IL FUCILE MAGNUM DA CACCIA: L’USO LOGICO

Esistono conclamati fattori fisici che si oppongono alla portata dell’arma a pallini. La resistenza dell’aria e la rarefazione della rosata. Per allungare il tiro è utile sparare un numero elevato di pallini grandi.

Il concetto è chiaro da sempre, la ridotta distanza del tiro utile del fucile da caccia a pallini, costituisce probabilmente il suo unico difetto. In questo tipo di fucile non esistono grandi modalità per aumentare la portata che ha un suo grosso limite sia nella dispersione laterale dei pallini sia nella importante perdita di velocità ed energia cinetica che essi hanno man mano che si allontanano dalla volata del fucile da caccia.

Per contrastare parzialmente la dispersione trasversale dei pallini è possibile agire sulla strozzatura della canna e/o agire sulla cartuccia dotandola di un borraggio con contenitore e magari di pallini che, come nel caso di quelli nichelati conservano al meglio la loro forma sferica rispetto alla tradizionale lega fatta da piombo e minima percentuale di antimonio.

Si può inoltre agire sulla velocità iniziale dello sparo, ma non più di tanto e dotarsi magari di pallini più grandi, che conservano per maggior distanza la forza viva, ma che difettano inesorabilmente nella guarnizione di rosata. Ma l’entità di queste migliorie in alcuni casi è relativa. Infatti non è possibile spingere oltre un certo livello la velocità iniziale perché per farlo andremmo incontro a generazioni di pressioni non gestibili in un fucile da caccia. Ed anche se il fucile reggesse incorreremmo nello schiacciamento dei pallini che perdendo la loro forma sferica provocherebbero allargamenti di rosata esagerati e controproducenti. Di più anche un considerevole aumento di velocità non aiuterebbe più di tanto in termini di portata dato che la resistenza all’avanzamento offerta all’aria è proporzionale al corpo che la attraversa.

Questo fa si che a distanze di 40/45 metri la velocità residua di tutte le cariche tende ad equipararsi a parità della dimensione dei pallini. Questo anche se abbiamo impresso velocità iniziali diverse.

Tutti gli accorgimenti elencati, sono si utili, ma alla fine le risultanze ottenute sono ben lontane dalle nostre aspettative.

Perciò l’unica soluzione è quella di aumentare per selvatici di buon peso (avrebbe poco senso per un tordo tanto per capirci) il numero dei pallini e le loro dimensioni entrando nel campo delle cariche maggiorate.

I pallini di diametro tendenzialmente grande rispetto al selvatico cacciato, aumentano di fatto il potere lesivo a tutte le distanze non soltanto nei tiri lunghi. Ma mentre nei tiri normali devasterebbero il selvatico a distanza superiore si riduce il numero di quelli che vanno a bersaglio e si ritorna ad un abbattimento accettabile.

Naturalmente le polveri con cui si caricano queste cartucce, nell’ottica del contenimento delle pressioni, sono di lenta combustione elemento che deve portarci a riconsiderare l’importazione di tiro e gli anticipi sulla lunga distanza.

 

 

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