, sempre con me nelle uscite in mare a pesca, non portandoli a caccia solo per scelta di sicurezza. Forse anche loro avranno assorbito il pensiero generale del protezionismo esasperato, ma almeno conoscono il “corbezzolo”.

Che il mondo della caccia si dovesse adeguare alla realtà che oggi viviamo, è un dato di fatto, ma è ipocrisia pensare di imporre scelte dettate solo dalla paranoia per far contenti gli ipocriti. Ed ecco che dopo avere decretato che solo poche specie fossero cacciabili, altre che stanno imperversando su tutto il territorio nazionale, facendo danni ingenti all’agricoltura ed alle città, non possono essere prelevate.

Nel caso specifico gli storni sono l’esempio che non è la caccia l’elemento depauperatrice del mondo naturalistico come vogliono farci credere. Oppure quando leggi che gli interventi di ripopolamento di daini e cervi, sono riusciti così bene che, per l’enorme sviluppo demografico, la loro stessa esistenza è messa in discussione, con la conseguenza che tutti si scagliano contro la caccia selettiva.

Sicuramente il panorama venatorio problemi ne ha attraversato e ne attraverserà, ma da che mondo e mondo la caccia ha sempre rappresentato un aspetto del mondo naturalistico ed è servito perché le specie cacciabili avessero un equilibrio tra il prelievo e la riproduzione. Comunque solo chi è andato da sempre per boschi, campi e colline, anche con un fucile in spalla, incontrando ogni specie di animali, piante e frutti, può dire di conoscere la natura, al contrario di chi, solo per essere contro, gli basta stare davanti al computer e dire di sapere tutto.

Carmelo Chirico