Ci sono dei personaggi che, a parte zio Franco, mi hanno introdotto nell’affascinante mondo della caccia. Uno di questi è Raffaele (Rafaàil in fasanese), factotum dell’Armeria Carrieri nel senso che era colui che andava a consegnare la polvere da sparo (la cordite) alle cave in Puglia,Calabria e Lucania e per questo aveva i suoi agganci nelle varie zone, che gli segnalavano quando c’era da sparare (vedi la sparata a Spezzano Albanese).
Inoltre, Raffaele caricava le cartucce in maniera egregia e sparava altrettanto bene. Non so se avesse un titolo di studio; probabilmente aveva soltanto la 5° elementare, ma era comunque una persona assai intelligente. Era lui che caricava le cartucce per il mio cal. 28, che mi aiutava a riconoscere in volo i vari uccelli, che la mattina presto mi diceva: “Addù vèid nìur, nzacc!” (dove vedi nero spara).
L’altro personaggio, noto più per la sua simpatia era Vito la guardia notturna (“Vetucc u uard notturn”). In verità il nome Vito in fasanese si dovrebbe dire “Veit”, ma suona male e perciò si dice “Vetucc”, con la e muta, la U che si pronuncia più o meno come la eu francese e la c finale rafforzata e dolce. A Fasano infatti c’è stata la dominazione francese. Quando andavamo a prendere Vito da casa per andare al rientro ai tordi, immancabilmente usciva dalla porta di casa con il muso sporco di sugo e la bottiglia di vino in mano.
Era sempre un pò alticcio, sparava con una doppietta tenuta insieme con il filo di ferro, ma era un tiratore micidiale. Dunque siamo più o meno nel 1964 ed io carico da me le cartucce per il mio sovrapposto Beretta S55 cal. 20, dietro suggerimento della carica da parte di Raffaele: per i tordi S4 nella dose di 1,10X23. Si approssima la stagione delle tortore e chiedo a lui una cartuccia per questi uccelli. Mi suggerisce la C7 nella dose di 1,45X24. Le cartucce funzionano benissimo e sono molto soddisfatto.
Una mattina lo incontro per strada e gli dico: “Rafaà, ve bun a ci sett” (Raffaele, va bene la C7). Mi risponde: “P fforz, è il suo periòdo! (con l’accento sulla o”). Da allora l’espressione è rimasta nel nostro gergo e la adoperiamo sempre quando si adatta alle circostanze.
Riccardo Turi
E´ il suo periodo
25 Aprile 1970
Si dice che la caccia alle tortore sia chiusa. Qualcuno dice che ancora per quest’anno si potrà sparare. Altri ancora che si potrà sparare per 5 anni. Veramente se ne sentono di tutti i colori. In ogni caso non siamo usciti a caccia ogni giorno a partire dal 15 aprile come gli altri anni.
E’ il 25 aprile e decidiamo di andare a caccia anche perchè abbiamo sentito che qualcuno ha già fatto buoni carnieri. Con zio Franco, Feluccio, Vito (Vetucc a bott !) e Bebè andiamo alla “Forcatella” tra Savelletri e Torre Canne: ottimo posto anche perchè siamo a 50 metri dalla masseria del nostro amico Santino, nella quale potremo rifugiarci in caso di pericolo. E’ già chiaro e non si sente un colpo: c’è un silenzio carico di paura!
Ad un tratto arrivano due stuoli di tortore che si dirigono uno verso Feluccio e Vito e l’altro verso di me. Quando mi arriva a tiro alzo il fucile (penso anche gli altri) ma il dito si rifiuta di premere il grilletto. Neppure Feluccio e Vito sparano. Quando gli stuoli hanno percorso circa 300 metri in linea d’aria e sono arrivati al canalone di San Domenico, dov’è appostato “Iaretidd” e tutta la sua squadra, si scatena una sparatoria inaudita. Era quello che volevamo sentire!
Rincuorati da questi colpi, anche noi cominciamo a sparare le tortore che passano sempre più numerose. Rimaniamo sino alle 10,30 ma i carnieri saranno comunque scarsi perchè la paura, sempre presente, ci farà padellare anche gli uccelli più facili.
Riccardo Turi
CHE MI PRENDA UN COLPO!
L’arrivo dell’estate è indubbiamente visto come il momento del relax e delle lunghe giornate all’aperto, spesso trascorse in compagnia dei nostri ausiliari. Niente di sconveniente in tutto ciò, ma è importante ricordare che il caldo, l’afa, il tasso elevato di umidità tipici di alcune giornate estive non vengono affrontate dai cani con i sistemi di termoregolazione che competono a noi e, indubbiamente, per loro c’è una maggiore difficoltà ad adeguarsi alla calura.
Come già visto approfonditamente nell’articolo dedicato alla termoregolazione nel cane, questo animale non ha un efficace sistema di sudorazione, munito com’è di ghiandole sudoripare efficienti solo a livello dei cuscinetti plantari e degli spazi interdigitali. Questa ridottissima distribuzione permette solamente un minimo refrigerio e raffreddamento della circolazione mediante il passaggio del sangue a livello delle zampe e deve essere necessariamente coadiuvato da un ulteriore “raffreddamento ad acqua”.

Quest’ultimo è rappresentato dall’evaporazione dell’umidità a livello delle narici e della superficie della lingua al passare di grandi masse d’aria, sia durante una respirazione normale sia durante l’affanno del cane che ansa velocemente, fino a 300-400 volte al minuto, asciugando e raffreddando rapidamente la lingua e disperdendo calore tramite evaporazione.
Ovviamente, pur essendo questo un buon sistema nelle giornate con temperature medie, diventa poco efficiente di fronte a T° esterne maggiori di 32°, associate ad un alto tasso di umidità e scarso ricircolo dell’aria. Indubbiamente l’umidità elevata interferisce col sistema di termoregolazione del cane, rendendo impossibile l’evaporazione. Questo fa aumentare la temperatura corporea rispetto a quella di un cane normale (38-39° C) fino a limiti drammatici di 41- 43°C.
Considerando che la “temperatura critica”, cioè tale da indurre negli organi danni irreversibili, in primis al sistema nervoso centrale, è di 42,78°C, ben si comprende che l’ipertermia grave e prolungata può provocare morte cellulare generalizzata in quasi tutti i tessuti, con morte dell’animale a seguito di coma e arresto cardiaco.

Sebbene indubbiamente razze brachicefale, con muso paradossalmente troppo corto, cuccioli e animali anziani, soggetti obesi abbiano fisiologicamente molte più difficoltà nella termoregolazione, anche animali adulti, sani, senza affezioni all’apparato respiratorio, devono essere attentamente monitorati e gestiti nelle calde giornate estive, al fine di evitare l’evenienza di un colpo di calore dalle tragiche conseguenze.
E’ assolutamente necessario, quindi, che il cane abbia sempre a disposizione dell’acqua fresca da bere, dell’ombra sotto cui riposarsi nelle ore più calde del giorno e dove, possibilmente posizionare anche la cuccia. E’ importante evitare che rimanga in luoghi ristretti senza un sufficiente ricambio d’aria; peggio ancora se chiusi, come ad esempio un auto, all’interno della quale la temperatura può salire a livelli drammatici anche solamente perché il cane, ansando sempre di più, satura l’abitacolo di umidità.
