PIEMONTE: SULLA CACCIA UNA STORIA INFINITA
La caccia in Piemonte sembra assalita da tutte le direzioni e la regione sta tentando di legiferare on senza polemiche per i tentativi di adottare ulteriori restrizioni.
Quella che fu la Regione, il Piemonte, ove la caccia era una cosa di Stato – Vittorio Emanuele II era un appassionato cacciatore – oggi attraversa un periodo dove la caccia ha più scuri che chiari.
La III Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte ha licenziato il nuovo disegno di legge che l’Assessore Ferrero ha proposto in tema di gestione venatoria.
Rispetto al testo che era già stato messo a punto due anni fa appaiono subito chiare ulteriori limitazioni per l’appassionato di caccia piemontese.

Non solo, questa nuova legge esclude la presenza e l’utilizzo del cacciatore nei piani di controllo faunistico – ossia il controllo anche con l’uso di arma da fuoco lo faranno i proprietari e conduttori dei fondi e/o le guardie delle amministrazioni.
Si introduce inoltre l’obbligo della prova di tiro per coloro che vogliono effettuare la caccia di selezione.
Unica nota positiva è che è stata respinta la richiesta del Movimento a 5 Stelle – prendete nota per le le future elezioni – che chiedeva che la caccia fosse chiusa di domenica.
La nuova legge introduce inoltre la possibilità di commercializzare i capi abbattuti ed un aumento della superficie disponibile negli ATC e nei CA.
Il Commento di Gianluca Vignale è lapidario perché considera questa non una legge sulla gestione faunistica ma una mera normativa anti caccia quando invece dovrebbe essere chiamata a gestirla.
Mentre l’iter legislativo procede il Tar del Piemonte è al lavoro sul pregresso per il ricorso presentato da una serie di associazioni venatorie nei confronti della Regione, per le chiusure e le forti limitazione alle specie ed ai carnieri occorse in questa stagione venatoria.
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