Grande soddisfazione espressa dal Ministro degli Esteri Franco Frattini al varo, da parte del Consiglio dei Ministri, del disegno di legge per la ratifica parlamentare di quanto indicato dalla Convenzione Europea in merito alla protezione degli animali.
Come spiega Frattini, la Convenzione introduce principi e sanzioni penali riguardo al divieto di abbandono degli animali, al divieto di maltrattamenti oltre al diritto degli animali al benessere e ad interventi chirurgici o medici che siano fatti con tutte le caratteristiche per evitare sofferenze.
Grande rilevanza è stata data al tema del traffico illecito di cani e di gatti, con particolare riferimento al traffico di cuccioli, fenomeno che finalmente verrà considerato reato, punibile con una condanna fino a 13 mesi di reclusione, pena aumentata di un terzo se vittime del traffico sono cuccioli di meno di 8 settimane di vita.
CONVENZIONE EUROPEA: IL TRAFFICO ILLECITO DI CANI DIVENTA REATO
CONSIDERAZIONI SULLA RICARICA DOMESTICA
La ricarica domestica delle cartucce a pallini – ossia quella fatta dal cacciatore tra le mura di casa – è stata per decenni una consuetudine per passione, ma soprattutto per necessità.
Questa pratica, così in auge fino a qualche decennio fa, era dettata da un fattore primario: il cacciatore medio non aveva la disponibilità economica per acquistare e sparare notevoli quantità di cartucce.
Da qui, la grande diffusione della carica e della ricarica domestica effettuate spesso con strumenti idonei, ma con tarature approssimative.
La stessa cartuccia presentava perciò, ogni volta, caratteristiche funzionali e balistiche purtroppo diverse, anche se spesso in minima parte, ed il buon “caricatore/ricaricatore” diventava tale più per l’esperienza accumulata che per le conoscenze tecniche specifiche.

I motivi sono intuitivi:
* il costo contenuto delle cartucce ne permette l’acquisto da parte di quasi tutti i cacciatori;
* in commercio esiste una notevole disponibilità di cartucce appositamente studiate e realizzate per le diverse esigenze venatorie;
* ed in ultimo, ma non meno importante, è il fattore tempo: quello da dedicare alla carica o alla ricarica è sempre minore.
La ricarica oggi è, quindi, oggi divenuta per lo più un passatempo per il cacciatore innamorato di “quest’arte”, nella quale ancora ama cimentarsi.
Le variabili che incidono nella ricarica delle cartucce a pallini sono molte e la modifica di ogni singolo componente determina la variazione delle caratteristiche prestazionali della cartuccia stessa.
I fattori in base ai quali viene determinata la prestazione della singola cartuccia sono costituiti da:
• Tipologia e qualità della polvere impiegata; • Diametro e quantità di piombo usato;
• Tipo di bossolo o contenitore utilizzato che può essere in feltro o plastica;
• Tipo di chiusura della cartuccia che può essere di tipo “tondo” o “stellare”.
In base ai rapporti che si creano tra le quantità e le tipologie di questi fattori, si può produrre una grande quantità di cartucce con caratteristiche, in alcuni casi, simili tra loro o, in altri, molto diverse. E’ proprio la variazione di un singolo particolare a fare la differenza tra una cartuccia e l’altra. Ci limiteremo perciò a fare un’analisi molto sintetica dei componenti sopraindicati, segnalando le possibili risultanze.
1)LA POLVERE DA SPARO: esistono vari tipi di polvere da sparo. Le caratteristiche principali sono costituite dalla loro capacità di accensione più o meno rapida e dalla forza che possono sprigionare all’atto dell’esplosione, determinanti la velocità di partenza della carica dei pallini. Questi elementi possono fare una grande differenza in termini di pressioni generate all’interno della canna.
2) IL PIOMBO: esiste di varie grammature e sono proprio il suo calibro e la quantità espressa in “grani” o “grammi” a determinare la potenza del colpo. Oltre alla capacità di poter fulminare la preda riuscendo a penetrare in profondità, fino a ledere gli organi vitali della stessa, molto importante è la “rosata” che il piombo riesce a generare alla sua fuoriuscita della canna; ciò dipende da vari fattori quali la spinta che riceve dall’esplosione della polvere, il peso del piombo stesso e la densità di rosata che la combinazione cartuccia/canna riesce a generare. A parità di peso e calibro, la distanza che il piombo può percorrere è proporzionale alla spinta che riceve dall’esplosione della polvere.
3) IL BOSSOLO: è il contenitore ove sono alloggiati la polvere, il piombo e l’innesco indispensabili per il funzionamento della cartuccia. I bossoli hanno subito nel tempo cambiamenti notevoli riguardanti i suoi componenti. Basti pensare come, all’epoca “d’oro”delle ricariche (fino a circa 30 anni fa), i bossoli erano costruiti in cartone, fattore che determinava grossi limiti circa la loro efficacia, perlomeno per due motivi:
• I bossoli non si adeguavano alle pressioni di canna che si generavano all’atto dello sparo, tendevano a dilatarsi, ma non a riprendere poi la loro consistenza originaria tanto che, dopo poche ricariche, si generavano lesioni del cartoncino tali da essere non più riutilizzabili;
• Tendevano ad assorbire l’umidità dell’aria, trasmettendola a volte anche alla polvere da sparo contenuta all’interno, modificando il comportamento della cartuccia.

Ciò permette di utilizzare questo tipo di bossolo per parecchie ricariche.
È, inoltre, impermeabile, impedendo all’umidità di penetrare all’interno della cartuccia e pregiudicare la normale accensione della polvere da sparo.
4) CHIUSURA: può essere di due tipi, tonda o stellare. Quella tonda è la più usata per le ricariche manuali e prevede la chiusura tramite inserimento di cartoncino circolare all’apice del bossolo. Il cartone della parte terminale del bossolo viene “arricciato” con apposita macchina manuale od elettrica.
La chiusura stellare, che va per la maggiore nella produzione su scala industriale, presenta una chiusura basata su cinque o più punte che si ottengono richiudendo su se stessa la parte superiore in plastica del bossolo. Queste tenderanno ad aprirsi dietro la pressione in uscita dei pallini innescata dalla polvere. Questo tipo di apertura presenta il vantaggio di garantire rosate più compatte sulla breve distanza.

La “ricarica manuale della cartuccia” è meno semplice di quanto possa sembrare ed anche per i più esperti è sempre consigliabile tener conto di alcuni elementi che riguardano, comunque, più la sicurezza che l’aspetto puramente tecnico.
Ricordiamo perciò:
• Dotare la cartuccia di quantità e tipologia di componenti idonei al tipo di caccia che si vuol praticare; • Mantenere le cariche sotto i limiti massimi di sicurezza consigliati dall’esperienza, dai manuali e dalle prove effettuate al banco;
• Tener conto del fucile che si utilizza per la cartuccia; usare cariche sovradimensionate è pericoloso per chi spara e per la meccanica del fucile, soprattutto per canne dotate di spessore limitato e per le batterie, con particolare attenzione se si dispone di fucili basculanti la cui tenuta può essere messa a dura prova da pressioni elevate.
