DOGTRACE X40, IL TEST SUL CAMPO: TECNOLOGIA AL SERVIZIO DI CANE E CACCIATORE

Abbiamo messo alla prova il localizzatore GPS Dogtrace X40 in campagna collinare e nel bosco, seguendo cani capaci di superare il chilometro di distanza. Sole, pioggia, crinali, vegetazione e anche diverse nuotate nei laghetti: ecco cosa abbiamo scoperto sul terreno.

Un localizzatore GPS per cani da caccia si giudica soprattutto sul terreno. Le caratteristiche tecniche possono raccontare molto di un prodotto, ma è soltanto quando il cane viene lasciato libero di lavorare che si può capire quanto la tecnologia sia realmente utile al cacciatore. È con questo approccio che abbiamo affrontato il nostro test del Dogtrace X40, utilizzandolo durante diverse uscite di circa quattro ore ognuna, in ambiente collinare e nel bosco, con condizioni meteorologiche differenti e con cani abituati a lavorare a distanze diverse. Due bracchi francesi Pirenee: Hondo di 9 anni, cane sobrio dalle aperture da continentale classico … il tipico cane da carniere e Chisum, giovane esuberante di un anno che ancora non ha capito che se continua a fare aperture che superano anche il chilometro, posso tranquillamente lasciare fucile e cartucce a casa.

Il nostro giudizio può inoltre contare su un termine di paragone diretto: prima del nuovo X40 abbiamo infatti avuto modo di utilizzare e testare anche i precedenti Dogtrace X20 e X30. Non si tratta quindi soltanto di valutare il dispositivo in assoluto, ma anche di capire quanto sia realmente cambiato rispetto alle generazioni precedenti.

Dalla confezione al terreno

dogtrace x40 coallare satellitare da cacciaIl primo approccio con il Dogtrace X40 è positivo già dalla confezione. Sia quella del palmare sia quella del collare sono sobrie ed eleganti e trasmettono immediatamente una sensazione di prodotto curato. Una volta presi in mano i dispositivi, la prima caratteristica che emerge è la compattezza. Il palmare ha un peso contenuto e non risulta invasivo, mentre anche il collare non appare eccessivamente ingombrante sul cane.

L’utilizzo è intuitivo. Chi possiede una minima dimestichezza con uno smartphone o con un normale orologio digitale riesce rapidamente a comprendere la logica dei comandi. Accensione e navigazione risultano semplici e non abbiamo avuto la sensazione di dover affrontare una lunga fase di apprendimento prima di poter utilizzare il sistema.

Ma è soprattutto il display ad aver attirato la nostra attenzione. La leggibilità è molto buona e le informazioni che interessano maggiormente il cacciatore sono immediatamente disponibili. Durante le nostre uscite abbiamo tenuto soprattutto sotto controllo la direzione e la distanza del cane. Quando l’animale lavora in un incolto o nel bosco e scompare completamente dalla vista, sapere in quale direzione si trova e a quanti metri di distanza rappresenta infatti l’informazione fondamentale. A queste indicazioni si aggiunge un’iconografia particolarmente intuitiva: il cane viene rappresentato in movimento oppure fermo quando è in ferma. E se hai ancora dubbi basta l’azione sul pulsante e senti un minimo suono che identifica l’esatta posizione del cane sulla scena di caccia.

Può sembrare un dettaglio, ma sul terreno questa immediatezza assume un valore concreto. Non bisogna interpretare una schermata complessa: basta una rapida occhiata per capire dove si trova il cane e cosa sta facendo.

La prima prova in campagna collinare

La prima uscita è stata effettuata in campagna collinare, in zone caratterizzate da incolti che in alcuni punti rendevano molto difficile mantenere il contatto visivo con il cane. La distanza massima raggiunta in questa fase è stata di circa 150 metri, mentre normalmente il cane Hondo ha lavorato a una distanza compresa indicativamente tra 60 e 70 metri.