Perciò in auto d’estate il cane va portato solo se strettamente necessario, con finestrino aperto almeno un po’ e non lasciandovelo parcheggiato dentro nemmeno per pochi minuti, vista la rapidità con cui la temperatura internamente può elevarsi. Da evitare anche le passeggiate nelle prime ore del pomeriggio o l’allenamento anche di soggetti da gara, a meno che non siano già preparati e, comunque, per non più di dieci minuti. La passeggiata quotidiana va anticipata o posticipata alle ore più fresche.

Evitare di lasciare il cane senza acqua od ombra sotto cui rifugiarsi!!
Nel caso in cui, comunque, il caldo e l’umidità eccessiva colgano impreparati noi e il nostro cane, ci accorgeremo del suo disagio perché comincerà ad ansimare, aumentando a dismisura la frequenza del respiro e dell’attività cardiaca. Il respiro, oltre che più frequente, diventerà affannoso e rumoroso e il cane evidenzierà forte ansia, poca attenzione ai nostri comandi e, talvolta, poca lucidità rispetto a quello che gli succede attorno. Può, in pochi minuti, dare segni di incoordinazione, presentando intensa salivazione e vomito sanguinolento.
Le mucose, inizialmente di un colore molto carico, tenderanno rapidamente al cianotico. Il cane apparirà al tatto quasi bollente. Purtroppo una situazione così grave deve assolutamente vedere rapidamente l’intervento del veterinario con cardiotonici, diuretici, fluidi elettrolitici e cortisonici per contrastare gli effetti sugli organi maggiori, ma il proprietario, in attesa dell’intervento professionale, può comunque agire per rallentare l’evoluzione della patologia.
La cosa essenziale da porre in atto immediatamente è tentare di raffreddare il cane per far abbassare a livelli tollerabili la temperatura corporea. Può essere molto utile immergerlo in acqua fresca ma non gelida, o comunque bagnare con acqua e alcool (che evapora subito raffreddando la parte) le aree della pelle senza pelo e/o molto vascolarizzate come testa, addome, ascelle, inguine, piedi.
Ovviamente, parallelamente al tentativo di abbassare la temperatura, essa va costantemente monitorata per evitare, al contrario, un’ipotermia altrettanto drammatica. Decisivo, spesso, per la salvezza del soggetto è comunque un repentino trasporto in ambulatorio.
Sara Ceccarelli
LUGARI VIDEO: LA CACCIA IN VIDEO
La passione e la continua offerta di nuovi titoli fanno di Lugari Video una delle aziende italiane leader nella produzione e vendita di filmati venatori sulla caccia in Italia e nel mondo.
La Videofoto Service / Lugarivideo nasce nel 1993 per iniziativa diretta di Gianni Lugari. Abbandonata la sua storica attività di commerciante di articoli da campeggio, Gianni Lugari, ai più già noto grazie ai suoi articoli pubblicati sulle riviste specializzate, ha potuto mettere a disposizione le proprie conoscenze in campo venatorio anche agli amanti del piccolo schermo.

Nel corso degli anni, con l´integrazione nella ditta della moglie Luisa e dei figli Alberto ed Alessandro, la ditta è cresciuta enormemente, passando dai primi filmati effettuati su supporto magnetico e quasi amatoriale ad un livello altamente professionale, utilizzando gli ultimi ritrovati della tecnologia digitale.

Il supporto tecnico di preziosi collaboratori e l´ottima disponibilità di diverse località nell´ospitare le varie troupe della Lugari Video hanno contribuito e continuano a contribuire alla crescita professionale di questa ditta che negli anni ha saputo ritagliarsi un ruolo di prim´ordine nella realizzazione di filmati venatori, tanto da riuscire ad essere notevolmente apprezzata anche al di fuori dei confini nazionali.

Allo stato attuale, la Videofoto Service / Lugarivideo ha all´attivo oltre 160 titoli riguardanti le più svariate forme di caccia in Italia e nel mondo e una serie innumerevole di progetti nel cassetto che si propongono di stupire ed entusiasmare sempre più i propri fedelissimi clienti, molti dei quali conosciuti personalmente alle diverse fiere alle quali la Videofoto Service cerca sempre di partecipare con il massimo entusiasmo.
Alessandro Lugari
www.lugarivideo.com
BERETTA MODELLO 59
Il fucile Beretta modello 59 calibro 7,62×51 NATO è stato fedele compagno d’avventura per le truppe italiane per quasi cinquant´anni, tanto da essere soprannominato il “Garand italiano“, svolgendo appieno le funzioni d’arma individuale d´ordinanza del nostro esercito.
Anch´io né posso essere testimone in quanto, avendo svolto il servizio militare con la mansione di Caporal Maggiore Istruttore dei fucilieri assaltatori, ho avuto modo di constatare in poligono, e durante l´addestramento a campo libero o su percorso di guerra, le qualità di quest´arma; tant´è che l´ho scelta come mia arma d’ordinanza rispetto al GARAND M1, delle cui grandi potenzialità abbiamo già parlato in altro articolo.
Senza voler peccare di presunzione, posso affermare che ho apprezzato moltissimo il Garand M1 per le sue eccezionali doti di balistica e di precisione, mentre nell´ M59 ho apprezzato le ottime caratteristiche come fucile d´assalto, in virtù, anche, del suo funzionamento automatico che permette di sparare a raffica. Solo da pochi anni quest´arma è diventata ex ordinanza, sostituita dall´AR70, dotato di Calibro 5,56 e costruito sempre dalla Beretta.
Anche nelle sue ultime missioni con l´Esercito italiano, come ad esempio in Somalia, l´M59 ha ancora una volta dimostrato le sue ottime qualità. Dalla fine degli anni ´50 molti eserciti, facenti parte della Nato, e tra questi l´Italia, si trovarono di fronte alla necessità di rimodernizzare l´armamento d’ordinanza, in base ai criteri posti proprio dalla Nato.

Tali criteri prevedevano armi idonee per strategie e tattiche diverse da quelle dei periodi precedenti e dotati di standard tecnici di più elevata e moderna qualità. L´Esercito italiano, visto il grande successo del Garand M1, pensò inizialmente di “rimodernizzare” quest´arma, ma i brevetti proposti nelle gare d’appalto comportavano costi proibitivi per questo restyling, senza dare poi certezze circa l´affidabilità della nuova potenziale arma. Fu ancora una volta la Beretta, ed in particolare la tenacia dei progettisti Domenico Salza e Vittorio Valle e dei loro collaboratori, a trovare la soluzione al problema proponendo un profondo “restyling” del Garand M1; il prodotto ebbe subito ottimo riscontro presso i vertici militari.
Il nuovo fucile venne denominato BM 59 e successivamente, in maniera non esatta, anche FAL (fucile automatico leggero). Questo fucile aveva il vantaggio di poter essere costruito in serie ed a costi molto contenuti. Va detto, con una punta d’orgoglio nazionalistico, che la “creatività” di un´azienda italiana seppe superare in quel frangente, quella di molte aziende degli States che in ben dieci anni, dal 1946 al 1956, non riuscirono in quest’operazione, malgrado molti investimenti, tanto da “ripiegare” su un progetto del tutto diverso che portò alla brevettazione dell´M14.
COME NASCE IL BM59.
