LESIONI COLPOSE ANCHE PER CHI SOLAMENTE DETIENE UN CANE

Testo tratto da www.anmvi.it

Risponde di lesioni colpose e di omessa custodia dell’animale non solo il padrone del cane
che azzanna un passante, ma anche il possessore, e quindi la persona che lo custodiva al momento dell’aggressione.

È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza 34813 del 27 settembre 2010, confermando la condanna di un uomo palermitano a 100 euro di multa per lesioni colpose dopo che il suo cane aveva morso una ragazza. L’imputato, condannato anche a risarcire la donna dei danni subiti, ricorreva in cassazione lamentandosi che i giudici siciliani avevano affermato la sua responsabilità senza considerare che il cane era della famiglia, in particolare apparteneva a sua madre e a sua nonna.

La quarta sezione penale ha però respinto le sue doglianze e condiviso quanto già affermato dal tribunale.
In effetti i giudici di merito avevano già dimostrato che “l’animale era sicuramente in suo possesso“, l’imputato inoltre “abitava con la madre e si rapportava quotidianamente con l’animale che gli ubbidiva e che portava a passeggio“.

Gli Ermellini hanno quindi confermato la condanna, ricordando che “in tema di custodia di animali, l’obbligo sorge ogni volta che sussista una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, posto che l’art. 672 cod. pen., relaziona l’obbligo di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al possesso dell’animale, possesso da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto senza che sia necessario che sussista una relazione di proprietà in senso civilistico.” (fonte: cassazione.net)

I fatti risalgono al 2009, quando il Tribunale dichiarava colpevole di lesioni colpose l’imputato condannandolo a versare 100 euro di risarcimento. L’incolpato lamentava che “che si sia giunti alla affermazione della sua responsabilità senza tenere conto che il cane era della famiglia, più precisamente era di proprietà della madre o della nonna, e che egli era intervenuto solo quando aveva sentito le urla della ragazza, per riportare il cane nella abitazione”.

Il Tribunale ha obiettato che “l’animale era sicuramente nel possesso dell’imputato per il fatto che fu proprio quest’ultimo a richiamare il cane, a dare spiegazioni ai verbalizzanti e a portare l’animale dai veterinari per i controlli; che egli abitava nella casa della madre e si rapportava quotidianamente con l’animale che gli ubbidiva e che portava a passeggio”.

Correttamente dunque egli è stato ritenuto responsabile secondo la Cassazione, dell’omessa custodia dell’animale, obbligo che ai sensi dell’articolo 672 cp sorge in capo al possessore indipendentemente dalla proprietà dell’animale, possesso da intendersi in senso ampio. L’imputato ha dovuto rifondere le spese processuali e versare 1000 euro alla cassa delle ammende. ■