Un´apertura diversa dal solito


estate del 1992 procedeva noiosamente. Non avrei fatto vacanza poichè ero tutto impegnato nella stesura della tesi di Laurea fissata per il novembre successivo. Me ne stavo perciò ad inserire tutto il giorno dati nel computer pensando che almeno la imminente apertura della caccia mi avrebbe regalato la spensieratezza che al contrario dei miei amici in quel momento non riuscivo a concedermi. Ma già nelle campagne del Trasimeno si stava facendo largo un´ipotesi che mi angosciava.

Una malattia, la vescicolare suina, avrebbe potuto render necessaria la posticipazione dell´apertura della caccia, almeno fino a quando i focolai infettivi non fossero stati posti sotto controllo o non si fosse ridotto il rischio di veicolo da parte dei cani da caccia.

Noi tutti appassionati dell´ars venandi speravamo che così non fosse ma un´asettica ordinanza del Sindaco decretò che quell´anno l´apertura della caccia per la data originariamente definita era solo per l´appostamento. Quindi niente cani, niente passeggiare per la campagna, per campi e boschi, in pratica niente di tutto ciò che rappresenta la “mia caccia”.

Il problema angosciava me e Gigi, dato che il mio babbo e Lorenzo non avevano difficoltà ad andare a tortore anzi in cuor loro era la caccia che prediligevano. Dato che l´ordinanza era territoriale e non copriva tutta la provincia di Perugia ma solo alcuni sfortunati comuni, Enrico e Graziano, due nostri amici che da qualche anno ci frequentavano ci invitarono a fare l´apertura con la loro squadra nelle campagne di Marsciano.

Le nostre aperture della caccia erano da sempre contrassegnate dalla frequentazione maniacale degli stessi luoghi, dagli stessi orari e dalle stesse compagnie; quell´anno avremmo dovuto prepararci a qualcosa di nuovo. L´idea di andare da un´altra parte non ci stuzzicava più di tanto ma lo spettro di dover stare tutta una mattina dentro un capanno ci spinse ad accettare l´invito di Enrico e Graziano. Così quando giungemmo alla vigilia dell´apertura con un giro di telefonate fatte da Gigi la battuta di caccia fu organizzata.

Enrico era stato categorico:”Dove andremo a caccia non è come da voi, c´è gente che prende il posto dalla sera prima e addirittura ci dorme, perchè essendo velocemente raggiungibile da Perugia molti cittadini vanno lì. Perciòappuntamento a mezzanotte al bivio di S. Elena!

A mezzanotte?? – dissi io rivolgendomi a Gigi – Ma che è un´operazione militare!. Effettivamente Gigi era dello stesso avviso ma ricordava le battute di caccia degli anni vissuti a Roma e questi eventi si verificavano normalmente. Ma Enrico aveva insistito: “Pochi minuti di ritardo e non troviamo il posto”. Alla fine contrattammo per le 2,30; Enrico e Graziano sarebbero stati li molto prima e poi alle 2,30 sarebbero venuti a prenderci al bivio di S. Elena.

Quella sera io e Gigi ci incontrammo al bar non sapendo se andare a letto oppure no. Alla fine decidemmo che un pò di letto non ci avrebbe fatto male; ci salutammo per coricarci e rivederci qualche ora dopo. Alle 1,00, ossia circa un´ora dopo che mi ero coricato, quello strumento terrificante che è la sveglia suonò inesorabile. Mi preparavi velocemente secondo schemi predefiniti affinati in tante aperture e in stato di semi inconscienza mi vestii con abiti molto leggeri dato i giorni precedenti aveva fatto molto caldo.

Scesi nell´orto presi Argo ed ecco Gigi puntualissimo; il campanile della chiesa suonava le 1,30. La giornata pazza iniziava. Salii in macchina, i nostri sguardi si incontrarono; erano completamente inespressivi. Per forza, un´ora di letto e poi “posto di combattimento” che cosa potevamo pretendere. Partimmo, viaggiammo per quasi un´ora con i cani che erano più rincoglioniti di noi e arrivammo puntuali all´appuntamento; Granziano ed Enrico erano la ad aspettarci ed al contrario di noi erano pimpanti e reattivi … e non erano nemmeno andati a letto!

Ci accompagnarono in campagna nell´area che dalla sera precedente avevano lungamente e approfonditamente studiato. Enrico, che nel buio pesto sembrava un capitano di fregata che si orienta con le stelle, ci assegnò un posto ognuno. Ci disse che li a pochi metri la selvaggina si era rifugiata la sera prima per cui la consegna assoluta era immobilità, silenzio, farsi notare dagli altri cacciatori che sarebbero arrivati. Gli altri non avrebbero avuto problemi, di tanto in tanto avrebbero acceso una sigaretta, ma io come avrei fatto per farmi notare, proprio non lo sapevo.