Come già accennato, esso nasce dal profondo restyling del Garand M1; questo processo prevede:
– il mantenimento del calibro 7,62mmx51 Nato equivalente al .308 Winchester;
– la sostituzione della canna con una più leggera, resistente e maneggevole;
– le modifiche del gruppo di alimentazione e del grilletto per creare lo spazio per poter caricare un pacchetto più grande da 20 munizioni;
– l’inserimento del serbatoio dalla parte inferiore anziché superiore affinché, viste le dimensioni, la parte in eccesso rimanga nella parte inferiore dell´arma senza creare problemi di visibilità all´utilizzatore;
– l’aumento notevole dell´autonomia di fuoco del fucile a mezzo del passaggio da 8 a 20 munizioni a caricatore
– l’inserimento del caricatore molto più agevole che nel Garand M1 e, a differenza di quest´ultimo, con possibile rimozione dello stesso anche se non completamente esaurito;
– l’inserimento di un selettore che, tramite il solo movimento di un dito, può variare la tipologia del BM 59 da arma “semiautomatica” ad arma “automatica”, con possibilità di sparare a raffica;
– la facilità di utilizzo per l´Esercito italiano che si trova ad usare un´arma molto simile a quella con cui veniva effettuato, fino a poco prima, l´addestramento e che è molto più efficace come fucile d´assalto;
– la leggerezza, la maggiore maneggevolezza e precisione rispetto ad armi progettate nello stesso periodo (es. proprio l´M14);
– la capacità di mantenere nel tempo stupefacenti doti di precisione, robustezza ed affidabilità anche di fronte a qualsiasi maltrattamento dell´arma, evenienza molto frequente durante l´uso bellico;
– la possibilità di non far capire all´avversario quando si rimane a corto di munizioni, a differenza del Garand M1 nel quale il pacchetto vuoto in uscita genera un rumore metallico inconfondibile a tutto vantaggio del nemico.

Lo Stato Maggiore, vista l´estrema efficacia di quest´arma, ordina subito il suo ulteriore sviluppo, in modo tale che possa essere idonea ai vari differenti reparti impegnati in tipi di operazioni completamente diverse tra loro. Oltre alla configurazione standard, che rappresenta già l´evoluzione del primo brevetto del bm 59, nascono altre due tipologie di questo fucile. Esse sono:
– il BM 59 per truppe alpine: privo di tromboncino che puo´ essere applicato successivamente e che è destinato al lancio delle granate; è dotato di calcio ribaltabile per permettere minimo ingombro e di un´impugnatura a pistola, realizzata in materiale sintetico;
– il BM 59 per truppe paracadutiste: prevede canna più corta e dotata di lanciagranate; il calcio è pressoché uguale a quello usato per le truppe alpine.
Tutti i BM 59 hanno in dotazione il bipiede per poter appoggiare l´arma per terra e sparare anche a raffica, con più precisione ed hanno in dotazione il tromboncino lanciagranate. Quando si inserisce la granata, si muove verso l´alto l´alzo del tromboncino che fa ruotare una camma; questa va ad occludere il sistema di presa dei gas i quali non vengono espulsi, ma utilizzati tutti per il lancio della stessa. Per il lancio della granata, il calcio va sempre appoggiato per terra dando la giusta angolazione di tiro, ciò è necessario in quanto il rinculo che si genera è tale che è impensabile effettuare tale operazione in posizione eretta.
Il BM 59 è stato usato per molti anni in vari contesti e non solo dall´Esercito italiano. Il motivo principale per cui piano piano questo fucile è stato dismesso è dovuto al fatto che il calibro è passato da 7,62 al 5,6 mm. Equivalente al .223 Remington, il fucile viene oggi concepito come mezzo per rendere inoffensivo l´avversario, più che per ucciderlo e, in effetti, sicuramente un calibro più piccolo può fornire qualche chance in più a chi viene colpito, oltre a permettere al militare di portare con sé un maggior numero di munizioni.
L´unico appunto che si può muovere a questo fucile è l´”alta cadenza di tiro” che è di circa 750 colpi al minuto e quindi comporta l´obbligo di avere molto “tatto” sul grilletto, onde evitare di esaurire il serbatoio con una sola raffica. Oltretutto, le raffiche devono essere sempre brevi perchè il rinculo continuo porta ad un innalzamento costante della canna, provocando il rischio di andare fuori bersaglio e, quindi, sprecare munizioni inutilmente.
Purtroppo il BM 59, pur non essendo più di ordinanza, non è stato ancora “demilitarizzato”, anzi molti pezzi sono già andati distrutti in fonderia; speriamo che ciò avvenga in tempi ragionevoli perché, con poche modifiche, quest´arma potrebbe essere usata con ottimi risultati nelle competizioni sui poligoni di tiro e nella caccia agli ungulati.
Alessio Ceccarelli
IL BANNER PROMOZIONALE: IL VALORE DI UN CLICK
Le aziende che si sono affacciate nella rete con un proprio sito Internet lo hanno fatto molto spesso senza un piano di marketing che ne definisse i contorni strategici. Alcune hanno ottenuto successi anche significativi, quantificabili nel numero di persone che accedono al sito e visualizzano i contenuti. Altre non li hanno ottenuti o, caso non raro, non sanno nemmeno quanti visitatori entrano ogni mese in casa loro e scavano nelle informazioni messe a disposizione nel loro sito.
Tutte le aziende hanno comunque speso soldi, sottraendoli magari ad altre forme di investimento pubblicitario. Ma qual è ritorno? Spesso non è noto per l’unica ragione che mancano i dati.
Allora CacciaInFiera.it vuole darne una spiegazione affidando dati reali dei propri clienti ad uno specialista della materia che ha curato analisi per la comunicazione Internet della Federazione Italiana della Caccia nel settore venatorio, ma con vasta esperienza nelle problematiche della promozione nella rete anche per i settori del turismo e del prodotto tipico.
ANALISI DI UNA STRATEGIA
Il banner promozionale è uno strumento che si connatura perfettamente con la rete Internet, conglobando in sé elementi della rete stessa: è, al contempo, un elemento di attrattiva visiva e una porta (attraverso un semplice click del mouse) d’accesso al sito dell’azienda.
Per scegliere di acquistare un banner è di estremo interesse avere dati certi sul portale che lo ospita e i numeri di CacciaInFiera, per soli due mesi di attività, con 59.730 visitatori, 541.154 pagine visitate ed una media di pagine visitate di 9, sono di estremo interesse.
Oltre al portale, che in questo caso è particolarmente apprezzato dagli appassionati (ed ha solo due mesi di vita), altro elemento da verificare è il costo che il portale richiede per la presenza. Il prezzo spalmato per il periodo acquistato fornisce un indicatore di rilievo per l’investimento.
Nel caso di CacciaInfiera, il gestore del sito ha scelto di vendere lo spazio banner a tempo e quindi il costo diviene indipendente dal numero dei click beneficiati nel periodo di presenza. Per fornire un dato di riferimento nel settore del turismo, il costo dei click offerti sia da Google che dai maggiori portali nazionali oscilla, valutato a click, tra gli 0,25 e gli 0,50 centesimi.
Attingendo ai dati di alcuni clienti già presenti con banner pubblicitari in Caccia In Fiera, si possono formulare esempi e relative valutazioni.
Agenzia i viaggi venatori: banner di spalla sulle pagine della specifica categoria.
