LE ARMI DA CACCIA dell´Avv. Barbara Bastianon

La pubblicazione di questo articolo, tratto da Caccia 2000 Agosto 2010, Organo d´Informazione dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di ACB, che cordialmente ringraziamo.


Continuiamo con il “ripasso” della normativa che regolamenta le armi.

CHE COS’È UN’ARMA
Un’arma è ogni strumento in grado di consentire, all’uomo, di aumentare la propria naturale capacità di offesa. Si definiscono “armi proprie” quelle che la mente umana ha pensato e realizzato al solo fine di arrecare offesa, mentre tutti gli oggetti presenti in natura o gli utensili realizzati per scopi diversi, ma che all’occorrenza possono essere utilizzati dall’uomo per ferire, vengono definite “armi improprie”.

Non basta dunque che uno strumento sia dotato di lama e punta acuminata per poterlo definire un’arma, è sempre necessario ricondurlo alla sua specifica destinazione d’uso. Nella materia delle armi le leggi sono numerose, complesse e non sempre chiare; l’ordinamento prevede due grandi categorie di armi: quelle “da guerra” o “tipo guerra” (art. 1 L. n. 110/75) e quelle “comuni da sparo” (art. 2 L. n. 110/75).

armi caccia

Per le prime la possibilità di acquisizione e detenzione da parte del privato cittadino sono ridotte a rarissimi e ben particolari casi, mentre le seconde sono quelle normalmente destinate al mercato civile e quindi, in definitiva, sono quelle che interessano maggiormente.
Esse sono:
– i fucili con una o più canne ad anima liscia a ripetizione manuale o semiautomatica (non a ripetizione automatica, cioè capaci di tiro a raffica);
– i fucili con due canne ad anima rigata;
– i fucili con due o tre canne miste ad anime lisce o rigate; – i fucili, le carabine, i moschetti con canna ad anima rigata a ripetizione manuale o semiautomatica;
– i revolver;
– le pistole (monocolpo o semiautomatiche);
– le armi ad aria compressa, sia lunghe che corte, di potenza superiore a 7,5 joule;
– le repliche di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890, fatta eccezione per quelle a colpo singolo.

ARMI LASCIATE IN EREDITÀ
Alla morte di una persona che deteneva regolarmente armi, è necessario, in primo luogo, che l’erede (o gli eredi) provveda a garantire la custodia con ogni diligenza, nell’interesse della sicurezza pubblica.
In generale, è consigliabile comunicare immediatamente il fatto all’autorità presso cui era stato denunciato il possesso delle armi stesse. Se l’interessato ha un porto d’armi (oppure richiede il nullaosta), può regolarmente prendere in carico le armi ricordandosi, però, di denunciarne il possesso.

IL RINVENIMENTO DELLE ARMI
Chiunque rinvenga un’arma, o parti di essa, è tenuto ad effettuare immediatamente il deposito presso l’ufficio locale di P.S. o, in mancanza, presso il più vicino comando dei Carabinieri che ne rilasciano apposita ricevuta (art. 20 della L. n. 110/75).

Secondo una circolare del Ministero dell’Interno, il trasporto deve avvenire con l’assistenza del personale dell’autorità che si farà poi carico dell’arma rinvenuta; gli accordi potranno essere presi anche per le vie brevi. L’assistenza da parte di Polizia o Carabinieri per il trasporto dell’arma ritrovata è motivata, fra l’altro, dalla necessità di sottoporre la stessa a eventuali perizie (oltre alla pericolosità dell’arma stessa, che potrebbe essere rinvenuta da una persona incapace di maneggiarla).

Chi ha ritrovato l’arma potrebbe giustamente pretendere di diventarne il proprietario; a questo fine si distinguono due casi, ossia se l’arma è stata ritrovata in un luogo privato (abitazione o relative pertinenze) oppure pubblico, con i relativi iter procedurali conformi alle disposizioni del codice civile.

Nel primo caso, sempre che non sia possibile con i successivi accertamenti giungere all’individuazione del proprietario del bene, possono trovare applicazione le norme sul “possesso” (art. 1140 e seguenti del codice civile).
Nell’altra ipotesi, l’acquisto della proprietà è regolato dagli artt. 927-930 del codice civile: trascorso un anno dall’ultima pubblicazione all’albo comunale senza che nessuno si sia presentato a rivendicare la proprietà dell’arma, il ritrovatore ne diviene il proprietario.