Erano circa le 2,50, fino alle 6,00 non avremmo sciolto i cani per cui mi misi comodamente seduto e cominciai ad osservare cercando di orientarmi la campagna buia. In lontananza si vedevano gruppi di luci che poi scopri appartenere ai tutti quei bei borghi contadini del Marscianese ancora dotati di un´intatta architettura e che danno tipicità all´asseto agro urbanistico della media valle del Tevere. Era veramente un bello spettacolo. Molto lontane le luci della città di Perugia, maestosa nella sua immobilità, risplendeva come un transatlantico alla fonda.

Sembrava che Enrico avesse dato disposizioni a tutta la campagna, silenzio assoluto, eppure qualche uccello notturno ci sarà pure stato. Il tempo non passava mai scandito di tanto in tanto dagli orologi dei campanili i cui rintocchi asincroni si rincorrevano per tutta la campagna.

La mia assoluta immobilità mi generava una sensazione di freddo sempre più pungente, mi ero accartocciato sul fucile ma sentivo sempre più freddo. Ad un certo punto scoprì che Argo era caldissimo e mi accartocciai con lui stiracchiandolo qua e là come una coperta che non arriva; che straordinaria pazienza aveva quel setter, non ne avrò mai più uno così. Durante quelle prime ore nelle quali solo il freddo riusciva a tenermi sveglio, dalle sigarette che di tanto si accendevano riuscivo ad individuare le posizioni dei miei amici. Dopo aver sentito i campanili suonare le 3 e mezza da Perugia iniziò un ininterrotto flusso di automobili che si dirigevano verso di noi percorrendo la “marscianese alta”.

Alcune auto erano entrate nella campagna già nella valle e i loro fari erano ormai spenti, i cacciatori evidentemente erano già in postazione. Frattanto iniziava ad aumentare il ritmo di accensione delle sigarette di Gigi, Enrico e Graziano. “Comincia a scorrere l´adrenalina” – pensai, del resto anche io iniziavo ad lasciare indietro il sonno ed essere sempre più reattivo. Le accensioni si spostavano qua e la nella nostra zona e io mi chiesi “ma come, io devo stare immobile con questo freddo e questi si spostano continuamente“.

Ma comunque rimasi al mio posto, lo avevo promesso e mantenni la promessa nonostante la notevole necessit? di sgranchirmi un pò. Nel frattempo stava albeggiando e già ai piedi della collina c´erano cacciatori che stavano litigando per il posto. “Che matti” pensai, meno male che quassù non èarrivato nessuno, non ho proprio voglia di iniziare una stagione venatoria litigando per 10 metri quadrati. Poi fece giorno per bene e capì che i miei amici non si erano mai spostati dai loro presidi. Immobili come me, non avevano nemmeno loro notato lo schierarsi di tanti altri cacciatori tra le nostre postazioni.

Rimanemmo di stucco! Non dovevamo chiedere ad uno di spostarsi ma a 10, 20 cacciatori. Cosa ovviamente inutile. Era un evento modello Fantozzi, io non c´ero proprio abituato anche se Enrico aveva cercato di abituare me e Gigi all´idea. Iniziammo a cacciare (si fa per dire) e in tutta la mattina la nostra preoccupazione non era colpire i selvatici ma non essere colpiti ed evitare discretamente le situazioni pericolose. Comunque la cacciata fu “ristretta” ma gradevole.

Io, ammesso che ce ne fosse bisogno, trovai il modo di rinsaldare la mia personale tradizione di “discreto padellatore“, lasciando scappare via una lepre ed un fagiano e Graziano rinsaldò la sua di ottimo tiratore “impallinando” i miei stivali. Alle 12.00 io e Gigi eravamo out, perciò ci riposammo e ci rifocillammo a casa di Bruno. Declinammo ulteriori inviti a rimanere, prendemmo la macchina e tornammo a casa, dicendoci che in un caos del genere non avremmo più cacciato. Il pomeriggio andai al capanno con mio padre, non sparai un colpo ma mi senti molto più a mio agio, calato nella tranquillità e nel silenzio della mia campagna.

Da quel giorno con Gigi ridiamo di quella fantozziana giornata dicendoci però che fu bello passarla con i nostri amici.

Riccardo Ceccarelli