Data della pubblicazione del Banner: 25/04/2008
Data della presente analisi: 14/06/2008
Giorni di presenza del Banner: 50 fino ad ora
Click realizzati che hanno portato gli utenti sul sito aziendale: 808 con media mese di 480 click.
Media click giornalieri: 16
Costo annuale dell’investimento: Euro 250,00
Costo giornaliero: Euro 250,00/365 gg = Euro 0,68 per ogni giorno
Costo a click (con 16 click di media giornalieri): Euro 0,68/16 click = 0,04 Euro per ogni click
L’azienda in questione realizzava in precedenza sul proprio sito internet una media di 980 visitatori al mese. Dal mese di acquisto del banner il numero di visitatori è aumentato a 1.460 (980 + 480) con un incremento pari a 48%.
Allevatore di cani da caccia: banner fisso sulle pagine della specifica categoria.
Data della pubblicazione del Banner: 19/05/2008
Data della presente analisi: 14/06/2008
Giorni di presenza del Banner: 26 fino ad ora
Click realizzati che hanno portato gli utenti sul sito aziendale: 373 con media mese di 430 click.
Media click giornalieri: 14
Costo annuale dell’investimento: Euro 800,00
Costo giornaliero: Euro 800,00/365 gg = Euro 2,19 per ogni giorno
Costo a click (con 14 click di media giornalieri): Euro 2,19/14 click = 0,16 Euro per ogni click
L’azienda in questione realizzava in precedenza sul proprio sito internet una media di 750 visitatori al mese. Dal mese di acquisto del banner il numero di visitatori è aumentato a 1.180 (750 + 430) con un incremento pari a 53%.
Questi due esempi concreti di investimento testimoniano quanto è ridotto il costo da sostenere per portare in casa propria (nel proprio sito internet) un buon numero di utenti interessati ai propri prodotti e servizi.
Giuseppe Mariani
Web Marketing Manager
9 Lago
Il 7 gennaio 1990 siamo invitati dal mio amico Michele a caccia nella Valle “San Floriano” a Zapponeta. Il tempo è abbastanza favorevole dato che c´è un discreto freddo. Abbiamo fatto caricare le cartucce della GP che usiamo per i tordi (1,80X34) con il piombo numero cinque, dall´Armeria Di Bari di Fasano. Si riveleranno ottime.
Alle 3,15 puntuale l´amico Giammario (Beghelli) è sotto casa a prendermi con la sua Golf nera. Invece di fare l´autostrada, prendiamo la provinciale per Barletta, Margherita di Savoia, Zapponeta; il motivo è presto detto: ci fermiamo ad ascoltare il canto delle anatre nelle saline di Margherita di Savoia (oasi di protezione). Alle 4,30 siamo al casone di caccia dove vengono compilati i permessi. Incontriamo il mio amico Nardino che va nella vasca Zarattini. A noi tocca la 9 del Lago, non male. Alle 5,00 con il nostro barcaiolo ci avviamo.
Lungo il tragitto numerosi uccelli si levano,soprattutto germani e alzavole. Alle 5,30 siamo nella botte ed il barcaiolo, dopo aver sistemato gli stampi, si allontana con l´intesa che tornerà verso mezzogiorno. Al suono del corno comincia la sparatoria ed anche noi partecipiamo con dei discreti tiri alle alzavole. Un germano viene abbattuto a mezzo tiro. Le cartucce di GP, con discreto vento di tramontana e freddo notevole, fanno faville. Folaghe, fischioni e alzavole cadono stracciati. L´unico rimpianto è una coppia di fischioni sugli stampi: incredibilmente li padelliamo entrambi e solo con l´ultimo mio colpo ne ferisco uno che allunga ed è irrimediabilmente perduto.
Devo dire che il cappello che mi aveva prestato Nardino, dopo che avevo perso il mio passamontagna, è stato causa di qualche padella in più. Abbastanza soddisfatti (abbiamo perso almeno 6/7 uccelli) usciamo dalla botte alle 12,30 con il seguente carniere: 2 germani, 4 fischioni, 11 alzavole e 13 folaghe. Finalmente abbiamo imbroccato una giornata favorevole e fotografiamo il carniere disposto sulle Golf nera di Giammario. Rientriamo a casa alle 14,15, distrutti ma soddisfatti per gli ottimi tiri effettuati.
Riccardo Turi
LACHURRA CACCIA IN SPAGNA
Lachurra, leader nella Caccia in Spagna, è sinonimo di competenza e professionalità al servizio del cacciatore che decide di vivere la propria passione nella “Terra del Sole”.
Lachurra nasce nel 2001 dall’esperienza ultraventennale dei fondatori, appassionati cacciatori della migratoria in Spagna, terra dalla profonda vocazione venatoria e meta agognata per la caccia ai tordi, ma non solo.
L’attenta conoscenza dei territori ispanici, la valutazione fatta di essi per merito e non per comodo, ha portato l’azienda, ad oggi, a gestire direttamente e ad offrire agli appassionati riserve ricche di selvaggina, tra le migliori della Catalunya Comunità Valenciana, Castilla la Mancha. Queste terre, lontane dalle mete più note quali l’Extremadura e l’Andalusia, niente hanno loro da invidiare in quanto a valore paesaggistico e a resa dei carnieri, con l’innegabile vantaggio dell’essere più prossime all’Italia e più rapidamente raggiungibili.

La conformazione di queste riserve di caccia è quella classica spagnola: un mare di ulivi si estende dalla costa sino ai primi contrafforti di una catena montuosa ricoperta di pinete, boschi e bassa vegetazione come querce nane, ginestre selvatiche e rosmarino. Esse rappresentano luoghi ideali per il rientro del selvatico che viene atteso nei capanni, sia all’alba quando abbandona la montagna, sia quando vi fa ritorno per dormire.
Le riserve scelte sono ottime sia per la migratoria in generale, sia per i selvatici stanziali quali, particolarmente, pernici rosse autoctone e conigli di monte. Inoltre, da alcuni anni, Lachurra offre anche la possibilità di cacciare la capra ispanica (ibex).
Lachurra dispone in esclusiva di tre riserve nella provincia di Castellon, nella regione valenciana, a metà strada fra Barcellona e Valencia. Esse sono ubicate nei comuni di San Rafaell del Rio, Canet lo Roig e Xert. Sono terre dalla tipica vegetazione mediterranea, che si estendono davanti ad immensi uliveti, dove i tordi scendono al mattino per pasturare, e montagne dove, una volta rifocillati, risalgono per dormire.
Sempre nella regione valenciana, ma più a sud, in provincia di Valencia (70 km dall’aeroporto), nel comune di Cauadette de la Fuente, Lachurra dispone poi di due riserve di 600 ettari, distanti fra loro circa 30 km, interamente coltivate a vigne e pinete. Qui in Ottobre e Novembre, richiamati dalla presenza di uva e acqua, stormi di tordi, soprattutto sasselli, rientrano di sera per riposare. Questa particolare situazione ambientale permette quindi di fare carnieri molto interessanti.

Lachurra possiede, inoltre, una riserva particolarmente indicata in Dicembre e Gennaio per la caccia, non solo ai sasselli, ma anche a cesene e tordele. Essa si trova nella regione di Castilla La Mancha, a 150 km dall’aeroporto di Valencia, nel comune di Cardenete.