Fondamentale è, in qualunque tipo di cartuccia, che esista sempre un “giusto equilibrio” tra la velocità di partenza dei pallini e la pressione esercitata dalla polvere alla sua esplosione, pressione che si ripercuote sulle canne.
Se si vuol ricaricare, fatevi accompagnare nella esecuzione da un cacciatore esperto della materia ed, in particolare, dal vostro armiere di fiducia perché i semplici consigli dell’amico potrebbero non bastare, viste le caratteristiche dei prodotti attualmente in commercio rispetto a 20 anni fa.
Alessio Ceccarelli
CEDESI ALLEVAMENTO DI SELVAGGINA
VENDITA di ALLEVAMENTO SELVAGGINA in AZIENDA FAUNISTICO-VENATORIA A MONCRIVELLO (VC)
e di
CONCESSIONE PRIVATA DI TERRENI DI CACCIA di 780 ETTARI.
Descrizione:
L’azienda TENUTA RONZINO – ALLEVAMENTO DI SELVAGGINA “LA BECCACCIA” è localizzata in località Moncrivello, provincia di Vercelli (Autostrada A4 Milano – Torino, uscita Borgo D’Ale). 
La produzione è destinata prevalentemente alle aziende agri – turistico venatorie, alle aziende faunistiche, ai comparti alpini, agli ambiti territoriali di caccia e in misura minore al mercato alimentare di nicchia.
Gli introiti più importanti derivano dallo sfruttamento, a scopo venatorio amatoriale, di una concessione di 780 ettari nel territorio comunale di Vestignè in cui vengono liberati gli animali allevati e poi abbattuti.
La struttura attuale consente la produzione di:
– 80.000 fagiani,
– 5.000 starne,
– 500 lepri,
– 60 cinghiali.
La potenzialità produttiva potrebbe essere ampliata per: – 100.000 fagiani
– 12.000 starne
– 1.000 lepri
– 130 cinghiali
Le consistenze dell’allevamento
Il terreno, recintato ed illuminato h 24, si sviluppa su 24 ettari. su cui insistono:
– 20.000 mq di voliere;
– 9.000 mq di capannoni con (destinazione D 8) completi di luce notturna – 2 linee distribuzione – acqua – 2 linee distribuzione gas – aspiratori – serbatoi acque medicate – abbeveratoi e mangiatoie;
– 7.000 mq di voliere e rifugi antipioggia per volatili;
– 3.000 mq di terreno per produzione a terra di lepri con 130 gabbie;
– 2.500 mq di terreno recintato per cinghiali;
– 350 mq di casa padronale con 3 garage;
– 100 mq di incubatoi per 36.000 uova di cui 4 schiuse a controllo numerico da 4.800 uova cad;
– 7 box per cani da caccia;
– 4 stalle per cavalli;
– impianti autonomi: pozzo acqua, cabina elettrica, gruppo elettrogeno;
– attrezzature agricole di servizio: 450 casse trasporto volatili, aratri, macchine fieno, trattori, fuoristrada, furgoni, trattori, carri, escavatore.
Cessione
Le attese della proprietà consistono nella vendita delle azioni della società proprietaria comprendenti la vendita della concessione privata dei terreni di caccia nel limitrofo territorio comunale di Vestigné.
Per informazioni:
* Carlo Pisani
Agente immobiliare CCIAA di Milano n. 4767 carlo.pisani@tele2.it
tel. : +39 3383226085
* Enrico Gorla
tel. : +39 3356172047
6° GRAND PRIX INTERNATIONAL JUNIORES
Testo gentilmente inviatoci da Marco Puppo
Addetto Stampa FITAV
Anche quest’anno si è svolto presso i campi della Società Tiro a Volo Porpetto il Grand Prix Internazionale che quest’anno celebra anche la1° edizione della “International Shotgun Cup”.
Alla cerimonia di apertura, svoltasi a Lignano Sabbiadoro giovedì 9 settembre presso la “terrazza a mare” erano presenti rappresentative nazionali e regionali per un totale di oltre 160 tiratori.
Le nazionali arrivate a Lignano accompagnate da tecnici e numerosi supporters erano: Australia, Belgio, Repubblica Ceca, Croazia, Finlandia, Germania, India, Libano, Malta, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e l’Italia che insieme alle rappresentative del Lazio, della Liguria, della Lombardia, delle Marche, del Veneto e dei padroni di casa del Friuli Venezia Giulia hanno sfilato con i loro vessilli di fronte al numerosissimo pubblico presente alla cerimonia inaugurale.
Molte le autorità presenti: la medaglia olimpica dello skeet di Pechino, la friulana Chiara Cainero, il vice presidente regionale del CONI Giuliano Gemo, il sindaco del comune di Porpetto Pietro Dri, l’assessore allo sport del comune di Porpetto Francesco Dri, il 2 volte campione olimpico di Mosca e Los Angeles nonché tecnico del Settore Giovanile Luciano Giovannetti, i consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia Giorgio Venier Romano e Paride Cargnielutti, il consigliere federale Italo Mastrangelo ed il presidente del Comitato regionale FITAV Ivo Molaro.
Alle premiazioni finali erano inoltre presenti il presidente regionale del CONI Emilio Felluga, il presidente del CONI Provinciale di Udine Silvano Parpinel e l’assessore allo sport della provincia di Udine Mario Virgili.
Le gare sono state accompagnate da uno splendido sole e questo ha agevolato i partecipanti che hanno ottenuto risultati tecnici di altissimo livello.
Hanno partecipato alla manifestazione che ha visto italiani trionfare in molte gare anche 7 atleti del Friuli V.G. Si è distinto in modo particolare il tiratore triestino di Skeet Christian Benet che si è classificato al quinto posto davanti a molti più titolati concorrenti.
Infine il presidente regionale FITAV Ivo Molaro ha dato appuntamento al prossimo anno a tutti i partecipanti.
FITAV: 1 D´0R0, A VIBO VALENTIA CHIUSA L´ATTIVITA´ 2009
Testo gentilmente inviatoci da Marco Puppo
Addetto Stampa FITAV
60 giovani tiratori e tiratrici si sono confrontati in una gara ad eliminazione diretta che prevedeva una fase di qualificazione di 50 piattelli per Fossa Olimpica e Skeet e 100 per il Double Trap con eliminatorie dirette nei quarti e nelle semifinali per arrivare ai migliori tre che si sono affrontati nelle finali.
Per il comparto della Fossa Olimpica tra gli Junior Maschili il trofeo è andato a Antonio Nino di Potenza che con un perfetto 25/25 è salito sul gradino più alto del podio. Alle sue spalle Andrea Miotto di Brescia e Raffaello Grassi di Catania che conclusa la finale appaiati a quota 22/25 si sono affrontati in uno shoot-off per l’assegnazione dell’argento e del bronzo.
