IMPATTO DELLE TECNICHE DI CACCIA SUI COMPORTAMENTI SOCIALI DEL CINGHIALE

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Recentemente è stato pubblicato un interessante articolo sul Journal of Applied Ecology (Podgórski et al., 2025*), che propone un’analisi approfondita degli effetti comportamentali della caccia di selezione e di quella in battuta (drive hunts) sulle popolazioni di cinghiale, evidenziando anche possibili implicazioni gestionali.

La ricerca si è basata su dati di telemetria satellitare relativi a 21 popolazioni europee della specie, in nove Paesi, per un totale di 289 individui monitorati. I ricercatori hanno esaminato in particolare l’effetto delle due modalità classiche di caccia sui contatti sociali dei cinghiali, all’interno del medesimo gruppo e tra gruppi diversi, tenendo conto anche dei fattori che possono influenzare i contatti, come la produttività dell’habitat, la densità di popolazione, la predazione, la stagionalità, il sesso degli individui e la vicinanza spaziale tra i gruppi.

La caccia di selezione, che prevede notoriamente l’abbattimento mirato di singoli individui, non ha mostrato effetti significativi sui contatti sociali all’interno dei gruppi di cinghiale. Questa modalità di caccia è risultata quindi meno impattante sulla struttura sociale dei gruppi, potendo essere orientata su specifici individui target, come ad esempio i maschi adulti, che si sono confermati i principali responsabili dei contatti tra gruppi diversi.

La struttura sociale dei cinghiali si basa, infatti, su gruppi matrilineari, il cui nucleo è composto da femmine imparentate che mantengono relazioni durature e hanno scarsi contati tra gruppi diversi. I giovani maschi rimangono nei gruppi familiari fino al periodo della dispersione (intorno ai 10 mesi di età).

Tenuto conto delle principali problematiche attualmente alla base delle strategie di gestione di questo ungulato non solo in Italia (contrasto/prevenzione della PSA e contenimento dei danni agricoli), vengono evidenziati effetti positivi anche per la caccia in braccata. Infatti, durante i mesi della caccia in braccata i tassi di contatto tra individui all’interno dei gruppi si riducono significativamente, passando da 0,45 nei mesi senza caccia a 0,22 nei mesi di caccia. Mentre i tassi di contatto tra gruppi diversi non risultano influenzati dalle modalità di caccia e mantengono le probabilità di contatto tra individui simile in tutti i mesi.

Sebbene le braccate causino una riduzione della coesione sociale all’interno dei gruppi, l’effetto è solo temporaneo e i contatti intra-gruppo tornano ai livelli normali entro breve tempo. In sintesi: l’impatto della braccata sulla struttura sociale del cinghiale è circoscritto ai singoli gruppi coinvolti e limitato nel tempo. Gli Autori scrivono che contrariamente a quanto previsto, i loro risultati non supportano l’ipotesi precedente, di Iacolina et al. (2009), secondo cui individui di gruppi diversi si possono riorganizzare o possono formare associazioni casuali in risposta al disturbo venatorio.

Dato che le interazioni tra i gruppi svolgono un ruolo particolarmente importante nella trasmissione dei patogeni (in particolare quelli infettivi a trasmissione diretta), la conclusione di questa ricerca, fondata su dati oggettivi, non supporta un ruolo di perturbazione da parte della caccia in braccata che faciliti la diffusione di malattie direttamente trasmissibili. Gli Autori ipotizzano che i movimenti di fuga innescati dalla caccia in battuta possono rappresentare un fattore di rischio di trasmissione in aree limitrofe, ma tale ipotesi non è comunque sostenuta da dati comprovanti. La sovrapposizione dell’home range dei gruppi è stato, invece, il predittore più forte dei tassi di contatto tra gruppi diversi rispetto alla caccia, come è naturale che sia, anche rispetto alla densità, all’idoneità dell’habitat e alla distribuzione delle risorse.

Gli Autori ritengono che la riduzione della coesione dei gruppi durante le cacce collettive potrebbe influenzare la sopravvivenza degli individui rispetto alla predazione, all’utilizzo delle risorse e all’efficienza alimentare. Ed è questo un punto molto importante per una specie che oggi è oggetto di misure di “depopolamento”. In altri termini, la caccia in braccata sembra produrre effetti aggiuntivi che vanno oltre l’impatto numerico sui gruppi (a differenza della caccia di selezione), potendo per altri versi contribuire a limitare l’incremento delle popolazioni di cinghiale. Si ricorda, comunque che secondo i dati ISPRA la braccata contribuisce per l’88% agli abbattimenti diretti in Italia (calcolato su n. 472.380 cinghiali abbattuti negli anni 2018 e 2019).

cinghiali comportamento sociale caccia in braccata

Gli Autori, in un’ottica finalizzata alla gestione sostenibile delle popolazioni (quindi a prescindere dalle esigenze di depopolamento o contenimento), suggeriscono che una gestione accorta delle aree di caccia collettiva, evitando di intervenire più volte nelle stesse zone di caccia durante la stagione e puntando quindi ogni volta su gruppi diversi, potrebbe mitigare gli effetti “negativi” della caccia in braccata, migliorando la sopravvivenza degli individui residui.

I maschi adulti svolgono, invece, un ruolo molto importante nel mantenere la connettività tra i gruppi, facilitando le interazioni tra gruppi diversi, mantenendo anche un naturale flusso genico. Questo comportamento dei maschi, soprattutto durante il periodo degli accoppiamenti, potrebbe avere un ruolo specifico nella trasmissione delle malattie. Di conseguenza, per contenere la diffusione delle malattie in determinate aree, potrebbe essere utile concentrare la caccia di selezione sulla rimozione dei maschi.

Complessivamente, dunque, la caccia di selezione viene valutata positivamente per il suo basso impatto sulla coesione sociale e per la possibilità di gestire in modo mirato le popolazioni. Al tempo stesso la caccia in braccata, pur avendo un impatto temporaneo sulla coesione dei gruppi, può essere utilizzata strategicamente per ridurre la densità dei cinghiali.

Anche sulla base di questo lavoro emerge dunque che entrambe le modalità di caccia al cinghiale rappresentano degli strumenti utili per la gestione delle popolazioni della specie, anche se richiedono un’attenta pianificazione per massimizzare i benefici ai fini del contenimento delle importanti problematiche connesse all’eccezionale diffusione di questo ungulato in tutta Europa.

Tratto da Federcaccia.org

 

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