Per gli appassionati della caccia a tortore e colombacci, lachurra dispone di due riserve dove poterli cacciare, situate nelle province di Valencia ed Albacete, a 120/130 km dall’aeroporto di Valencia.
Anche la capra hispanica rientra nelle offerte venatorie di Lachurra si caccia nella zona di Tortosa-Beceite e nella Sierra del Maestrazgo, fra i vari trofei abbattuti, si annoverano 3 medaglie d’oro e 1 record (8° in Spagna).

Quello che permette a Lachurra di essere uno dei leader nel settore venatorio in Spagna, non è solo la competenza ma anche l’accuratezza e l’onestà con cui i viaggi vengono organizzati e proposti. Essi vengono strutturati sulla base del continuo interscambio tra Lachurra e i gruppi di cacciatori residenti nel luogo delle riserve di caccia prescelte; ciascuna di esse viene preventivamente visitata e visionata . Tutte le strutture recettive sono selezionate accuratamente per offrire qualità e comodità, localizzate a non più di 40/50 km dalle aree di caccia. La visita preventiva al viaggio permette anche a Lachurra sia di valutare l’effettiva presenza delle selvaggina (anche se con la migratoria è molto difficile) sia di prevedere possibili difficoltà, così da offrire al cacciatore, sin dalla partenza, soluzioni efficaci.
Lachurra assiste i suoi clienti telefonicamente durante tutto il viaggio e affiancandoli con personale competente per tutte le uscite di caccia il cui carniere potrà poi essere riportato tranquillamente in Italia ( sia in auto che in aereo).
I successi ottenuti negli ultimi anni nel consenso, sempre maggiore, da parte dei cacciatori ha spinto Lachurra a creare nel 2006 anche una propria linea di abbigliamento da caccia di qualità: Lachurra Sportwear. Gli abiti, prodotti e confezionati direttamente da abili artigiani spagnoli, sono caratterizzati non solo da un’innegabile comodità e qualità dei materiali, ma anche dalla linea squisitamente elegante, tipica del luogo d’origine. L’abbigliamento Lachurra, testato nelle più grandi manifestazioni di caccia quali Longarone, Exa e Game Fair ha incontrato una grande ed entusiastica accoglienza.
Competenza, onestà, capacità organizzativa a prezzi concorrenziali in due parole: Lachurra.
I CHIARIMENTI DELL´ARCICACCIA IN MERITO ALL´INCONTRO CON IL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE
Dal sito www.migratoria.it
I chiarimenti di Arcicaccia:
Prot. C/116/OV/mm
Roma, 6 giugno 2008
On. Avv. Angelo Buonfiglio
Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
On. Sergio Berlato
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
On. Sottosegretario,
ringrazio Lei e l’on. Berlato per l’invito all’incontro per la presentazione delle proposte del Governo in materia di modifica della legislazione sulla tutela delle aree protette e delle norme minime di salvaguardia di conservazione di ZPS e SIC nonché per il ddl di modifica alla legislazione di tutela della fauna selvatica, aggiornata al 26 maggio.
Purtroppo la convocazione per il giorno 6 giugno è arrivata giovedì 5 giugno 2008 alle ore 14.38, dopo che l’on. Berlato aveva comunicato – il 29 maggio- per l’indomani, la lettera di invito alla riunione per la probabile data del giorno 5 giugno. A ventiquattro ore, non avendo avuto più notizie da allora, purtroppo, non sono riuscito a liberarmi per assicurare la presenza ai lavori della riunione Onorevole Sottosegretario, on. Berlato esprimo l’amarezza per quanto accaduto pur comprendendo le difficoltà per i problemi determinatisi sui temi dell’agricoltura in questi giorni.
Auspico che al più presto il Ministero voglia riconvocare le Associazioni interessate non in emergenza e con almeno qualche ora in più di anticipo. Nel contempo sarà mia cura avviare la consultazione sui testi di legge proposti dal Ministero. Con l’occasione porgo i migliori Auguri per gli impegni governativi.
Distinti saluti.
Osvaldo Veneziano
Dal sito www.migratoria.it
RISPOSTA DELL´0N. BERLATO A FRANCO TIMO, PRESIDENTE NAZIONALE FIDC
Dal sito www.ilcacciatore.com
Thiene, lì 9 giugno 2008
Avv. Franco Timo
Presidente nazionale FIDC
Via Salaria, 298/a 00199 ROMA
e p.c.: Ai signori presidenti delle Associazioni Venatorie riconosciute:
CONFAVI, ENALCACCIA, ANLC, ARCICACCIA, ANUU, EPS, ITALCACCIA
Loro Sedi
Caro Presidente,
in risposta alla Pregiata Sua del 6 giugno u.s. vorrei rammentarLe che prima di far convocare l’incontro del 6 giugno u.s. presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ho provveduto a concordarla con Lei e con gli altri rappresentanti delle associazioni venatorie presenti alla registrazione televisiva del 29 maggio u.s..
Mi stupisce quindi che Lei affermi di aver saputo solo il giorno 5 giugno della convocazione relativa all’incontro del giorno successivo.
Prova ne sia che le altre Associazioni con le quali avevamo concordato l’incontro del 6 giugno si sono presentate puntualmente all’incontro presso il Ministero, eccezione fatta per l’ARCI Caccia e per l’Italcaccia.
Ad ogni buon conto il Sottosegretario Buonfiglio ha condiviso l’opportunità di concedere un’altra settimana di tempo a tutte le Associazioni per consentire loro di presentare le loro osservazioni ed eventuali integrazioni alle bozze dei provvedimenti già in loro possesso.
Nel preannunciarLe che il Governo provvederà ad inviare a tutte le Associazioni un nuovo invito per la settimana del 16 giugno p.v., nel corso del quale verranno valutate le osservazioni presentate nel corso di questa settimana, colgo l’occasione per porgerLe l’espressione dei miei più cordiali saluti.
on. Sergio Berlato
Thiene, lì 10 giugno 2008 Per tranquillizzare l’avv. Timo, presidente nazionale di Federcaccia, ritengo doveroso chiarire che il sottoscritto non ha diramato alcun comunicato stampa e che, su richiesta di alcuni iscritti alle liste nei siti web, si è limitato ad informare sulla partecipazione all’incontro del 6 giugno presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Come riportato nella mia risposta del 9 giugno, relativa alla lettera del Presidente della Federcaccia del 6 giugno u.s., con la quale il presidente Timo giustificava la sua mancata presenza al MIPAF, ho ritenuto di concordare con le associazione venatorie la data dell’incontro prima di chiedere al Sottosegretario Buonfiglio di fissare l’incontro al Ministero, incontro al quale hanno partecipato tutte le altre associazioni tranne Federcaccia, Arcicaccia e Italcaccia. Se il Presidente della Federcaccia avesse partecipato all’incontro del 6 giugno avrebbe sentito, come hanno potuto sentire gli altri rappresentanti delle altre associazioni venatorie, a quale titolo mi sto muovendo nella predisposizione delle proposte di modifica alla normativa vigente.
