PER PALCHI BRAMITI E FORESTE

RECENSIONE DEL LIBRO: ”PER PALCHI, BRAMITI E FORESTE”


Cosa si prova quando la croce del reticolo dell’ottica di mira nonostante le nostre prolungate apnee sembra non aver alcuna intenzione di stabilizzarsi definitivamente sulla spalla di quel bel capriolo a causa del cannoneggiare all’impazzata del nostro cuore che ci tuona sin quasi in gola? …

Così altro si potrebbe aggiungere a proposito del nostro già affannato stato d’animo quando ci precipitiamo a sdraiarci lungi e distesi sulla neve perché giunti finalmente a tiro di qual capriolo dai lunghi uncini che stavamo inseguendo ormai da giorni per crode e vallate alpine? …… e ancora, quanto può essere difficile riuscire a descrivere l’emozione esplosiva che proviamo allorquando, nell’oscurità della foresta, udiamo vivino a noi il bramito possente e cavernoso di un cervo reo di averci già reso insonni perecchie delle nostre nottate settembrine? …..

In effetti bisogna ammettere che tutto ciò non è affatto semplice in quanto, si sa, le emozioni si provano solamente, e non si possono riprodurre col solo ausilio di semplici parole scritte.
Astratta come un sogno, e nello stesso tempo pure concreta come una bella donna a lungo corteggiata ma perennemente schiva, lei, madame “Emozione” in effetti è sempre là, ad aspettare come dietro una porta il cacciatore a palla nella solitudine dei suoi appostamenti, nel crogiolo delle sue riflessioni, nelle estasi dei suoi albeggi e dei suoi crepuscoli, nelle sue veglie, nelle attese e nelle peregrinazioni alla ricerca dei bei palchi, nell’ebrezza dell’ascolto di profondi bramiti e nell’atmosfera incantata delle più oscure foreste.
E così, quasi chiudendo un ideale cerchio magico venutosi casualmente a creare, queste ultime sono proprio le parole cardini che costituiscono il titolo di un libro recentemente editato, il quale fra l’altro, a quanto ci è dato di sapere, a tutt’oggi dovrebbe costituire il primo ed unico caso di narrativa venatoria interamente dedicato alla caccia di selezione a palla agli ungulati di casa nostra.

Dapprincipio soppesando semplicemente la sua mole, ammirando la splendida copertina raffigurante quel magnifico cervo in pieno bramito, e poi sfogliandolo leggendo qua e là qualche suo breve capoverso, appare subito evidente quanto il suo autore, il nostro amico spezzino Remigio “Remo” Venturini, abbia profuso veramente una mole considerevole delle sue energie in questo suo pulsante tentativo di voler tradurre le proprie emozioni in pagine scritte, le sensazioni più intime in parole, i suoi “trionfi a carabina ostentata” in apoteosi verbali e i cocenti insuccessi alla stregua di immancabili tessere incastrate nel mosaico vitale di ciascuno di noi.

Ed allora, come nel bel mezzo di un vortice che ci avviluppa benevolo, ci si ritrova immersi in descrizioni di foreste stupende, in gelidi albeggi montani, in tramonti insanguinati, in nebbie persistenti, in improvvise apparizioni di sospettosi caprioli, in mandrie di cinghiali fuggitivi, in camosci che si stagliano dalle vette contro lo sfondo di cieli azzurrissimi, in dialoghi esilaranti, in pruriginose situazioni boccaccesche, in eventi singolari e quasi trascendenti dalla realtà. In quei momenti Venturini sembra riuscire a fermare le lancette del nostro orologio: lo stesso sole sembra non più destinato come ogni sera a tramontare, ed anche l’acqua dei ruscelli descritti sembra sospendere il suo moto all’interno di una dimensione vitrea e fatata, dove regna solo l’energia dell’evento narrato e la fantasia dell’autore che l’ha saputo fedelmente riprodurre.

Si prosegue meravigliandoci e sgranando gli occhi per quelle ultime parole che si è appena finito di leggere; si rimane allibiti, ci si incuriosisce, ci si gratta il capo, si ricerca, si riflette, si ride a crepapelle e si sospira, ma sempre facendo attenzione a voltare piano la pagina appena terminata per non provocare quel benché minimo rumorino che potrebbe indurre alla fuga quello stupendo cervo comparso come per incanto nel bel mezzo della radura che nel corso della nostra lettura ci stiamo raffigurando davanti agli occhi.
Ma c’è di più.

L’”uomo-cacciatore-a-palla”, vero e proprio pilastro portante dell’immane struttura emozionale edificata in questo “Per palchi, bramiti e foreste”, vi si muove all’interno ora. in veste di semplice protagonista, ora di auto-acclamatosi autore delle proprie genialità, ora di commosso spettatore di fronte al meraviglioso scenario offertogli tutti attorno dalla Natura madre, ma sempre con la piena consapevolezza del ruolo di vigile sentinella ambientale che attraverso la sua opera di gestione è chiamato a svolgere. Nell’ambito delle proprie manifestazioni, tutte sapientemente riprodotte in questo libro, non ci sono mai inciviltà e volgarità gratuite, critiche o dispregi per quel che egli vede, per ciò che lo circonda, per quel che prova, e men che meno nei confronti di quelle vite animali che è preposto ad interrompere in nome del progredire equilibrato di quell’ecosistema che gli è tanto caro.

Sotto quest’ottica di mera benemerenza ambientale, la sua figura ci viene proposta nella duplice veste di “produttore” di conoscenza specifica e di “fruitore” degli interessi di quel capitale che egli saggiamente amministra sul territorio come il classico buon padre di famiglia: il moderno cacciatore a palla, infatti, dapprima censisce, studia, analizza e pianifica secondo rigidissimi problemi scientifici, e solo per ultimo preleva attraverso modalità etiche e rispettose, traendo dalla sua azione quella piena soddisfazione che compete solo agli onesti e ai coscienziosi.

In questo suo libro Venturini ha cercato di trasmettere questi messaggi abbeverandosi ad un realismo a volte crudo e dissacrante che si evolve in sognatore e romantico passando per il cansonatorio ed il burlesco, ma sempre facendo leva su un’indubbia componente poetica che costantemente aleggia sulla globalità dei contesti a lui descritti.
Nonostante ciò i ponderosi capitoli di questa autentica galleria di emozioni scorrono veloci, le avventure si susseguono avvincenti e tumultuose verso epiloghi non sempre facilmente intuibili: le descrizioni fotografano, gli eventi coinvolgono e i dialoghi fanno sorridere nell’ambito della più solare quotidianità riprodotta con la piena padronanza espressiva e terminologica.

Parole leggere, da rileggere e da approfondire quasi studiandole nei loro più profondi significati nascosti per estrarvi e porvi in controluce quei sottilissimi filamenti vitali che mirabilmente intrecciati fra loro da sempre vengono a costituire la cascata delle emozioni della nostra vita di cacciatori felici.

Per informazioni ed ordini: Remigio Venturini – La Spezia (tel. 347.8128442 ore serali, oppure email: remigio.venturini@tarros.it)

LA REDAZIONE