LE ARMI DA CACCIA
L’art. 13 della L. 157/92 (legge quadro sulla caccia) stabilisce quali armi sono “da caccia” ai fini del nostro ordinamento.
Esse sono:
– i fucili a una canna o più canne ad anima liscia di calibro non superiore al 12 con qualsiasi sistema di funzionamento; – i fucili ad una o più canne ad anima rigata di calibro non inferiore a 5,6 mm con bossolo di lunghezza non inferiore a 40 mm;
– i fucili combinati a due o tre canne in cui la canna liscia (o le canne lisce) deve essere di calibro non superiore al 12 e quella rigata (o quelle rigate) di calibro non inferiore a 5,6 mm. PAGINA 8 Caccia 2000 Agosto 2010 Come già detto queste armi sono detenibili in numero illimitato. La legge esclude esplicitamente che le armi ad aria compressa siano “da caccia”.

LE ARMI CLASSIFICATE PER USO SPORTIVO
La legge “Lo Bello” (L. n. 85/1986) ha introdotto nel nostro ordinamento la tipologia delle armi comuni da sparo classificate per uso sportivo. È il Ministero dell’Interno ad assegnare ad un’arma tale qualifica.
Quando s’intende acquistare un’arma classificata per uso sportivo (che come tale sarà denunciata) è necessario verificare che abbia effettivamente tale qualifica; di solito le case costruttrici, o gli importatori, specificano nei loro cataloghi se un’arma è “sportiva”.

armi caccia

Bisogna infatti considerare che un’arma apparentemente con caratteristiche sportive, potrebbe non avere la qualifica di legge (perchè il costruttore o l’importatore non l’ha richiesta) e solo le armi comprese nell’elenco beneficiano dei vantaggi che derivano dalla qualifica di arma classificata per uso sportivo. Queste armi sono detenibili nel numero di sei.

LE ALTRE ARMI COMUNI DA SPARO
Oltre alle armi da caccia e a quelle classificate per uso sportivo, esiste, nell’ambito delle armi comuni da sparo, una terza categoria, definibile solo in negativo: sono le “altre armi comuni da sparo”, quelle, cioè, che non sono nè da caccia, nè sportive, nè antiche.

Appartengono a questa categoria tutte le pistole e i revolver da difesa (che non hanno cioè ottenuto la qualifica per uso sportivo), e tutti i fucili che non rientrano nella definizione di “armi da caccia”.
Così sono “altre armi comuni da sparo”, un fucile con canna ad anima liscia di calibro superiore al 12, un fucile con canna ad anima rigata di calibro inferiore a 5,6 mm o di calibro uguale a 5,6 mm, ma con bossolo di lunghezza inferiore a 40 mm.
Tutte le armi ad aria compressa, sia lunghe sia corte, sono “altre armi comuni da sparo”, eccezione fatta per quelle classificate per uso sportivo e per quelle di potenza inferiore a 7,5 joule.
Come sappiamo, le “altre armi comuni da sparo”, sono detenibili in numero di tre.

LE ARMI AD ARIA COMPRESSA/AVANCARICA LIBERE
La legge n. 526/1999 ha stabilito che le armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe sia corte, i cui proiettili siano dotati di un’energia cinetica non superiore a 7,5 joule e le repliche a colpo singolo di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890, non rientrano più fra le armi comuni da sparo. Sono detenibili, senza obbligo di denuncia, in numero illimitato.

GLI STRUMENTI ATTI AD OFFENDERE
Sono quegli oggetti destinati normalmente ad uno scopo specifico che non è quello dell’arma, ma che si prestano, occasionalmente, per le circostanze di tempo e di luogo, all’offesa alla persona (ad esempio i bastoni muniti di puntale acuminato, coltelli, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, archi, balestre, fucili da pesca subacquea, accette, forbici ecc.).

Questi oggetti possono essere acquistati liberamente, non sono soggetti a denuncia di possesso, ma non possono essere portati fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, senza giustificato motivo.