Leggendo la parte finale della piccata lettera dell’avv. Timo si potrebbe forse desumere che le motivazioni della mancata partecipazione all’incontro del 6 giugno siano da imputare a ben altre ragioni che nulla sembrano avere a che fare con la tempistica delle convocazioni ministeriali. In ogni caso, confidando nella più volte evocata “onestà intellettuale del Presidente della Federcaccia, sono sicuro che al prossimo incontro ci si potrà confrontare nel merito delle cose da fare per il bene della caccia e non sulle sterili polemiche fra rappresentanti del mondo venatorio che non fanno altro che favorire il gioco dei nostri avversari, così pronti a difendere la 157/92 quando sono all’opposizione ma così solerti nel volerla cambiare in modo peggiorativo e restrittivo quando sono spalleggiati dalle forze di governo.
Sergio Berlato
Federcaccia Umbra plaude l´iniziativa dell´Ekoclub regionale
Dall´Ufficio Stampa Federcaccia Umbra
Federcaccia Umbra plaude all’iniziativa dell’Ekoclub regionale del presidente Graziano Antonielli, brillantemente realizzata sabato scorso, che ha portato alla rimozione di tonnellate e tonnellate di rifiuti abbandonati fra i boschi di alcune zone dell’Umbria. Ancora una volta si dimostra quanto i cacciatori, anche attraverso la propria struttura ambientalista, invece che limitarsi a parlare come fanno molte associazioni “storiche”, preferiscano agire per il proprio territorio.
Riteniamo comunque che questa iniziativa vada ancor più valorizzata, anche in considerazione di quanto emerso dal convegno nazionale di Todi dello scorso 17 maggio sull’ambiente e i diritti del cittadino. Proprio a questo scopo, sin da ora, Federcaccia Umbra si impegna a lavorare in tempi adeguati per potenziare in maniera sensibile la risposta a simili iniziative, in termini numerici, da parte dei propri tesserati su tutto il territorio regionale.
Perugia, 10 giugno 2008
Ufficio Stampa Federcaccia Umbra
LIGURIA: CALENDARIO VENATORIO 2008-2009, 2009-2010 e 2010-2011
Con la Legge Regionale del 6 Giugno 2008 n°12 viene uffciializzato il Calendario venatorio 2008/2009, 2009/2010 e 2010/2011 per la Regione Liguria.
EMILIA ROMAGNA: CALENDARIO VENATORIO 2009/2010, 2010-2011, e 2011-2012
Con le modifiche alla legge regionale 15 febbraio 1994, n. 8 (Legge regionale 2 marzo 2009, n. 1) si attuano le norme per la definizione del calendario venatorio regionale per le stagioni venatorie 2009-2010, 2010-2011, 2011-2012.
TERMOREGOLAZIONE: UN LAVORO… DA CANI
I cani vengono definiti mammiferi “omeotermi”: questo termine, all’apparenza così misterioso, in realtà significa semplicemente che, al contrario di animali come i rettili, sono in grado di mantenere la loro temperatura corporea abbastanza costante, al variare delle condizioni esterne. Mentre cioè una lucertola, per aumentare la propria temperatura, è costretta a veri e propri bagni di sole, il cane può tollerare variazioni esterne limitate senza diventare ipotermico o febbricitante.
Ma conoscere i meccanismi che glielo permettono è importante per evitargli problemi seri, sia nel caldo torrido delle nostre estati, sia in inverni rigidi. Vedremo che la loro tolleranza alle alte temperature è molto più limitata della nostra e, quindi, se noi percepiamo la giornata afosa con fastidio, probabilmente il nostro ausiliare ne sta proprio soffrendo.
Innanzitutto, va detto che i meccanismi che nel cane portano ad un corretto controllo della temperatura non sono ancora presenti nei cuccioli alla nascita. Essi, appena nati, hanno la necessità vitale di stare l’uno accanto all’altro, possibilmente a stretto contatto con la madre; in effetti, fino ad almeno due settimane di vita, i cuccioli non riescono a mantenere la loro temperatura a livelli vitali se non grazie al contatto con una fonte di calore e, distaccati da essa per qualche ora, rischiano di morire per ipotermia.

E’ per questo che ogni cucciolo, anche se ancora cieco e sordo, ricerca istintivamente il contatto con i fratellini. Solo dopo le tre settimane di vita, i cuccioli diventano animali omeotermi autonomi, con una temperatura costante che si aggira tra i 39° e i 39,5°, generalmente maggiore di qualche decimo di grado centigrado rispetto ad un cane adulto.
Per combattere il freddo, fenomeno che i nostri cani sopportano abbastanza bene, vengono messi in atto sostanzialmente due meccanismi. Prima di tutto, l’organismo cerca di ridurre la perdita di calore, sia in modo involontario che volontario, in secondo luogo può tentare di aumentarne la produzione.
La percezione di freddo da parte dell’organismo fa sì che si contraggano i piccoli vasi sanguigni dei tessuti periferici, cioè della pelle che riveste orecchie e arti. In questo modo si dissipa meno calore attraverso la circolazione perché il sangue si raffredda di meno, scorrendo in superficie solo in modeste quantità. Inoltre, il mantello di tutti i cani, anche quelli a pelo corto, in inverno s’infoltisce e si allunga, così da aumentare l’isolamento termico, imprigionando aria che rimane calda proprio vicino alla cute. Grazie poi alla contrazione dei muscoli orripilatori, situati alla base degli stessi peli, essi possono essere eretti aumentando lo “spessore” del mantello.
Alcuni cani, in particolare quelli da slitta, sono sopravvissuti a climi micidiali proprio grazie alla dura selezione che li ha dotati sia del mantello che di un fitto sotto pelo che gli consente di dormire sulla neve, a temperature di molte decine di gradi sotto lo zero. Molti cani, abituati ormai a vivere nelle nostre case e, quindi, quasi ad un’inversione artificiale del clima, caldo d’inverno e fresco d’estate, faticano ad adattarsi e la naturale muta primaverile ed invernale del mantello si sta lentamente trasformando in una costante, moderata perdita di pelo per tutto l’anno. Come se l’organismo tentasse inutilmente di adattarsi e capirci qualcosa di tutti gli sbalzi a cui termosifoni, condizionatori, ventilatori e quant’altro costantemente lo sottopongono.
Volontariamente il cane che ha freddo mette poi in atto il caratteristico atteggiamento del raggomitolamento a palla, che riduce la superficie di area corporea esposta. Se, nonostante tutti questi tentativi, l’organismo continua a dissipare calore, il cane, come noi, comincerà a tremare, aumentandone la produzione.
Mentre il modo di affrontare il freddo da parte dei nostri cani risulta molto simile al nostro e, tutto sommato, decisamente efficiente, stessa cosa non si può dire per quanto riguarda il caldo. Noi, in una calda giornata estiva, permettiamo a tutta la superficie corporea di dissipare calore, non solo mediante la ma anche e soprattutto mediante la sudorazione. Quando il sudore evapora, la nostra cute disperde calore.
Nel cane questo meccanismo non è così efficiente come nell’uomo e le ghiandole sudoripare sono rare ed estremamente localizzate: si trovano, infatti, esclusivamente sui cuscinetti plantari e palmari e sui polpastrelli delle dita. Il cane, pertanto, suda solo attraverso di essi ed è caratteristico vedere come, quando è accaldato o impaurito, lascia le impronte del proprio passaggio su di un piano lucido. L’evaporazione del sudore dai cuscinetti raffredda però la circolazione solo a livello delle zampe, e il suo beneficio non si risente nella grande circolazione.

