GESTIONE CINGHIALE: IL PIANO 2026 – 2028 E’ DI 416.000 ABBATTIMENTI
Con l’ordinanza 1/26, il Commissario straordinario alla Peste Suina Africana (PSA) traccia la rotta per il prossimo biennio. Obiettivo ambizioso: incrementare i prelievi del 20% e strutturare una filiera legale per le carni. Ecco tutte le novità.
Il contrasto alla Peste Suina Africana entra in una nuova, decisa fase operativa. Giovanni Filippini, Commissario straordinario alla PSA, ha ufficialmente firmato l’ordinanza 1/26, alla quale è allegato il nuovo Piano nazionale di prelievo del cinghiale per il biennio 2026/2028. Un documento che non si limita a fissare numeri, ma che punta a scardinare le criticità strutturali della gestione faunistica in Italia, con un occhio attento alla valorizzazione della risorsa e al monitoraggio digitale.
I numeri della sfida: +20% di prelievi
Il dato che balza immediatamente all’occhio è quello relativo al target di abbattimenti per la prima annualità (maggio 2026 – aprile 2027). Il Piano fissa la quota a 416.000 capi, segnando un incremento significativo rispetto alla media di 350.000 prelievi annui registrata nell’ultimo biennio.
Per raggiungere questo obiettivo, il Commissario chiama a raccolta tutte le forze in campo: dalla braccata alla girata, passando per la caccia di selezione e il controllo faunistico. La strategia è chiara: massimizzare la pressione venatoria e gestionale per ridurre drasticamente la densità della specie, vettore primario del virus.
Filiera della carne: stop al mercato nero
Una delle novità più rilevanti riguarda la gestione delle carcasse nelle zone indenni. Filippini impone alle amministrazioni locali l’attivazione di vere e proprie “filiere regionali” per la commercializzazione delle carni di cinghiale. L’ordinanza prevede:
- L’apertura di un numero adeguato di centri di sosta e raccolta.
- L’incentivazione di centri di lavorazione per gestire l’aumento dei volumi.
- L’obiettivo di conferire valore commerciale a un prodotto spesso sprecato, contrastando parallelamente la vendita illegale e il mercato nero.
Formazione e Monitoraggio: il ruolo del cacciatore
Il Piano non chiede solo numeri, ma competenza e trasparenza. Agli ATC, ai Comprensori Alpini e alle Aziende Venatorie (AFV e ATV) viene chiesto di ampliare la platea dei cacciatori, formando e coinvolgendo anche chi solitamente si dedica ad altre forme di caccia. Sul fronte del monitoraggio, scatta l’obbligo di un sistema unico regionale per la rendicontazione dei prelievi, con una forte spinta verso l’adozione del tesserino elettronico, considerato lo strumento principe per alimentare un database nazionale preciso e in tempo reale.
Tolleranza zero nelle aree urbane
Infine, l’ordinanza affronta il tema sensibile dei cinghiali in città e nei siti di interesse storico-archeologico. Il Commissario è categorico: queste aree non possono essere definite “vocate” alla specie. Pertanto, il Piano dispone la rimozione totale di tutti i soggetti presenti nei centri abitati e nelle zone urbanizzate, per garantire la sicurezza pubblica e la tutela del patrimonio.
Con questa mossa, il Commissario Filippini definisce un quadro normativo stringente. Per il mondo venatorio si prospetta un biennio di grande impegno, dove il ruolo del cacciatore evolve sempre più verso quello di un bioregolatore formato e integrato in una gestione moderna del territorio.


































