UMBRIA: MISURE URGENTI PER IL CINGHIALE

E’ l’Assessore Roberto Moroni ad annunciarle per superare una immobilità che ha causato nel tempo danni alle attività agricole e alla pubblica incolumità.

La Giunta Regionale dell’Umbria ha infatti approvato una proposta dell’Assessore alle Politiche agricole e Caccia e caccia con la quale si intende porre rimedio alla attuale situazione.

Nella sua relazione l’Assessore ha presentato alcuni dati a conferma di una situazione divenuta decisamente difficile. Nella stagione venatoria 2018/19 rispetto alla necessità degli abbattimenti previsti i capi incarnierati sono stati molti dime meno e nello specifico:

Abbattimenti ATC Perugia 1 – 6.657 a fronte dei 11.315 previsti

Abbattimenti ATC Perugia 2 – 4.797 a fronte dei 6.200 previsti

Abbattimenti ATC Ternano-Orvietano 3 – circa 5.000 a fronte dei 7.650 previsti

In altri termini mancano all’appello abbattimenti almeno 8.500 capi in tutta la Regione Umbria.

A questi dati si sommano quelli dei danni rimborsati che nel 2018 nei tre ATC della Regione ammontano a ben oltre mezzo milione di Euro.

L’amministrazione regionale si è confrontata con tutti i portatori di interesse cacciatori, ambientalisti, ATC, agricoltori e sulla scorta di questo confronto ha provveduto a definire specifici provvedimenti:

  • Si riduce da 48 a 4 ore dopo aver avvertito l’ATC il tempo di intervento a seguito dell’accertamento di un danno e può intervenire direttamente il proprietario o conduttore del fondo agricolo, ovviamente se in possesso di licenza di caccia.
  • Per gli interventi in ore notturne sarà necessaria la presenza di una sola guardia venatoria.
  • Altra misura correttiva è quella di chi potrà operare il controllo con arma da fuoco. Prima ci si doveva rivolgere alle squadre di cacci al cinghiale iscritte nel territorio, mentre con l’attuale provvedimento l’ATC potrà organizzare i prelievi anche con cacciatori debitamente formati ed autorizzati.

L’Assessore attraverso una sua lettera ha inoltre sensibilizzato gli ATC sulla necessità di intensificare le azioni di monitoraggio e contenimento e ha affermato che con gli uffici regionali si sta adoperando affinché venga ridefinita quella che ha chiamato una “gestione organica” della specie cinghiale.

Ricordiamo che nella prima riunione della Consulta Faunistico Venatoria dello scorso 5 febbraio si prevede di posticipare nel calendario venatorio 2020/2021 l’apertura al cinghiale al 1° novembre con termine della stagione al 31 gennaio. Ciò armonizzerà il calendario a quello delle Regioni confinanti, contribuendo ad un miglior controllo della densità delle popolazioni di cinghiale del territorio regionale.

 

 

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