Quindi i cani devono mettere in atto un altro sistema per dissipare calore, ingegnoso anche se non efficiente come il nostro: un sistema di vaporizzazione acquea collocato nelle cavità nasali. La cavità nasale del cane, infatti, nasconde delle sottili lamelle ossee, dette turbinati, rivestite da una membrana mucosa costantemente inumidita dalla secrezione acquosa di una ghiandola. L’aria inspirata dal cane attraversa queste lamelle, facendone continuamente vaporizzare l’umidità e raffreddando così il naso. Il naso freddo e umido di un cane sano permette pertanto di rinfrescare il sangue che circola nei suoi vasi sanguigni superficiali. Questo sangue, ricircolando attraverso il corpo, riesce a raffreddare il cane.
Se il cane però è particolarmente accaldato, eliminerà l’aria in uscita non attraverso il naso, che altrimenti si riscalderebbe troppo, ma attraverso la bocca. Così facendo l’aria in uscita, scorrendo sopra la lingua, evapora e la fa raffreddare, con conseguente raffreddamento del sangue che circola a questo livello. E’ per tale motivo che nelle giornate particolarmente afose i cani, la cui media di atti respiratori, in condizioni ottimali, è intorno a 30-40 al minuto, arrivano ad “ansare” ben 300-400 volte al minuto. Questa attività di refrigerazione determina ovviamente una grande dispersione non solo di calore ma anche di liquidi, che devono essere accuratamente recuperati affinché il cane eviti una vera e propria disidratazione.
Sara Ceccarelli
Ittica Val d´Agri
Siamo nell’autunno 1986 e l’amico Giammario (Beghelli) possiede delle quote azionarie di questa valle di pesca acquistate dal padre negli anni ’70. L’attività prevalente è l’allevamento del pesce, la caccia è un’attività marginale, riservata ai soci nella residua zona paludosa che è rimasta dopo la bonifica e l’allestimento delle vasche per il pesce. Non è che si faccia granchè come caccia, ma in mancanza d’altro è meglio di niente.
Dunque siamo invitati il 30 novembre e ci sistemano in una delle ultime vasche di palude con un discreto canneto. Siamo per tempo nell’appostamento e dopo aver sistemato gli stampi aspettiamo l’alba. Nella scarsa luce prima dell’alba,due alzavole saettano sugli stampi. Ci alziamo per tempo e appena s’impennano le fulminiamo entrambe. Come inizio non c’è male! Ma nonostante le buone premesse la giornata è vuota di caccia bianca; in compenso ci sono parecchie folaghe per cui il divertimento è assicurato.
Ad un certo punto noto che nel canneto che abbiamo di fronte a 60/70 metri, si sono radunate molte folaghe. Allora decido di uscire per cercare di accostarle dalla stradina che costeggia l’argine. Mentre avanzo verso le folaghe, improvvisamente mi arrivano in testa due codoni abbastanza alti. Due colpi in rapida successione e ne cade uno nell’acqua. Marco il punto di caduta e mi avvio con cautela per recuperarlo. L’acqua mi arriva oltre il ginocchio e pur con gli stivali a coscia devo fare molta attenzione. Quando arrivo sul punto,che è pieno di vegetazione, del codone non c’è traccia.Eppure ho visto bene il punto!
Dopo un buon quarto d’ora di ricerca, proprio mentre sconsolato sto per tornare indietro,ecco che con la coda dell’occhio lo vedo: era così mimetizzato con la vegetazione che, pur essendoci passato sopra più volte non lo vedevo. Soddisfatto della preda mi avvicino al canneto delle folaghe. Quando arrivo a tiro si alza letteralmente un “mare” di folaghe. Con il mio Breda non faccio in tempo a caricare che già devo sparare: è una strage. Le folaghe non le raccolgo. Le recupereremo alla fine con il barchino.
Torno all’appostamento da Giammario il quale anche lui ha sparato molte folaghe. Sono circa le 10 quando decidiamo di smettere e di andare al barchino per recuperare le folaghe. Mentre camminiamo sull’argine, nella vasca a fianco, proprio al centro a circa 50 metri, vedo un moriglione che nuota. Pur essendo lontano tento ugualmente il colpo e sono fortunato perchè lo vedo colpito. Allora entro con il fucile nella vasca per recuperarlo, ma il moriglione è solo ferito e la profondità dell’acqua è tale che sfiora il margine superiore degli stivali.
Per farla breve, il moriglione si immergeva ed io cercavo di spararlo quando riemergeva. Alla fine la mia costanza viene premiata e riesco a recuperarlo. Arrivati al barchino dotato di pertica, dico subito a Giammario che è lui che lo deve guidare perchè io ho un dolore alla spalla.Giammario, improvvisato barcaiolo, invece di far andare il barchino avanti lo faceva andare indietro mentre io letteralmente mi scompisciavo (come diceva Totò) dalle risate.
Alla fine non recuperiamo nemmeno tutte le folaghe perchè Giammario era a pezzi e non voleva neppure riportare il barchino al suo posto. Lui si innervosiva ed io ridevo! In conclusione il carniere era: 2 alzavole, un codone, un moriglione e 60 folaghe. La solita fotografia immortala un carniere comunque soddisfacente.
Riccardo Turi
FITARCO: CAMPIONATI MONDIALI UNIVERSITARI
Dalla Fitarco il testo della convocazione per i Campionati Mondiali Universitari che si svolgeranno a Tainan, nella Cina Taipei, dal 5 all´11 luglio.
Per scaricare il testo clicca qui.
Lallo
Siamo qui, soli, in questa stanza con le pareti di un colore bianco opaco che assorbe la luce, fra mille strane attrezzature e marchingegni. Irrefrenabile sale alla gola un nodo che blocca le parole, i respiri, i sussurri… è allora che i ricordi si accavallano alle emozioni. Chiudo gli occhi…accarezzo le vene della tua mano… la sento appoggiata alla mia spalla, troppo giovane ed esile per il vecchio Franchi a mollone. “… sei certo che il tordo si sia posato lì …mi raccomando… spara solo se sei sicuro”. “Ma sì, Lallo…l’ho visto bene…è dietro un ramoscello”. …”Spara, allora !”.
Boom…”l’ho colpito…è caduto!”. “…presto… va a raccoglierlo…di corsa”.
Fu il primo tordo di un sognatore quattordicenne e fu anche l’inizio dell’insana malattia che ancora mi affligge. Altri ricordi: la mia prima apertura con licenza in tasca. Con noi Lea, la nostra setter, l’unica sopravvissuta di un’intera cucciolata, il tuo dono per i miei diciotto anni. La nidiata di fagiani che avevamo inseguito per tutta l’estate. Le corse affannose sulle incerte ferme di una cucciolona senza esperienze e le mie sonore smitragliate che produssero inevitabilmente padelle clamorose. Solo i tuoi recuperi su due femmine, ormai certe di averla sfangata, evitarono la clamorosa disfatta.
Le mie imprecazioni contro tutto e tutti, le cartucce, il fucile, persino gli stivali furono la giustificazione della troppa fretta e dell’imperizia. E te con la calma di sempre a rincuorarmi, a darmi consigli e pacche sul gilet. Un ticchettìo sordo, metallico mi riporta al presente. Guardo la goccia nella flebo scendere lentamente, sempre con lo stesso ritmo, senza rumore instilla nel tuo sangue la dose quotidiana di cibo, di speranza, di attesa. Sfioro ancora la tua mano, chiudo gli occhi e la memoria di nuovo ci trasporta altrove.
