UNA GIORNATA “STRANA” di Renzo Stella
Sarà successo sicuramente a tutti di avere una giornata in cui tutto, ma proprio tutto, va storto. Quelle giornate, nascono per il verso sbagliato, e solo un miracolo può addrizzare un poco le cose; è necessario che intervenga qualcosa o qualcuno che faccia smettere mister Destino di giocare a fare la carogna. I fatti si succedono uno dietro l’altro, in un concatenarsi di eventi che sembrano fatti apposta per farci incazzare come le bestie. A stare sul chi vive, non serve a molto, se deve succedere …succede e basta!
Era fine Ottobre di sei anni fa, una giornata fredda, strana per il periodo, la tramontana soffiava forte ed il gelo si avvertiva ancora di più. Il giorno prima si era deciso di fare una cacciata ai Colombacci sul mitico Monte Contessa, sulle alture della nostra Genova.
L’appuntamento con gli amici era presto, molto presto, intorno alle quattro della mattina. Pensare che ci vuole un quarto d’ora di macchina per arrivare alla fine della carrozzabile, poi un´altra mezz’ora di strada a piedi salendo un ripido sentiero che taglia a mezzo il bosco di pini marittimi per arrivare al prato sulla cima, a seicento metri di altitudine; quarantacinque minuti in tutto, eppure se non ci si alza presto con levate da infarto non si trova il posto libero; tre, forse quattro sono le poste buone, quelle dove si può sperare di tirare ai colombacci, senza disturbare quei tre palchi che lavorano tutto l’anno nell’attesa del mese di ottobre/novembre…. Sperando nella Tramontana.
Le previsioni meteo erano confortanti, in effetti, il Vento c’era, anche troppo. Colazione rigorosamente a casa, per non perdere tempo, ed i ritardatari… saliranno da soli, aiutati dal fascio di luce della lampada tascabile. Borsa di cartucce del sei, almeno trenta, con la speranza di spararne una decina; un’altra ventina dell’otto non mancano mai….. chissà che non passi qualche tordo.
Berretto passamontagna di lana, la Tramontana in Liguria anche in autunno fa gelare anche i gioielli personali, sebbene al calduccio dentro i pantaloni di fustagno. Nel buio, prima dell’alba, se si è fortunati di aver trovato il posto vuoto, si cerca il contatto con il compagno dell’altra parata agitando il fascio di luce come fosse un faro di segnalazione.
Quella mattina era nata male, Andrea mi si avvicinò lasciando la posta vuota, proprio quando si vedeva venire dal basso una luce caracollante ma spedita.
< Torna subito al tuo posto c….o, non vedi che sta arrivando gente ? > La risposta aveva l’impatto di una schioppettata a bruciapelo: < Scusa ma nella fretta ho scordato la borsa delle cartucce in macchina…. > Non sapevo se ridere, piangere, oppure mandarlo direttamente nel “ Paese più abitato del mondo”.
Sentivo distintamente Piero ridere a crepapelle, e mentre lo faceva invitava lo smemorato a dividere le sue cartucce…. solo che quelle di Piero erano del calibro venti! Che carogna, infierire così! Ero convinto che la risata di Piero fosse più isterica che divertita; quindici delle mie cartucce caddero nella tascapane di Andrea. < Se con il vento che c’è oggi, la giornata si presenta bene, stai sicuro che per averne altre ritorni alla macchina.. e con i pallini nel deretano! >
Ritornato di gran carriera nel suo posto, sentivo il nostro amico salutare con un Buon giorno strozzato il cacciatore che arrancava ansimando, vidi poco dopo il fascio di luce disperdersi all’interno del bosco, e la sua voce allontanersi smoccolando. Il cielo iniziava a colorarsi di rosa, dall’alto si vedeva bene il Mare che al largo s’increspava violento sotto le sferzate di Eolo. Bam…Bam, due colpi di Piero a “mezzobuio” , fecero cadere un tordo schizzato fuori non si sa bene da dove.
Bam…quello partito dal mio sovrapposto, ne colpì un altro che mi sfrecciò davanti tra il chiaro e lo scuro dell’alba. Poi più nulla! Le cinque, poi le sei, le sette e le otto; le lancette giravano monotone sul quadrante dell’orologio e di uccelli nemmeno l’ombra. Freddo tanto, fame anche, visto la frugalissima colazione. I piedi, praticamente congelati, le mani …idem.
La Tramontana è il vento principe per sperare che il passo degli uccelli si faccia vedere in numero soddisfacente qui in Liguria, ma…..ci deve essere il vento giusto, non troppo forte, non troppo calmo, anche se c’è il Sole non deve permettersi di scaldare l’aria più di tanto altrimenti la termica gira e addio Tramontana; … diventa Libeccio, o peggio, Scirocco e addio uccelli, specialmente i Colombi!
Ebbene tutto, ma dico tutto, quella mattina parve avercela con noi; con noi e con altri venti cacciatori sparsi sul terreno, che avevano ben sperato ascoltando il Colonnello di Canale Cinque. Il bello è che “ qualcuno” è convinto che facciamo stragi……. La mattina di quella Domenica di Ottobre vide l’alternarsi di ben tre venti nel giro di quattro ore!
Incarnierati DUE Tordi, preso tanto freddo, sentito le solite battute tipo: era meglio se stavo a dormire, se uscivo con la moglie, ecc. ecc Persino il Breton di Piero che ci accompagnava, con il compito di riportare chissà quanti Colombacci, ormai vagava naso in terra nel pratone, sulla cima del Contessa, annoiato come non mai. Mezzogiorno, lo stomaco oramai ordinava perentoriamente di ritornare a tavola, i piedi non avevano più la forza di ordinare niente …stanchezza totale!
Mezz’ora in salita equivale a quindici minuti in discesa, le macchine erano puntini chiari parcheggiati al lato della strada giù in basso, due chilometri distanti. Come dicevo all’inizio, se qualcuno o qualcosa ci mette lo zampino forse Mister Destino la pianta di fare lo stronzo, una volta tanto. E cosi accadde.
Camminando lungo il sentiero, discutendo sulla mattinata andata male sputando frasi tipo: < non c’è più il passo di una volta…, che giornata di m….> e la frase principe, che non manca mai < Non ci sono più le Stagioni di una volta! …>, poco ci mancava che non ci accorgessimo di quel meraviglioso cagnolino che fermo come una statua guardava, anzi, annusava l’aria che proveniva da un cespuglio. Era in ferma!
Tirare fuori i fucili dai foderi, caricarli, e mettersi in posizione, fu tutt’uno… ed il bel Tenebroso partì involandosi con un gran fracasso. Bamm ….. In macchina ridevamo ancora, il cane non aveva mai preso tante coccole in vita sua …. ed il Bel Tenebroso ora guarda dall’alto della libreria, a imperituro ricordo di una giornata “strana“.
Renzo Stella