Il catanese ha sbagliato il primo bersaglio regalando il secondo posto al bresciano e si è dovuto accontentare del gradino più basso del podio.
Tra le Junior Femminili l’oro è stato conquistato dalla piemontese Erica Marchini (24/25 +6) che ha battuto allo spareggio la laziale Celeste Pozzi (24 +5).
Nel comparto degli Allievi il gradino più alto del podio è stato appannaggio del messinese Gianluca Tedesco (23/25) mentre l’argento ed il bronzo sono andati, rispettivamente, al reggino Giovanni Santoro (22) e al catanese Piero Costanzo (18).
Tra le Allieve primo posto per Chiara Maria Termini (21/25) di Gela, secondo per Lisa Nicole Marzo (19) di Olbia e terzo per Alessia Montanino (18) di Napoli.
Per il comparto delle Giovani Speranze si è imposto Carmelo Blandino (19/25 +4) di Siracusa che ha battuto allo shoot-off Francesco Bontempi (19 +3) di Brescia a cui va l’argento. Il bronzo è andato a Piero Puleo (18) di Palermo.
Infine tra gli Esordienti oro per il leccese Antonio Michael Torsello (23/25), argento per il messinese Francesco Biancuzzo (20) e bronzo per il messinese Cataldo Fiumefreddo (17).
Passando al comparto dello Skeet, nella sezione riservata agli Junior Maschili il gradino più alto del podio è andato a Tammaro Cassandro (24/25) di Caserta, la piazza d’onore a Stefano Del Prete (23) di Latina e l’ultimo gradino del podio a Giancarlo Grimaldi (21) di Napoli.
Per le Junior Femminili oro alla materese Virginia Orlando (24/25).
Per gli Allievi il gradino più alto del podio è stato appannaggio del casertano Domenico Simeone (22/25) mentre l’argento ed il bronzo sono andati, rispettivamente, al reggino Manuel Mercurio (18) e al salernitano Luigi Robert Grieco (17).
Tra le Allieve primo posto per Chiara Maria Termini (21/25) di Gela, secondo per Lisa Nicole Marzo (19) di Olbia e terzo per Alessia Montanino (18) di Napoli.
Infine, nel comparto del Double Trap, nella categoria degli Junior Maschili l’oro è stato conquistato da Federico Romeo (34/50) di Reggio Calabria e l’argento da Alessandro Chianese (31) di Napoli.
CHE INCOSCIENTE!!!! di Riccardo Turi
Nel 1976 ero sposato da appena 2 anni e avevo 1 figlio, Giovanni (ne sarebbero arrivati altri 3 sino al 1993!).
Abitavo a Noci, piccolo paese in provincia di Bari e sede del mio lavoro: infatti lavoravo da 2 anni alla Cassa di Risparmio di Puglia.
Allora la caccia chiudeva ancora il 31 marzo e almeno le marzaiole ci era consentito cacciare.
Il mio amico Giammario (Beghelli) era stato assunto a ottobre 1975 presso l’Istituto Bancario S.Paolo di Torino e lavorava ad Alessandria e quindi poteva venire a caccia solo quando si metteva in ferie.
Siamo intorno a S.Giuseppe e mi raggiunge una telefonata del papà di Giammario, colonnello dei carabinieri, che mi invita per l’indomani ad andare con lui a marzaiole alla Diga del Basentello che si trova dietro Gravina di Puglia. La sera sono a Bari a casa dei miei suoceri e mi reco all’Armeria Bernardelli per acquistare delle cartucce per le marzaiole, dato che ho soltanto le cartucce che uso per i tordi e che sono caricate con la polvere GP in bossoli di plastica nella dose di 1,80X34 del piombo nomero 8.Sic!!
Il signore del negozio mi suggerisce delle cartucce caricate da loro che a suo dire sono davvero micidiali. La cartuccia si chiama “La Preziosa” e, se sarà tale nelle prestazioni, lo è sicuramente nel prezzo: Lire 300 l’una!!
Un costo pazzesco per quel periodo.
Ne acquisto una ventina e sono convinto che faranno faville.
Per tempo vado a prendere con la mia Fiat 127 bianca il colonnello e partiamo per la diga che dista oltre un’ora di macchina. Quando arriviamo ci sono altri amici del colonnello (che è già abbastanza avanti con gli anni ed è già in pensione) uno dei quali ci sistema il capanno sulla riva. Proprio mentre siamo alle prese con il capanno e gli stampi ecco arrivare 3 marzaiole che, nonostante fossimo tutti allo scoperto, quasi volevano calarsi in acqua.
I fucili però erano scarichi e rimpiangiamo l’occasione persa. Sistemato il tutto ci mettiamo nel capanno, il colonnello a sinistra ed io a destra.
Nel cielo notiamo numerosi stuoli di marzaiole e vedo il mio compagno tutto eccitato e lo invito a stare calmo ed a nascondersi. Nel frattempo ho caricato il mio Breda con le cartucce di Bernardelli.
Improvvisamente ecco 5 marzaiole quasi sugli stampi; il colonnello si alza per sparare ma il fucile s’inceppa. Io invece sono pronto e scarico il fucile sulle prede: incredibile, se ne vanno indenni!!
Allora avevo 29 anni, ero nel pieno della giovinezza e sparavo discretamente, per cui la pedella era inspiegabile.
Furioso per l’occasione mancata tolgo le cartucce pagate a caro prezzo e inserisco le mie GP. Dopo non molto tempo, mentre il colonnello sonnecchiava, ecco 4 marzaiole che sono quasi nel tiro: mi alzo per tempo e ne abbatto 3, una delle quali ferita che inutilmente cerco di ribattere sull’acqua perchè lunga. Allora, proprio da incosciente, mi avventuro sull’acqua con un canottino per bambini che avevamo portato con noi e che pare avesse anche un piccolo buco!!
Incredibile, per recuperare la marzaiola dovetti allontanarmi per più di 200 metri, tutto vestito, con gli stivali, il fucile e la cartuccera. Per fortuna andò tutto bene ed anche il recupero. Non ci fu altro da sparare per quella mattina ed il mio carniere fu di 3 marzaiole abbattute con le mie cartucce dei tordi. L’indomani però non volli esimermi dal recarmi all’armeria. Entrai dicendo:” Queste cartucce ve le restituisco perchè potrei solo sparare le galline per terra!!” Forse fui un pò cafone, ma quando ci vuole ci vuole.
Riccardo Turi
LE CACCIE IN DEROGA POSSIBILI IN ITALIA
Tratto dal sito www.federcaccia.org
REGIME DELLE DEROGHE SUL TERRITORIO NAZIONALE
In alcune zone d´Italia è possibile il prelievo in deroga delle seguenti specie selvatiche: storno, fringuello, peppola, pispola, frosone, tortora dal collare.
Elenchiamo specie per specie le modalità e le zone di prelievo.