E’ l’alba. Il chioccare soffuso del merlo avverte gli animali che sta nascendo un nuovo giorno. Noi siamo pronti: due capanni al limitar del bosco, il nostro bosco. Tanti momenti simili vissuti sempre con rinnovata meraviglia. L’adrenalina è al massimo ed i sensi tutti tesi a cogliere tra le ombre i nostri desideri. Il canto del pettirosso: è l’ora. I primo tordi schizzano fuori come nere saette, i colpi si susseguono, i lampi delle fucilate rischiarano il chiarore sempre meno indistinto. Ancora Lea, indimenticata compagna di tante avventure, che fa la spola tra un capanno e l’altro. Poi torna a rannicchiarsi, con il muso all’insù attende che arrivi di nuovo il suo momento per precipitarsi al riporto o al recupero.
E poi l’ultimo fagiano. Lea ferma come di sasso…io a cercare la posizione giusta. Di lato, di fronte, dietro al cane, chissà. Attimi interminabili e poi un canto roco, strozzato in gola ed il turbinio dei colori di un farfallone con una coda di un metro. “Lo fermo, lo fermo…anche se la prima è andata a vuoto lo fermo di seconda…” Boom …padella! “Maledetta quercia spuntata da chissà dove e maledetto fagianaccio!”. E altre imprecazioni contro tutto e tutti, le cartucce, il fucile…gli stivali. E te con la calma di sempre a rincuorarmi e… a ridere di gusto. Per la prima volta avevi voluto che ci dividessimo. Te a battere la collina dall’alto ed io con Lea nella valletta coperta di sorgo.
Allora non diedi peso a quel tuo volerti allontanare a tutti i costi né a quel senso di remota solitudine e a quella sottile inquietudine che mi pervase quando sei scomparso dalla mia vista. Adesso capisco il perché di quel gesto, solo adesso. Avevo messo da parte un foglio bianco. Doveva essere la tua mano o la tua voce a riempirlo di parole, di nuove emozioni. Si doveva parlare ancora di fagiani sovrani in impervi calanchi, di tordi e merli lungo i fossati, di allodole sui campi seminati, di albe e di tramonti, di fredde mattine invernali e di tiepidi pomeriggi autunnali.
Tutto questo accadrà lo stesso. Saranno i miei occhi a vedere per te, le mie gambe a camminare per te e la mia mano a sparare per te. Fino al giorno in cui torneremo di nuovo a cacciare insieme… Lallo… fratello mio!
Massimo Quattrini
GAME FAIR 2008: LA FIERA …DELLE EMOZIONI
Non vi riporterò numeri, nonostante il cosiddetto dovere di cronaca non vi racconterò di quante e quali manifestazioni si sono susseguite in questi quattro giorni di fiera. Tutte belle, anzi bellissime. Non ve lo racconterò perché mille depliant lo riporteranno molto meglio di me, non tralasciando nomi, e direi, miti.
Voglio solo raccontarvi quanto è meraviglioso scoprire che c’è ancora chi sa lasciarsi dietro i pensieri di ogni giorno, la fretta dell’inseguire se stesso ogni momento, per dedicarsi uno spazio, sia fisico che mentale, tra animali e piante, tra cielo, terra e mare.
E mi torno a stupire nel sentire che ciò che cerchiamo, affannati, quasi ciechi, giorno dopo giorno, corsa nella corsa, è in realtà così semplice quanto vicino: una passeggiata nel bosco, il volo di un falco, la polvere smossa dal trotto di un poderoso cavallo…
E respirare…
Auguri a tutti e arrivederci alla prossima Fiera delle Emozioni!
Sara Ceccarelli
A CUNEO CONVEGNO DELLA FEDERCACCIA PIEMONTE SU ATC E CA
Sabato 7 Giugno a Cherasco, Cuneo, presso il Teatro Salomone, si terrà il convegno “Quale futuro nella gestione del territorio e della fauna selvatica per gli Atc e Ca in riferimento all’attuazione del Progetto Rete Natura 2000” (Sic e Zps).
L’incontro, organizzato dalla Federcaccia Piemonte, con il patrocinio della Provincia di Cuneo e della Città di Cherasco, presenterà questo programma:
Ore 14.30 – Saluto delle autorità
Sindaco di Cherasco
Presidente della Provincia di Cuneo
Presidente Regione Piemonte
Ore 15.00 – Interventi
Innocenzo Gorlani – Avvocato esperto in materia
Sandro Flaim – Presidente Uncza
Paolo Balocco – Responsabile Settore Fauna Provincia di Cuneo
Mino Taricco – Assessore Regionale Agricoltura
Bruno Morena – Presidente Regionale Fidc
Ore 16.30 – Tavola Rotonda
Presidenti Atc e Ca
Rappresentanti Enti Locali
Rappresentanti Associazioni Agricole
Rappresentatati Associazioni Venatorie
Rappresentanti Associazioni Ambientaliste
Conclusioni
Franco Timo – Presidente Nazionale Fidc
Coordinatore – Rodolfo Grassi
A BOLOGNA CONVEGNO NAZIONALE SUGLI ATC
Il 20 Giugno 2008 si terrà a Bologna, presso la Sala Auditorium di Viale Aldo Moro, 18 un incontro organizzato dalla Regione Emilia Romagna dal titolo “Gli Ambiti Territoriali di Caccia protagonisti della gestione del Territorio-15 anni di esperienza a confronto tra politica faunistico-venatoria e partecipazione”.
Questo il programma:
Ore 9,30 – Apertura segreteria Convegno e registrazione dei partecipanti
Ore 9,45 – Inizio lavori
Marco Calvi
Chairman
Ore 10,00 – Introduzione
Marioluigi Bruschini
Assessore Sicurezza territoriale, Difesa del suolo e della costa, Protezione civile della Regione Emilia-Romagna
Ore 10,30 – Opinioni del mondo venatorio, agricolo e ambientalista
Franco Timo
Presidente Federcaccia nazionale, Presidente Coordinamento Associazioni venatorie aderenti a Face Italia (Federcaccia, Libera caccia, Enalcaccia, Anuu)
Osvaldo Veneziano
Presidente Arcicaccia nazionale
Alessandro Ghetti
Confederazione Nazionale Coldiretti
Pietro Minelli
Rappresentante Copagri nazionale a nome anche di Cia e Confagricoltura nazionali
Antonino Morabito
Responsabile nazionale Conservazione e Gestione Fauna Legambiente
Danilo Selvaggi Responsabile rapporti istituzionali Lipu
Ore 12,00 – Esperienze di gestione
Atc Alessandria 2
Consigliere Andrea Brusa
Atc Mantova 4
Presidente Massimo Riccò
Atc Ferrara 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9
Centro servizi – Ottorino Zanellati
Atc Parma 1, 3, 6, 8
Tecnico faunistico Giorgio Malaguzzi
Atc Siena 18
Direttore tecnico Federico Morimando
Atc Perugia1
Presidente Quartilio Ciofini
Ore 13,00 – Conclusioni
È stato invitato a concludere il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali






