È stata una prova utile soprattutto per capire il comportamento del sistema nella situazione più comune: il cane non è necessariamente molto lontano, ma la vegetazione impedisce di vederlo. In queste condizioni la nostra attenzione si è concentrata soprattutto su direzione e distanza. Il dato della distanza si aggiorna nel giro di pochi secondi e permette quindi di seguire con sufficiente immediatezza gli spostamenti dell’animale. L’icona del cane che corre (quando è in movimento) cambia con il cane immobile quando va in ferma e ti ragguaglia velocemente sulla situazione.

I 150 metri raggiunti in questa prima prova, naturalmente, non rappresentano la portata massima del sistema. Sarebbe scorretto utilizzarli in questo modo. L’obiettivo era verificare la praticità del localizzatore in una situazione reale e molto frequente nell’attività con il cane da caccia. Da questo punto di vista, il primo riscontro è stato particolarmente positivo per l’intuitività del display.

La prova più impegnativa: oltre il chilometro e i crinali

Successivamente abbiamo aumentato sensibilmente le difficoltà. Abbiamo utilizzato un cane abituato a effettuare aperture molto più ampie – il buon Chisum – arrivando frequentemente a superare il chilometro di distanza, e siamo andati in aree nelle quali la conformazione del terreno introduceva continuamente ostacoli naturali: crinali, avvallamenti e cambi di quota.

È una situazione interessante perché la distanza, da sola, non è sufficiente a valutare il comportamento di un localizzatore GPS. Un conto è seguire un cane a un chilometro in uno spazio completamente aperto, un altro è farlo quando tra palmare e collare si interpongono continuamente i rilievi del terreno. Ciò è di particolare rilievo date che l atrasmissione tra palmare e collare è effetuata ad onde radio quindi in radiofrequenza. Il meccanismo di trasmissione delle informazioni è semplice:

  • Il collare riceve i segnali dai satelliti GPS/GNSS e determina la propria posizione.
  • Il collare trasmette via radiofrequenza al palmare i dati relativi alla posizione del cane.
  • Il palmare riceve quei dati radio e li elabora a video mostrando distanza, direzione, movimento/ferma e posizione sulla cartografia

Il risultato è stato particolarmente positivo. Nonostante i continui crinali, il segnale si è mantenuto sempre buono e, in diversi momenti, lo abbiamo giudicato addirittura eccellente. Anche quando il cane si è spinto oltre il chilometro e si è trovato in posizioni nelle quali non esisteva una linea diretta e libera tra noi e l’animale, il collegamento è rimasto disponibile.

Non consideriamo naturalmente questa una prova della portata massima assoluta del Dogtrace X40 che l’azienda dichiara di 20 km in ambienti aperti. Per stabilire un dato di questo tipo servirebbero prove specifiche, con distanze progressive e condizioni controllate. Il nostro è un test sul campo e quindi raccontiamo ciò che abbiamo effettivamente verificato: con un cane che supera frequentemente il chilometro e in un territorio caratterizzato da numerosi crinali, il sistema ha mantenuto un collegamento che abbiamo giudicato sempre buono, con diversi momenti eccellenti. E’ però utile rilevare che, pur non essendo la lunghissima distanza particolarmente utile nell’azione di caccia con il cane da ferma, nel caso di cacce con i segugi (alla lepre o al cinghiale) cani che finiscono fuori battuta per inseguire un selvatico, dà una grande mano a sapere dove sono ed a recuperarli. E tutti caciatori sano benissimo di cosa parlo!!

Anche nel bosco il segnale non è mai venuto meno

Abbiamo utilizzato il sistema anche nel bosco, dove la vegetazione rende praticamente impossibile seguire visivamente il cane quando questo si allontana. Anche in questo ambiente il comportamento è stato positivo. Durante le prove non abbiamo registrato perdite del segnale. Non abbiamo però cercato deliberatamente condizioni estreme né abbiamo effettuato prove in valloni particolarmente profondi per individuare il limite del collegamento e questo perchè quelli disponibili erano veramente pericolosi per l’incolumità dei cani. Possiamo quindi affermare soltanto ciò che abbiamo verificato direttamente: nelle condizioni di bosco nelle quali abbiamo effettuato le nostre uscite, il collegamento è rimasto costantemente attivo. È forse proprio questo il valore di un buon localizzatore GPS. Quando tutto funziona, la tecnologia quasi scompare. Il cane entra nel bosco, non lo vediamo più, ma sul palmare continuano ad arrivare le informazioni necessarie per seguirne il lavoro.