STORNO:
TOSCANA
PREAPERTURA: 2 E 6 SETTEMBRE (Firenze solo il 2 sett.) APERTURA: DAL 20 SETTEMBRE al 18 ottobre (20 STORNI GIORNALIERI A CACCIATORE PER UN TOTALE DI 100 STORNI);
In tutte le coltivazioni agricole ad eccezione delle aree boscate;
Dal 19 al 13 dicembre aree boscate e nei vigneti frutteti e oliveti ove non ancora terminata la raccolta altrimenti se raccolta terminata si deve rimanere ad una distanza di almeno 100 metri
MARCHE
DAL 2 SETTEMBRE AL 20 DICEMBRE PRELIEVO PER APPOSTAMENTO SENZA RICHIAMI VIVI. 15 CAPI GIORNALIERI E 100 COMPLESSIVI
SETTEMBRE ENTRO 100 METRI DA COLTURE DA SEME
OTTOBRE SU TUTTO IL TERRITORIO
NOVEMBRE E DICEMBRE ENTRO 100 METRI DA COLTURE
EMILIA ROMAGNA
PROVINCIA DI BOLOGNA E FERRARA: APPOSTAMENTO FISSO O TEMPORANEO SENZA RICHIAMI VIVI DAL 1 SETTEMBRE AL 30 NOVEMBRE NUMERO MASSIMO CAPI GIORNALIERI 20 E STAGIONALI 200 IN TUTTO IL TERRITORIO PROVINCIALE NEL RAGGIO DI 100 M DAI FRUTTETI.
DAL 1 SETTEMBRE AL 31 OTTOBRE SOLO NEL TERRITORIO DI ALCUNI COMUNI
PROVINCIA DI FORLI´ CESENA E RAVENNA E RIMINI: DA APPOSTAMENTO FISSO E TEMPORANEO SENZA L´USO DI RICHIAMI VIVI MAX 20 CAPI GIORNALIERI E 200 PER STAGIONE DAL 1 SETTEMBRE AL 31 OTTOBRE SOLO IN ALCUNI COMUNI.
DAL 1 NOVEMBRE AL 31 DICEMBRE SU TUTTO IL TERRITORIO MA NEL RAGGIO DI 100 M DA FRUTTETI E OLIVETI
PROVINCIA DI MODENA E PARMA E REGGIO EMILIA : NUMERO MASSIMO GIORNALIERO E 200 CAPI STAGIONALI DAL 1 SETTEMBRE AL 31 OTTOBRE SOLO IN ALCUNI COMUNI.
DAL 1 AL 30 NOVEMBRE IN TUTTO IL TERRITORIO PROVINCIALE NEL RAGGIO DI 100 M DAI FRUTTETI
FRINGUELLO:
LOMBARDIA
DAL 20 SETTEMBRE AL 31 DICEMBRE
15 capi giornalieri e 40 per stagione (limite massimo a livello regionale 497.350)
PEPPOLA
LOMBARDIA
Dal 1 ottobre al 31 dicembre 5 capi giornalieri e 10 per stagione.
94.600 limite massimo regionale
PISPOLA
LOMBARDIA
dal 1 ottobre al 31 dicembre
5 capi giornalieri e 10 per stagione (50.000 limite massimo regionale)
FROSONE
LOMBARDIA
dal 1 ottobre al 31 dicembre
5 capi giornalieri e 10 per stagione (limite massimo regionale 32.000)
TORTORA DAL COLLARE
PROVINCIA DI FORLI´ CESENA, RAVENNA E RIMINI:
DA APPOSTAMENTO FISSO E TEMPORANEO A 100 M DA COLTIVAZIONI A GIRASOLE, SORGO, MAIS, GRANO, SOIA, PISELLO PROTEICO E CECI CON COLTURE IN ATTO PER UN MASSIMO DI 5 CAPI GIORNALIERI E 50 STAGIONALI PER CACCIATORE DAL 1 SETTEMBRE AL 31 OTTOBRE
SLITTA A FINE MESE LA LEGIFERAZIONE SULLA 157
Rimandato di una settimana, per la precisione al 22 Settembre, il voto sull’emendamento presentato dall’onorevole leghista Gianluca Pini alla legge Comunitaria 2009, per l’aggiornamento la 157 alle disposizioni della 49/409/CEE (allungamento dei periodi di caccia per particolari specie).
La votazione, che doveva essere effettuata mercoledì 16 Settembre, è slittata a causa dell’assenza del Ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi, ma l’emendamento ha già raccolto, in linea generale, il parere favorevole da parte del Governo.
Nel frattempo, in Senato la commissione Ambiente ha ripreso l’esame congiunto dei disegni di legge relativi alla Modifica della Legge 157/92 e il senatore Orsi attende per la fine del mese la legiferazione del Parlamento, ascoltato anche l’eventuale intervento delle Regioni.
A schierarsi attivamente contro la modifica il senatore del Pd Roberto Della Seta, secondo cui essa non avrà modo di passare alla Camera.
RHODESIAN RIDGEBACK
C´è tutta l´Africa in questo poderoso quanto affascinante segugio, selezionato per la caccia al leone, indomito protettore dei primi coloni boeri in Sud Africa
TANTE VITTORIE PER I TIRATORI UMBRI FIDC

Marco Sbaraglia, lo scorso 6 e 7 giugno, si è aggiudicato il Gran Premio Piancardato Fidasc, mentre il 12 luglio è stato incoronato campione italiano calibro 20 al termine della finalissima di San Fruttuoso, che ha visto coinvolti ben 120 tiratori.
E questo è solo l’inizio.
Il 6 e 7 agosto, infatti, presso lo stand Parrano, si è svolta la finale del campionato italiano di Federcaccia.
Marco Pagliaccia è giunto secondo nella categoria eccellenza, con 90 piattelli colpiti su 100.
Ma la ciliegina sulla torta arriva con Fausto Sirchio, neocampione del Mondo per la categoria handi.
Sirchio si è imposto lo scorso weekend (4-5-6 settembre) a Coullons, Francia, dove si sono svolte le finali mondiali Fitasc.
Da notare che, sempre quest’anno, il tiratore umbro è giunto secondo al campionato europeo di sporting, tenutosi a Parrano. Si tratta di risultati di assoluto livello tecnico e agonistico, che premiano la grande passione dei membri del Gruppo, coordinato dall’instancabile Stefano Delicati, e anche l’impegno di Federcaccia Umbra, che contribuisce a rendere meno onerose le spese e le trasferte dei tiratori.
Così tante vittorie ottenute in pedana non fanno altro che incentivare l’associazione a proseguire nelle sue attività ludico-sociali, aiutando i propri tesserati a coltivare l’amore e l’interesse per la caccia e per le innumerevoli attività a essa collegate, come in questo caso il tiro a volo.
Perugia, 9 settembre 2009
Ufficio Stampa Federcaccia Umbra
MARCHE: MODIFICHE AL CALENDARIO PER CINGHIALE, STARNA E COTURNICE
Integrazioni ampiamente condivise dalle Associazioni venatorie e agricole quelle introdotte in questi giorni al calendario venatorio marchigiano 2009/2010, emanato il 6 luglio scorso.
