RIFORMA DELLA LEGGE SULLA CACCIA: LE CRITICHE DI CONFAVI
La riforma della legge sulla caccia promossa dai gruppi parlamentari del centrodestra in Senato solleva forti perplessità nel mondo venatorio. A evidenziarne le criticità è Giulia Sottoriva, presidente di Confavi, che in un intervento diffuso sui social analizza i limiti del provvedimento.
Secondo l’associazione, dei diciotto articoli complessivi della proposta, soltanto uno presenta un reale interesse per i cacciatori: quello che elimina l’obbligo di scelta esclusiva della forma di caccia, consentendo maggiore flessibilità tra caccia vagante in zona Alpi, appostamento fisso e altre modalità.
Per Confavi, tuttavia, il resto della riforma non affronta le esigenze concrete del comparto. L’associazione individua alcune priorità fondamentali che restano escluse dal testo legislativo.
Tra queste, emerge la necessità di trasferire i calendari venatori da semplici delibere di giunta a leggi regionali annuali. Questo passaggio, secondo Sottoriva, renderebbe più stabile il quadro normativo e impedirebbe i frequenti ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali, che negli ultimi anni hanno spesso inciso sull’attività venatoria.
Altro punto centrale riguarda l’introduzione di un modello di gestione della caccia basato su “periodi e specie”, già diffuso in diversi Paesi europei. Una soluzione che, secondo Confavi, permetterebbe una regolamentazione più moderna ed efficace.
Tra le richieste avanzate dall’associazione figura anche una maggiore apertura alla mobilità dei cacciatori, in particolare per quanto riguarda la caccia alla fauna migratoria. Un tema considerato strategico per allineare l’Italia alle pratiche europee.
Non meno importante è la proposta di depenalizzazione dei reati minori legati all’attività venatoria. Confavi suggerisce infatti di trasformare alcune sanzioni da penali ad amministrative, con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo e ridurre il contenzioso.
In conclusione, Giulia Sottoriva respinge le critiche provenienti da altri ambienti associativi secondo cui i cacciatori sarebbero eccessivamente esigenti.
«Non è vero che i cacciatori chiedono troppo e non sono mai soddisfatti», sottolinea, ribaltando la prospettiva: il problema, secondo Confavi, risiederebbe piuttosto in una scarsa comprensione da parte della politica alle reali necessità de settore.
































