RIFORMA FAUNISTICO VENATORIE: PER EPS UN PASSO AVANTI NON ANCORA RISOLUTIVO

L’analisi dell’EPS sulla Legge di Bilancio 2026: l’abolizione del divieto di lucro è una vittoria parziale che apre nuovi interrogativi sulla natura giuridica degli istituti faunistici privati..

L’attuale scenario normativo per le Aziende Faunistico-Venatorie (AFV) sta attraversando una fase di profonda transizione. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una novità attesa da anni: l’abolizione del divieto di lucro. Tuttavia, per l’EPS (Ente Produttori Selvaggina), l’associazione che storicamente tutela gli istituti privati, non è ancora il momento di festeggiare una riforma definitiva.

Una risposta parziale a un vuoto decennale

L’EPS lavora da oltre dieci anni per sensibilizzare i decisori politici sulla necessità di una normativa tecnico-fiscale moderna. Sebbene la rimozione del divieto di lucro sia un riconoscimento della realtà economica di queste strutture, l’associazione sottolinea come il comma inserito nella manovra risolva solo in parte le criticità sofferte dai concessionari.

Il rischio è che, senza un quadro interpretativo chiaro, l’abolizione del divieto di lucro si trasformi in un’arma a doppio taglio sotto il profilo tributario.

Il dilemma dell’Imprenditore Agricolo

Il punto focale della questione risiede nella qualificazione giuridica dell’attività. Ad oggi, resta l’incertezza se l’impresa svolta dalle AFV possa essere assimilata a quella agricola.

Il conflitto normativo: L’articolo 2135 del Codice Civile, che definisce la figura dell’imprenditore agricolo, non contempla esplicitamente la gestione faunistico-venatoria tra le attività qualificanti.

Senza questo riconoscimento, i concessionari rischiano di trovarsi in un “limbo”: da un lato viene loro riconosciuta la possibilità di produrre reddito (lucro), dall’altro potrebbero essere esclusi dalle agevolazioni fiscali e previdenziali tipiche del settore agricolo, con un impatto economico rilevante sulla gestione dei territori.

Il ruolo delle Regioni e il supporto EPS

La riforma non si esaurisce a livello nazionale. Il passaggio cruciale sarà ora l’adeguamento dei regolamenti regionali, che dovranno recepire e declinare operativamente le novità della Legge di Bilancio.

L’EPS ha già confermato il proprio impegno su due fronti:

  1. Monitoraggio costante: L’associazione informerà tempestivamente i soci non appena giungeranno chiarimenti ufficiali dai ministeri competenti.

  2. Supporto tecnico: È stato attivato un servizio di consulenza per accompagnare le amministrazioni regionali e i concessionari nel delicato processo di revisione dei regolamenti.

In sintesi: cosa devono sapere i concessionari

  • Libertà d’impresa: Cade il divieto di lucro, permettendo una gestione più manageriale delle AFV.

  • Incertezza fiscale: La mancata equiparazione automatica all’attività agricola (ex art. 2135 c.c.) impone cautela.

  • Evoluzione regionale: È necessario monitorare i bandi e i regolamenti locali per l’attuazione pratica.

L’obiettivo dell’EPS rimane chiaro: trasformare questa apertura parziale in una riforma organica che riconosca finalmente alle aziende faunistiche il ruolo di presidio ambientale e motore economico rurale.

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