Come spiega il Vice Presidente della Giunta Regionale e assessore all´Agricoltura, Paolo Petrini, in particolare si è voluto affrontare le peculiari situazioni in cui si trovano specie assolutamente diverse fra loro, quali cinghiale, starna e coturnice.
Per quanto riguarda la popolazione del suide selvatico, accreciutasi a dismisura fino a divenire un vero e proprio problema per le colture e la sicurezza stradale, essa dovrà essere contenuta grazie all´aumento del limite giornaliero di abbattimento, da uno a cinque capi al giorno, da parte dei singoli cacciatori marchigiani.
La starna, al contrario, non potrà essere prelevata nei territori della Comunita’ montana Esino-Frasassi e della provincia di Pesaro e Urbino, su richiesta delle stesse autorità locali per salvaguardare il progetto di reintroduzione della specie attuato negli ultimi anni dall’Area regionale protetta, dall’amministrazione provinciale, dagli Ambiti territoriali di caccia e dalla sezione provinciale della Federazione italiana della caccia.
Per analoghi motivi, tesi alla salvaguardia dei ceppi autoctoni presenti nelle aree del Monte Catria e Monte Nerone, nemmeno la coturnice sarà cacciabile nei territori della provincia di Pesaro e Urbino.
L´OMINO DEL GHIACCIO tratto da “Storie di Uomini e di Cani” di Luca Davide Enna
Sotto il sole cocente d’agosto e con il pianale grondante d’acqua, si aggirava per le vie deserte recando un po’ di refrigerio agli indirizzi prestabiliti. Brumilde colava sudore dalla criniera e sbuffava come un mantice, con le narici che si allargavano e stringevano alla ricerca di aria fresca. Lui era tranquillo e pure in quell’afa riusciva a fumacchiare il suo puzzolentissimo “mezzo toscano” e tirava fuori il meglio del suo repertorio aulico per imbonire la vecchia, ma ancora possente, cavalla Ardennese.
In verità si trattava di una Ardennese-Svedese, ma lui non badava al pedigree ed ai dettagli, almeno nei cavalli e la Svezia, in materia equina, la considerava poco. Il carretto era pesante ma Brumilde lo tirava come un fuscello e, se non fosse stato per il caldo esagerato, l’avrebbe fatto anche con più brio. I grandi blocchi di ghiaccio, coperti da un telo impermeabile, lasciavano andare un filo sottile di perle luminose che tracciava dei ghirigori sullo sterrato della carraia. Lui controllava il taccuino e spuntava i nomi dei destinatari, mano a mano che consegnava il suo gelido fardello. Asciutto, minuto e rubicondo di viso, aveva pochi vizi e solo una passione, ma niente di scandaloso o fuori dal normale.
Un bicchiere di buon vino rosso bevuto fresco con gli amici, un mezzo sigaro toscano ed un mazzo di carte costituivano il massimo delle gozzoviglie di Alcibiade. Era difficile vederlo brillo, perché sapeva rispettare i suoi limiti, ma le gote rubiconde, il naso lucido e gli occhietti vispi ed allegri, con quelle zampette di gallina che ne solcavano i lati, davano l’idea di un giocondo birbante di paese. La mattina si levava dal letto un paio d’ore prima dell’alba e la sera “tirava tardi”, fumando sulla porta o all’osteria con gli amici, ma sempre senza grandi eccessi, così, in maniera sobria e naturale.
All’ora prefissata poi, l’indomani, andava a ritirare il ghiaccio e faceva il giro per consegnarlo in tempo, prima che si liquefacesse. Vestiva sempre uguale, con il suo cappellaccio ed i calzoni scuri, in più usava un paio di grossi guanti in pelle ed un rampino per acchiappare i blocchi e trasportarli ai clienti. Alcune giovani mamme, chiacchierando tra loro, avevano notato questi particolari ed erano riuscite a imbastirne una favoletta ad uso e consumo loro, per intimorire i figli capricciosi.
Appena si udiva la voce squillante di Alcibiade, la mamma di turno redarguiva il bimbetto dicendo: “ Se continui con le prepotenze ti faccio prendere dall’omino del ghiaccio e ti faccio portar via”. Così anche i più reticenti, dovevano capitolare ed obbedire subito. La vista di quell’omino, scuro scuro, con quel cappellaccio, le gote rubiconde, i guanti ed il rampino, era più che sufficiente per sopire ogni atto di ribellione. Alcibiade, si è detto, aveva alcuni vizi ed una sola passione e quella era la caccia.
Alla domenica si alzava ancora prima, governava la vecchia Brumilde poi, preso Duck, si avviava verso la campagna alla ricerca delle quaglie o dei beccaccini. La sua passione era fortissima e solo per quella poteva rinunciare a qualsiasi cosa. Duck soltanto poteva capirlo e nessun altro. Anni addietro, Martina, la figlia del casaro, aveva iniziato un filarino con quel simpatico giovanotto, ma la cosa era finita lì, senza avere alcun seguito.
Lei era un po’ troppo sofistica e la domenica voleva andare alla passeggiata per chiacchierare amabilmente con le amiche, sorseggiando una limonata fresca, o un thè caldo, a seconda della stagione, mentre Alcibiade preferiva scappare in campagna, lontano dalla gente e vicino al suo mondo, per cui l’intesa si spezzò e buona notte al secchio. Duck era intelligente, vivace, con gli occhi allegri e si può tranquillamente pensare che, se non avesse avuto tutto quel pelo, si sarebbero scoperte le stesse gote rubiconde e le zampe di gallina del suo padrone. Insomma, sembrava il sosia canino del simpatico Alci.
Più che un cane era un compagno di caccia ed insieme formavano una coppia simpaticissima. Si trattava di un Breton, purissimo e di gran sangue; Alcibiade l’aveva avuto in dono da un amico della città che, ritirato il cucciolo, come diritto per aver fatto accoppiare il suo maschio blasonato, non sapeva che farne e si era ricordato della passione del suo amico ghiacciarolo. Aveva un bel manto bianco fegato, il fisico “cob”, lo “stop” marcato ed una postura “rampante”, tutte caratteristiche formidabili in un cane di quella razza.
Nei campi era uno spettacolo e sui beccaccini o sulle quaglie, una bellezza. Fermava a distanze incredibili i becchilunghi, silenzioso e delicatissimo. Si accorgevano di lui solo quando era troppo tardi ed Alcibiade era riuscito a piazzare qualche pallino del nove al posto giusto. Con le quaglie era imbattibile. I “topi delle paglie” sgattaiolavano di nascosto e lui, sempre dietro, finché le fermava d’autorità e le costringeva a sottostare al suo dominio, fino a quando, spinto da Alci, non forzava ed il gioco era fatto.
