IL FUCILE SI RACCONTA. SIN DOVE COLPISCE IL FUCILE A CANNA LISCIA. INTERAZIONE ARMA/MUNIZIONE

Il fucile da caccia ad anima liscia è una macchina di per sé inerte, ideata dall’ingegno umano per acquisire energia da una fonte esterna, ossia la combustione della polvere da sparo contenuta nella cartuccia e restituirla con la massima efficienza ad un’altra componente della stessa cartuccia, la carica di lancio, costituita in genere dalla colonna costituita dal borraggio e dai pallini.

In questa combinazione di meccanica, di forze e di masse in movimento c’è inoltre il ruolo centrale del corpo umano che funziona da freno, che più o meno solido, è capace di indirizzare parzialmente le forze a favore del lancio del proietto. E’ quindi una combinazione a tre che da efficienza e letalità ad elementi e fattori, che presi separatamente e senza interazione tra loro, non avrebbero alcuna possibilità di arrestare un selvatico a distanza.

Le parti del fucile implicate direttamente nel lancio della carica sono costituite da camera di scoppio, canna e relativa strozzatura, mentre sono da considerare di importanza sussidiaria calcio ed asta destinati esclusivamente ad indirizzare in modo stabile il colpo sul bersaglio. Bascula, camera di scoppio e canna sopportano totalmente l’interazione con il velocissimo aumento di pressione derivato dall’incendio della polvere e “gestiscono” il suo scarico con il lancio della carica sino al ritorno alla pressione atmosferica e quindi di quiete.

La camera di scoppio in un fucile basculante, come noto, accoglie la cartuccia ed in chiusura, è intimamente e saldamente connessa dai sistemi di chiusura con la bascula dell’arma, cosi che avvenga la totale tenuta dei gas generati dalla combustione della polvere, che non dispersi, possono essere totalmente a disposizione del lancio della carica.

Appurato ciò e conosciute a fondo le descritte componenti, è possibile fornire una indicazione su dove arriva il tiro utile di un fucile da caccia? La possibilità esiste, ma è talmente condizionata dalla combinazione fucile/cartuccia da portarci ad esprimere solo indicazioni di massima. Questo perché, come abbiamo detto in origine, il fucile è una macchina inerte che ha solo il compito di coadiuvare al massimo le potenziali performance della cartuccia. Il raggiungimento della massima portata utile, lato fucile, però è certamente condizionato da elementi propri dell’arma: la elasticità dell’acciaio, la sezione della canna, la sua lunghezza, il grado di strozzatura, l’angolo dei coni di raccordo.

Cerchiamo di definire la portata utile del fucile da caccia ad anima liscia indicandola come quella distanza alla quale i pallini lanciati da un fucile da caccia mantengono sufficiente energia per un arresto significativo del selvatico. Ovviamente, tale distanza, varia in maniera significativa per la numerazione dei pallini e quindi è funzione della loro massa. Maggiore è la stessa e più a lungo viaggiano fendendo l’aria che si oppone al loro moto conservando energia. Ed in effetti tutti sappiamo banalmente che i pallini del numero 10 perdono di efficacia a distanza minore dei pallini del numero 6. Ma dato questo assunto, a parità di numerazione di pallini, ci interessa capire come interagisce la canna.

In primo luogo, sulla spinta della carica dei pallini influisce la qualità dell’acciaio della canna che deve essere dotata del corretto livello di elasticità, fattore che permette prima una acquisizione di energia con dilatazione (ovviamente parliamo di livelli infinitesimi) e la successiva restituzione della stessa con ritorno del materiale alla posizione di quiete. La restituzione di energia funziona come una sorta di integrazione alla spinta della colonna dei pallini, e quindi si somma alla spinta propulsiva dei gas.

Al momento dello sparo, la camera di cartuccia contiene l’aumento della pressione che superato il carico di estrazione del bossolo, ne permette l’apertura e l’inizio del cammino dei pallini che vengono spinti in maniera accelerata fino all’uscita in volata. In questo percorso la pressione è alimentata da tutta la fase di combustione della polvere che volutamente non è immediata (altrimenti sarebbe una detonazione) ma che si svolge comunque in maniera velocissima, sia pur varia a seconda del tipo di polvere. La pressione derivante dalla combustione continua a spingere la colonna dei pallini e questa sua capacità termina quanto i pallini oltrepassano la volata della canna.