Quattro ore di utilizzo e DogTrace X40 ancora con molta autonomia

dogtrace x40 coallare satellitare da cacciaOgni uscita è durata mediamente circa quattro ore, partendo ogni volta con palmare e collare completamente carichi. Al termine delle sessioni entrambi i dispositivi disponevano ancora di molta carica residua. Non avendo registrato sistematicamente la percentuale rimasta alla fine di ogni singola uscita, non riteniamo corretto indicare un valore numerico. Possiamo però affermare che, dopo circa quattro ore di utilizzo reale, sia il palmare che il collare erano ancora molto lontani all’esaurimento della batteria. Non si tratta naturalmente di una prova di autonomia completa, perché non abbiamo portato le batterie fino alla scarica totale. È però un dato concreto relativo all’utilizzo quotidiano: dopo quattro ore di attività entrambi i dispositivi disponevano ancora di un margine di carica significativo.

Un palmare che si porta senza accorgersene

L’ergonomia si valuta veramente soltanto dopo diverse ore di utilizzo. Nel nostro caso il palmare è stato portato al collo con il cordino fornito in dotazione e la sensazione è stata positiva. Il peso contenuto – poco più di 180 grammi – fa sì che, anche dopo circa quattro ore di camminata, il dispositivo non risulti fastidioso o invasivo.

Abbiamo inoltre utilizzato il palmare durante giornate di forte insolazione, nel periodo estivo e durante l’addestramento dei cani. Anche con la luce diretta il display rimane molto ben leggibile e facilmente consultabile.

La possibilità di dare una rapida occhiata allo schermo mentre si cammina è uno degli aspetti che abbiamo apprezzato maggiormente. Non è necessario fermarsi per interpretare i dati: direzione, distanza e stato del cane sono immediatamente disponibili e ben chiari. Per questo, nella normale attività, lo smartphone può tranquillamente rimanere in tasca. L’applicazione e la cartografia sono utili quando si vuole avere una visione più ampia del territorio, ma per seguire il cane il palmare fornisce già tutte le informazioni fondamentali. Un impiccio di meno tra le mani del cacciatore.

Cartografia, curve di livello e waypoint

L’applicazione presenta una cartografia semplice e leggibile, nella quale abbiamo apprezzato in particolare la presenza delle curve di livello. In un territorio collinare, poter leggere rapidamente l’orografia aiuta a comprendere meglio anche la posizione del cane, soprattutto quando questo non è visibile.

Anche la definizione dei waypoint è risultata semplice. Sono funzioni che ampliano le possibilità del sistema senza obbligare l’utilizzatore a interagire continuamente con lo smartphone. E ci è tornata particolarmete utile in una uscita in zona non conosciuta dove abbiamo avuto necessità di identificare ancr prima di sciogliere i cani la posizione dell’auto.

È questo, del resto, uno degli aspetti che abbiamo apprezzato maggiormente: il Dogtrace X40 può essere utilizzato in modo molto semplice per seguire il cane, ma offre anche strumenti cartografici e di navigazione per chi desidera sfruttarne maggiormente le potenzialità.

Sole, pioggia e acqua

dogtrace x40 coallare satellitare da cacciaIl test ci ha permesso di utilizzare il Dogtrace X40 in condizioni meteorologiche differenti. Alle giornate di sole forte si è aggiunta un giorno bella pioggia, durante la quale sia palmare sia collare hanno preso acqua. Ma la prova più curiosa è arrivata direttamente dal cane. Nel corso delle uscite abbiamo incontrato alcuni laghetti collinari e il cane ha effettuato più volte ampie nuotate, immergendo completamente il collare.

Anche dopo queste situazioni il sistema ha continuato a funzionare regolarmente. Non abbiamo effettuato una prova di laboratorio sull’impermeabilità e non abbiamo cercato deliberatamente di portare il dispositivo al limite. Possiamo però riportare il dato emerso dall’utilizzo reale: durante le nostre prove, pioggia e ripetute immersioni del collare durante le nuotate non hanno provocato malfunzionamenti.