In paese lo conoscevano e, quando lo vedevano arrivare al fianco di Brumilde, lo chiamavano per dargli le leccornie e lui, giocoso, muoveva quel mozzicone di coda e faceva le feste a tutti. I bambini lo adoravano e, nonostante il timore dell’omino del ghiaccio, cercavano di avvicinarsi per accarezzare Duck e fargli le coccole. Quella sera Carletto era piuttosto inquieto e, vista la mala parata, la mamma decise di ricorrere all’ultima inquietante minaccia.
“Se continui ancora, vado a chiamare l’omino del ghiaccio e ti faccio portar via, stasera stessa.”
Non avendo sortito alcun risultato, la poverina si recò in osteria e bussato al vetro chiese di parlare con Alcibiade per una questione urgente. Si accordarono e decisero che l’indomani avrebbero messo in atto il piano, ma con una variante proposta dallo stesso “giacciarolo”. Alcibiade chiese alla mamma di preparare Carletto con un paio di stivaletti, calzoni robusti ed una camicia altrettanto pesante. L’indomani, sbrigate le faccende urgenti, si recò a casa di Carletto per ricevere gli ordini dalla mamma del bimbo.
La ragazza consegnò il figliolo, salutandolo alla porta, con fare grave, quasi pentendosi di quel gesto troppo severo. Sulle prime, il bimbo era reticente, aveva gli occhi gonfi e le gote solcate da un rivolo di lacrime. Chiese perdono, promise di non farlo mai più, ma, la mamma, risoluta nel dargli una lezione e sicurissima dell’affidabilità di Alcibiade, non mutò la sua decisione. Nella mente del fanciullo, quello sembrava l’inizio di un giorno terribile, mentre, in realtà, si trattava di una giornata destinata a divenir memorabile. Carletto passò una mattinata a beccaccini con Alcibiade e Duck e quell’avventura gli mutò la vita.
All’inizio era intimidito perché temeva che l’omino del ghiaccio avesse intenzione di infilarlo nell’acqua gelata e poi rivenderlo a cubetti al mercato del pesce, poi il terrore si mutò in sospetto e via via che la campagna s’avvicinava e la “marcita” prendeva forma tra le pozze, le erbette ed i giunchi, il sentimento si mutò in curiosità. Davanti a lui uno spettacolo senza precedenti nella sua giovane mente. Per ettari ed ettari di territorio pianeggiante il sole della prima mattina illuminava una miriade di cristalline e luccicanti pozze circondate da erbe fresche e da stoppie marce.
I chiaroscuri di quel quadro erano interrotti dalle garzette che solcavano il cielo e dalle grida sguaiate degli stormi di pavoncelle. Di quando in quando coppiole di germani e voletti di alzavole saettavano nell’azzurro del cielo, i primi roteando sempre più in alto ed allontanandosi per poi calarsi molto oltre e le seconde sferzando l’aria e piombando giù a capofitto, rasentando il pelo dell’acqua e poi, su d’improvviso, cabrando e riprendendo quota e di nuovo piroettando all’unisono con perfetto sincronismo. Il pìo pìo delle pispole accompagnava dolce questo rimestìo della natura ed i piccoli uccelli si libravano sicuri scattando dalle chiazze umide per disegnare le loro traiettorie intervallate.
Lo sciaquettìo degli stivali nell’acqua non stonava affatto, anzi, faceva da contorno musicale all’insieme armonizzando il tutto e ad esso si aggiungeva lo sciabordio delle zampette di Duck che, estasiato, percorreva le praterie allagate, a testa alta, alla ricerca dell’effluvio familiare. Dopo una furiosa scorribanda, Duck si mise in ferma, sicuro, col capo sollevato, la groppa bassa rispetto al torace, le zampe tese e l’occhio scintillante. Alcibiade guardò il bimbo e gli disse: “Vedi, ora Duck ha trovato la sua preda e farà in modo che noi abbiamo tutto il tempo di avvicinarci. Il beccaccino è un animale sospettosissimo. Al primo cenno di pericolo saetta basso basso e si allontana zizgagando, cercando di frapporre più spazio possibile tra il fucile e la sua coda. Duck lo conosce bene e con il suo olfatto riesce a fermarlo a grandi distanze per non farlo insospettire troppo. Ora vedrai come lo lavora
Duck tratteneva il fiato e cercava di camminare sul pelo dell’acqua, senza più produrre alcun rumore. Arrivato al limite della prima grande pozza si irrigidì e non volle fare più un passo. Il gioco era fatto. Ogni mossa poteva essere quella decisiva ed a quel punto la parola “fine” poteva metterla solo Alcibiade. L’omino si appressò al suo ausiliare, stando attento a non far rumore e curando la linea di tiro antistante al cane per un raggio di diversi metri. Contemporaneamente fece cenno al bimbo di tenersi dietro, in assoluto silenzio e di seguire bene lo svolgimento dell’azione.
Fatto quel passo in più, ruppe l’incantesimo e la piccola saetta sfrecciò bassa e guizzante, tanto che, alla prima botta, il tiratore fallì il colpo e riuscì a correggersi solo alla seconda, essendosi concesso più tempo per un tiro ragionato. Raccolta la preda, Duck la depose nelle mani del padrone con la massima delicatezza, poi ripartì di corsa per cercare nuovi effluvi.
Alcibiade rassettò il pennuto e lo mostrò al bimbo dicendo: “Vedi, la caccia al beccaccino è un’arte. Pochi la comprendono e l’apprezzano ed ancor meno la amano così tanto da farne l’unica motivazione per le loro uscite in campagna. Solo i grandi cani possono cacciare l’astuto beccaccino, gli altri si devono accontentare della pernice o peggio del puzzolente e sguaiato fagiano. Duck caccia con eccellenza anche gli altri volatili ma ha una vera predilezione per il beccolungo. La sua caccia di ripiego è la quaglia. Quella piccola birba sembra un folletto, nelle paglie e nelle stoppie ma, Duck riesce sempre ad averne ragione, sfruttando il naso ed il mestiere. Un cane troppo giovane o inesperto si lascia gabbare, perché la quaglia striscia sotto le erbe e pedina nei cunicoli della paglia, facendo perdere la pazienza e la traccia anche ai cani più nobili. Lui insiste e non molla la presa, finché la “ferma” e la mette alle strette, costringendola a palesarsi”.
Il breton aveva percorso un lungo tratto e si era fermato a ridosso di un ciuffo di giunchiglia senza fare il minimo movimento e voltando la testa indietro, di quando in quando, come ad attendere l’arrivo dei rinforzi. Giunti sul posto, tre germani avevano spiccato il volo in verticale con un fragoroso “naach, naach, naach” di disappunto. Alcibiade tirò prima ad uno e poi all’altro e, nonostante i pallini dell’otto, riuscì a fermarli entrambi. Alle botte si sollevarono di colpo altri due branchetti di germani, poco distanti; quello scampato dal trio si affrettò a ricongiungersi ai suoi simili e, dopo ampie volte nel firmamento mattutino, decise con loro di cercare altri lidi.