IL FUCILE SI RACCONTA

Quindi in linea teorica la lunghezza della canna è determinante, almeno entro certi limiti oltre i quali con il decadimento della pressione, inizia a prevalere il fattore negativo di attrito sui pallini periferici, che si estende anche ai centrali dato che gli uni sono intimamente connessi agli altri.

Il ragionamento va integrato con le potenzialità della polvere contenuta nella cartuccia essendo esse suddivise almeno in due tipologie:

  • polveri vivaci, che bruciano molto velocemente e che di conseguenza abbattono la loro spinta pressoria più rapidamente e a una distanza minore dalla culatta. Queste hanno perciò il loro maggior rendimento in canne più corte, orientativamente 63/65 cm, perché inizia prima la deleteria attività del suddetto effetto di attrito dei pallini sulle pareti della canna.
  • polveri progressive, che bruciano più lentamente alimentando la spinta pressoria per più tempo e per maggior lunghezza di canna. Queste lavorano al meglio in canne tendenzialmente più lunghe, 71/75 cm, allungando il punto nel quale l’attrito inizia a prevalere sulla spinta.

Altro fattore che agisce sulla portata utile è la strozzatura, fissa o gestita da strozzatori intercambiabili, che come noto a tutti, consiste nel restringimento progressivo della sezione della canna. Questi è un restringimento lieve ed in volata riduce la sezione della canna di alcuni decimi. Il restringimento comprime la colonna dei pallini che cosi una volta lasciata la canna, viaggiano per qualche metro più intimamente connessi limitando l’effetto di contrasto dell’aria al loro avanzamento con il risultato di una miglior aerodinamicità. La più apprezzabile conseguenza è che il tiro e quindi la portata utile, con una importante strozzatura (molti decimi) tende ad allungarsi di qualche metro in alternativa ad una strozzatura cilindrica.

Sono queste osservazioni di cui il cacciatore deve tener conto al momento dell’acquisto del fucile canna liscia e sono ovviamente funzione almeno di due fattori che egli conosce benissimo, ossia il tipo di caccia praticata e su quale selvatico e la numerazione dei pallini che utilizza per la maggiore. Stabilito ciò è abbastanza facile definire e quindi suggerire la lunghezza delle canne di un fucile e la loro strozzatura più logica, se la si intende scegliere fissa. In linea generale ed all’atto pratico, la balistica ci insegna che nella scelta di un fucile da beccaccia, è logico che le canne siano tendenzialmente corte al contrario di un fucile destinato alla caccia, per esempio, al colombaccio.

Terminiamo con qualche numero puramente di riferimento, perché un consiglio è giusto darlo anche per dare un senso etico alla caccia. Una canna tendenzialmente corta e poco strozzata, indipendentemente dal calibro, dovrebbe essere deputata a cacce con tiri medi che non superano i 30/35 metri, mentre canne lunghe e dotate di generose strozzature, dovrebbero essere deputate a tipi di caccia con tiri a 40/45 metri. Oltre queste distanze, è lo stesso fucile da caccia a dirci che stiamo uscendo dall’etica!

 

 

Il fucile si racconta- le pillole del Mauri RFM

Website: www.rfmarmi.it   –   Email: info@rfmarmi.it

__________

il fucile si racconta - Maurizio Bertolassi RFM

Maurizio Bertolassi – R.F.M. Armi.

La grande esperienza accumulata in decenni di produzione di migliaia di fucili basculanti usciti dalle sue mani, è oggi a Vostra disposizione.

 

 

il fucile si racconta Riccardo Ceccarelli cacciainfieraRiccardo Ceccarelli – Cacciainfiera.it

Scrive da sempre di canna liscia, appassionato di armi e di caricamento amatoriale di cartucce, ha approfondito molte delle tematiche di interazione arma e munizione.