Per un dispositivo destinato alla caccia è una situazione tutt’altro che teorica. Il cane può attraversare un fosso, entrare in uno stagno o semplicemente decidere che un laghetto incontrato durante l’azione rappresenta un’occasione imperdibile per fare il bagno.

Il recinto circolare: una vera area virtuale di lavoro del cane

Tra le funzioni che abbiamo voluto provare direttamente c’è anche il recinto circolare, una possibilità particolarmente interessante soprattutto nell’addestramento di Chisum che ancora aha bisogno di capire le distanze corrette di dal cacciatore. Nel nostro caso abbiamo impostato una vera e propria corona circolare, fissando un limite interno a 50 metri (e se diventava inferiore lo incitavo) e uno esterno a 100 metri dal palmare (e se lisuperava subito lo richiamavo). Abbiamo quindi creato un’area virtuale di 50 metri all’interno della quale verificare il comportamento del cane rispetto alla distanza dal conduttore.

Il sistema permette di impostare il tipo di avviso associato all’ingresso o all’uscita dalla zona e, tra le possibilità disponibili, ci sono segnale acustico, vibrazione e avviso testuale. È inoltre possibile configurare una zona sonora che anticipa il raggiungimento del limite. Nel corso della nostra prova abbiamo percepito la segnalazione acustica prevista dal sistema, verificando quindi concretamente la funzione.

È una soluzione che può avere davvero un’interessante applicazione nell’addestramento, perché consente di creare attorno al conduttore un’area virtuale di lavoro senza dover controllare continuamente la posizione del cane sulla cartografia. Il palmare diventa così un riferimento dinamico rispetto al quale viene controllata la distanza dell’ausiliare.

Il recinto circolare è diverso dal Geo-Fence, che consente invece di delimitare una determinata area geografica sulla cartografia. Nel primo caso il riferimento è la distanza dal palmare; nel secondo sono i confini dell’area tracciata sulla mappa.

Nel nostro test abbiamo provato solo direttamente il recinto circolare, utilizzandolo con una corona. come detto, compresa tra 50 e 100 metri. È un esempio concreto di come alcune delle funzioni apparentemente più avanzate del Dogtrace X40 possano trovare un’applicazione molto pratica sul terreno, in particolare durante l’addestramento.

Una possibilità interessante per chi utilizza molti cani

Un discorso particolare riguarda la possibilità di gestire più collari, caratteristica che può diventare molto interessante soprattutto per i cacciatori di cinghiale che lavorano con mute numerose. Secondo le specifiche del produttore, il sistema può gestire fino a 38 collari complessivi, con configurazioni che prevedono fino a 36 X40 oppure fino a 38 dispositivi combinando X30 e X40. La possibilità di utilizzare anche collari X30 compatibili rappresenta un elemento potenzialmente importante per chi possiede già una dotazione di dispositivi della generazione precedente.

In questo caso, infatti, il passaggio al nuovo sistema non significa necessariamente dover ricominciare da zero e sostituire contemporaneamente tutti i collari. Nel nostro test abbiamo utilizzato un solo collare alla volta e quindi non abbiamo verificato direttamente la gestione simultanea di una muta numerosa. Il numero massimo di collari rimane pertanto una caratteristica tecnica del sistema e non un risultato della nostra prova. Resta comunque un’opzione particolarmente interessante per chi utilizza molti cani e può quindi sfruttare maggiormente la possibilità di centralizzare sul palmare le informazioni.

Dogtrace X40 rispetto a X20 e X30: un’evoluzione concreta

Il confronto con i modelli precedenti è, nel nostro caso, particolarmente significativo. Avendo già utilizzato e testato X20 e X30, possiamo dire che con Dogtrace X40 abbiamo percepito uno step importante soprattutto in termini di praticità di utilizzo e di qualità delle informazioni proposte. Non è soltanto una questione di avere più funzioni. È soprattutto il modo nel quale le informazioni vengono presentate a fare la differenza.