Duck intanto era ritornato con il primo germano in bocca e lo aveva consegnato al padrone, dopo di che era andato a recuperare il secondo con la massima solerzia. Alcibiade era soddisfatto del lavoro del suo cane e Carletto era addirittura estasiato. Soppesava le due bestiole e guardava le differenze cromatiche tra il maschio e la femmina. Più che altro lo aveva attirato il candido anello intorno al collo ed il ricciolo delle penne caudali.
Accortosi dell’emozione del bimbo, Alcibiade strappò il “ricciolo” dalla coda dello splendido maschio e lo fissò sul cappello del bimbo che, per la gioia, non smetteva di allisciare quelle penne e di rimirare il suo copricapo così arricchito da quel trofeo. Riposto tutto in un sacchetto e poi nella “ladra”, continuarono a camminare e dopo un po’ videro che Duck era nuovamente in ferma. Si appressarono con cautela e quando furono vicini si udì un fuggi-fuggi generale e diversi “sgneck” lanciati con stupore da un gruppetto di beccaccini che pigramente scavavano buche nella terra molle alla ricerca di lombrichi.
Colti di sorpresa, i piccoli scolopacidi erano partiti, sparpagliandosi a ventaglio ed offrendo così un difficilissimo bersaglio. L’omino non si scompose e lasciò andare due botte. Un beccaccino si appallottolò in volo e cadde stecchito; gli altri si allontanarono, ma, dopo alcuni metri, uno s’impennò e puntò verso lo zenit, arrivato poi alla fine della corsa, ripiegò le ali e cadde anch’esso. Alcibiade spiegò a Carletto che il primo animale aveva ricevuto i pallini in parti vitali ed era caduto subito, mentre il secondo era stato colpito sicuramente ai polmoni, per cui si era impennato cercando aria, ma poi aveva ceduto e, abbandonate le forze, era crollato.
Carletto guardava quel lungo becco, come nella prima preda della mattina e solo ora osservava con attenzione quei piccoli forellini nella terra molle. Provò ad accomodare il becco sottile nei fori e vide che coincideva alla perfezione. Poi chiese ad Alcibiade come faceva il beccaccino a prendere i lombrichi e questi gli spiegò che lo scolopacide possiede l’ultima parte del becco mobile,come una piccola pinzetta, per cui, dopo aver sondato con cura, afferra la preda e la tira fuori dal terreno. Il bambino non smetteva più di fare domande e l’omino, paziente, non tralasciava di fornirgli spiegazioni ed impartirgli insegnamenti.
Girarono per gli argini, le marcite, le risaie, videro mille ferme e mille riporti e il bimbo scoprì un universo sconosciuto ed apprese un’infinità di cose nuove, poi, stanchi , appiccicati per il sudore e affamati come lupi, si avviarono a casa. Al rientro, Carletto era elettrico. Fece vedere alla mamma il cappello ornato con quel fantastico trofeo e raccontò le prodezze di Alcibiade e del formidabile Duck. L’omino, dal canto suo, regalò tutte le prede alla giovane donna spiegandogli come trattarle e come cucinarle. Il bimbo ringraziò e promise di fare il buono, non foss’altro per andare nuovamente a caccia con quella coppia insuperabile. Dal giorno, Carletto mutò atteggiamento ed interessi.
Solo i cani, la selvaggina, i campi attiravano la sua attenzione ed i suoi studi, le altre cose, lo interessavano poco o punto. Smaniava per andare in marcita con Alcibiade e si precipitava in strada, quando sentiva il rumore delle ruote sul selciato. Correva incontro all’omino ed al cane ed in cambio riceveva da entrambi un sacco di feste. Tempo dopo, sotto Natale, attendeva il grande momento per recarsi a Messa e poi, al rientro, aprire i pacchi dei regali.
Svegliatosi presto e sbrigate le faccende di casa si avviò tranquillo per ascoltare la celebrazione per la Nascita del Creatore, in seguito, giunto nuovamente a casa, sgranò gli occhi per i regali: una cacciatora di fustagno, nuova di zecca, con un’ampia “ladra” sulla schiena, così grande da contenere anche una lepre, senza il minimo ingombro; poi un paio di stivaletti, alti, al ginocchio, due paia di calzettoni ed infine un paio di calzoni di velluto, luccicanti di riflessi e profumati. Il bimbo era seduto ad ammirare tutto quel ben di Dio, quando suonò il campanello.
Corse ad aprire e con sua sorpresa vide una ben nota faccia rubiconda che sorrideva ed al suo fianco un lindo e spazzolatissimo Duck. Il bimbo abbracciò entrambi e mostrò loro i regali. Fatti i convenevoli di rito e scambiati gli auguri anche con i genitori, l’omino posò una scatola traforata e traballante sul tavolo e disse: ”Tu sei il mio compagno di caccia e non è possibile che non abbia un dono importante da me. Anche il mio Duck sarà contento del regalo che sto per farti, perché sa che ne 8 avrai la massima cura”.
Detto questo porse il pacchetto al bimbo che con trepidazione lo aprì, e dopo averne osservato il contenuto, ammutolì. Poi si mise a tremare, due gocce gli solcarono il viso e gli occhi divennero sempre più acquosi, poi strillò, corse per tutta la stanza e balzò nuovamente davanti al tavolo ed alla scatola. Allungò le mani, trasse un piccolo batuffolo, lo rimirò con attenzione ed esclamò : “Ma è bellissimo. Ha le stesse macchie e lo stesso colore di Duck”. “Certo”, disse Alcibiade, “è il figliolo. Ho fatto accoppiare Duck con la cagna di un mio amico carissimo, grandissima cacciatrice di beccaccini. Pensa che lo scorso anno ha vinto diverse gare ed ha ricevuto anche un paio di premi per gli standard di razza. Oddio, per Duck non sarebbe sufficiente ma, ‘vvia, ci si deve accontentare”.
Carletto era ancora a bocca aperta e non osava chiedere, ma poi si buttò e disse:” Ma…è mio? Cioè. Lo posso tenere con me? Insomma…è il mio nuovo cane da caccia, tutto per me ?”. “Certamente” risposero in coro. “Allora lo chiamerò Lampo. Diventerà bravo e veloce come Duck, forse anche di più. ” Disse con sicurezza il bimbo. Subito dopo prese due pacchi e li porse all’omino il quale li scartò con viva apprensione. All’interno vi erano: una cartucciera in cuoio scuro, fiammante di fabbrica ed un cappello a tese larghe con tre penne di beccaccino assicurate alla fibbia che circondava la calotta.
Il buon uomo si fece serio, trasse il fazzoletto, si asciugò il naso e poi gli occhi e disse con voce tremante: ”Io sono solo al mondo. Non ho parenti, anche se possiedo tanti cari amici. E’ la prima volta in tanti anni che ricevo un regalo così bello. Lo gradisco ancora di più, perché vedo che mi è stato donato da gente sincera, che mi vuol bene e conosce la mia passione”.