La scelta dell’iconografia, la leggibilità del display e la possibilità di avere immediatamente davanti agli occhi direzione, distanza e stato del cane rendono l’utilizzo più intuitivo. L’unica osservazione personale riguarda l’antenna del palmare, che avremmo preferito leggermente più corta (un’inezia diciamo un centimetro di meno), ma semplicemente perchè sbatteva sulla cartuccera. Si tratta però di una sensazione legata alla praticità e all’ingombro percepito e non di una criticità emersa durante il funzionamento. Chi preferisce tenere il palmare in tasca, inoltre, non dovrebbe incontrare particolari problemi di ingombro. E si può sempre accorciare il cordino con un piccolo nodo.

Le nostre conclusioni

Dopo diverse uscite, il giudizio sul Dogtrace X40 è positivo. Ci hanno convinto la leggerezza del palmare, la grande leggibilità del display e soprattutto la scelta di un’iconografia che permette di avere sempre a disposizione, in maniera immediata, le informazioni che realmente servono durante l’attività. Abbiamo seguito cani a distanze relativamente contenute nella prima prova e poi un cane capace di superare il chilometro, anche in presenza di numerosi crinali. Abbiamo utilizzato il sistema nel bosco senza registrare perdite del segnale, affrontato giornate di forte insolazione e una bella pioggia, e il collare ha accompagnato il cane anche durante ripetute nuotate nei laghetti collinari.

Dopo circa quattro ore di utilizzo, sia palmare sia collare disponevano ancora di molta carica. La cartografia con curve di livello e la possibilità di definire waypoint aggiungono funzionalità interessanti, ma nella normale attività abbiamo utilizzato soprattutto il palmare, lasciando lo smartphone in tasca. Alla fine, però, il vero punto di forza del Dogtrace X40 non è una singola caratteristica. È il modo in cui tutte queste funzioni vengono messe insieme.

La tecnologia non sembra voler prendere il sopravvento sull’utilizzatore (direi cosa fondamentale, si va ad emzionarsi a caccia e non si fa un videogioco). Al contrario, rimane sullo sfondo e fornisce rapidamente le informazioni necessarie quando servono. Avendo già utilizzato e testato X20 e X30, riteniamo che con Dogtrace X40 abbia compiuto uno step importante in termini di praticità d’uso e di informazioni messe a disposizione del cacciatore.

Perché quando il cane è davanti agli occhi, il palmare quasi scompare. Quando invece il cane entra nell’incolto, sparisce nel bosco, supera un crinale o si allontana di oltre un chilometro, basta una rapida occhiata.

Una freccia, una distanza, un’icona. E sappiamo dove guardare. Per un localizzatore GPS destinato alla caccia, è probabilmente questo il risultato più importante che si possa chiedere.

Non abbiamo richiesto di testare il collare con funzionalità beeper, semplicemente perchè, per un mio concetto di tradizione personale utilizzo il campano. Ma l’ho visto in funzione al compagno di caccia e le risultanze sono apprezzabili. Quindi per chi utilizza soprattutto cani da ferma, la piattaforma Dogtrace X40 offre anche il modello X40B, che aggiunge al sistema GPS un vero localizzatore acustico Beeper. Il volume è regolabile su tre livelli e Dogtrace dichiara una percepibilità del segnale fino a 250 metri, secondo la mia sensazione decisamente reale. È una funzione pensata per quelle situazioni nelle quali il cane scompare completamente alla vista, ad esempio dentro un bosco fitto, un roveto o altra vegetazione. In questo caso GPS e Beeper svolgono due funzioni complementari: il primo indica sul palmare dove si trova il cane, il secondo permette di individuarlo anche attraverso l’udito. Nel mio caso ho utilizzato semplicemente la funzione sul palmare di rilevamento alle ferma, per cui ho impostato il palmare per una vibrazione dopo che rilevava il cane fermo da alcuni secondi. La personalizzazione di questa funzione è veramente notevole in termini di tempi di avviso e tipo di avviso (su display, sonoro o vibratorio).

Il Dogtrace X40 oggetto della prova è stato gentilmente messo a disposizione da C&C Outdoor che ne cura, con il proprio personale, la remota assistenza di cui può necessitare.