La cosa finì lì, perché i genitori di Carletto gli risposero che non era il caso di emozionarsi e dissero che avevano fatto volentieri quei regali seguendo le istruzioni impartite loro dal figliolo. L’omino si soffiò il naso un´altra volta, strinse le mani a tutti ed abbracciò radiante il bimbo. Poi istruì il ragazzo sull’addestramento e l’allevamento del cucciolo, brevemente e con due o tre concetti di base ed infine si accomiatò. Ogni mattina il piccolo apprendista si levava presto e portava Lampo a correre, poi lo spazzolava, provava a fargli eseguire il riporto, sperimentava il fiocchetto di lana e via di seguito in modo da renderlo il più perfetto possibile. Al ritorno da scuola, pranzava, svolgeva velocemente i compiti e via per i campi e di corsa alle marcite a sguazzare ed a correre, seminando il panico tra i selvatici.
Lampo cresceva velocemente ed assomigliava sempre di più al padre, con quel fisico compatto, il torace possente, gli occhi vivaci, lo “stop” marcato e l’andatura rampante. Aveva un istinto innato ed una volontà incredibile. Riusciva a correre per ore senza accusare il benché minimo segno di stanchezza. La sera precedente l’apertura generale della caccia, non riusciva a tranquillizzarsi ed era preso dalla smania. La notte era interminabile; si rivoltava nel letto e, di tanto in tanto, buttava un’occhiata fuori a strologare il cielo stellato sbuffando e fremendo per l’attesa. Guardava la sveglia e dopo, impaziente, si rituffava sul cuscino, rigirandosi da un lato all’altro senza pace. Poi venne il gran giorno.
Lampo emetteva dei sommessi mugolii, come se sapesse o, quantomeno, intuisse un qualcosa. Il padroncino spense la sveglia molto prima che iniziasse a trillare, saltò giù dal letto, si sciacquò per bene e si vestì di tutto punto, si avviò all’uscio ed affacciatosi prese una lunga boccata d’aria, quasi a voler riempire i polmoni con quei momenti. Si segnò e udito il fischio del rubicondo Alcibiade si avviò verso il crocevia dove l’omino lo attendeva. Il mugolio insistente di Duck che, nel frattempo, saltellava impaziente, uggiolando senza sosta, era l’unico suono che squarciava il silenzio della notte stellata. Si avviarono per la stradella grigia che conduceva nei campi.
L’aria era frizzante e le ultime stelle della notte iniziavano a cedere il posto al chiarore dell’alba incipiente, mentre i versi delle nitticore e degli aironi già spezzavano il silenzio ed annunciavano un nuovo giorno. Il bimbo non stava nella pelle per quella nuova avventura e l’omino era impaziente di vedere nuovamente Duck all’opera. Sciolsero i cani e quelli partirono, in due direzioni diverse, correndo entrambi, leggeri e veloci, come trasportati da un mezzo invisibile. Fecero lunghi giri alla ricerca degli effluvi, poi, ad un tratto, Duck rallentò la corsa e scattò in ferma. Lampo, che arrivava al gran galoppo, puntò le zampe, diede una brusca rallentata e di scatto si mise in ferma, di consenso al padre. Vedere quei due piccoli cani, immobili come statue, con le zampe nell’acqua della marcita, fissi sull’obiettivo, era uno spettacolo unico per i padroni.
I due ausiliari erano perfettamente sincronizzati. Duck, d’autorità teneva la ferma sul selvatico e Lampo, per non rovinare la fatica del padre, stava immobile a diversi metri di distanza, aspirando con forza l’aria e fissando la direzione di provenienza dell’emanazione. Alcibiade e Carletto si avvicinarono circospetti, cercando di non sfiorare nemmeno le piante immerse nell’acqua, per fare meno rumore possibile. Arrivati a ridosso dei due cani decisero che era ora di provare a concludere e fecero un mezzo passo in più. A quel punto due dardi partirono sfrecciando verso l’alto in un turbinio di giravolte. Alcibiade, che sapeva il fatto suo, indirizzò la Breda e colpì, prima il più lontano e immediatamente il più vicino.
I cani scattarono all’unisono, ciascuno per suo conto e, di lì a poco, rientrarono, ognuno tenendo un fagotto che penzolava dalla bocca. Alcibiade era contento per la coppiola e Carletto era felice per il primo riporto di Lampo. Arrivati vicino, i due Breton deposero le loro prede, ma solo nelle mani dei legittimi proprietari. L’omino si volse verso il bimbo e gli disse : “Se non avessi visto io questa scena, avrei avuto difficoltà a credere che fosse vera. Duck è un gran campione ma questo cucciolone sembra aver preso il suo sangue ed il suo carattere. Non mi sbaglio se ti dico che diventerà anche lui un grandissimo cane da ferma per i beccaccini, non foss’altro per il suo padre e maestro e, in definitiva, anche grazie al suo giovane addestratore “.
Carletto era chino verso il cane che gli leccava il viso e gli faceva le feste. Quello spettacolo l’aveva lasciato estasiato e non smetteva di accarezzare e lodare il suo magnifico ausiliare. Finiti i convenevoli ripartirono in silenzio con lo sciaquettìo dell’acqua che ritmava i loro passi cadenzati e si confondeva con i guazzi prepotenti dei due cani che, nel frattempo, avevano ripreso in pieno la loro attività. Giunti sul limitare di una pozza larga e profonda, circondata da cannicciole da un lato ed ornata, dall’altro, da una breve siepe di tamerici avvolte da rovi, videro che i cani arrivavano circospetti e poi si bloccavano contemporaneamente, come in catalessi.
Di lì a poco cinque grassi germani si levarono, pigri ed in colonna, dall’acqua tranquilla. Alcibiade riuscì a bissare la coppiola precedente facendo saltare di gioia Carletto che non smetteva più di esultare e poi di abbracciare Lampo che ritornava, assieme a Duck, con un grosso fardello tra le fauci. I due Breton lavorarono così per tutto il giorno ed al rientro il carniere era più che mai pingue. Alcibiade era felice per l’andamento della giornata e per aver trovato un allievo così entusiasta, mentre Carletto, dal canto suo, fantasticava mille altre avventure e chiedeva una quantità sorprendente di chiarimenti al maestro di caccia.
Rientrando, per riposare un attimo, sedettero su un gruppo di pietre vicino ad un grosso albero e guardarono nuovamente il panorama. Tutt’intorno le pozze brulicavano di vita e gli abitanti di quei luoghi, sebbene stanchi e provati per il giorno trascorso , erano in piena frenesia per la ricerca di un giaciglio o per individuare il luogo per il pasto notturno. Alcibiade pensò al suo lavoro e raccontò i sacrifici fatti, ogni giorno, per tirare avanti e per continuare ad inseguire la sua passione e Carletto gli assicurò che avrebbe fatto di tutto per aiutarlo, quando sarebbe diventato più grande.
Gli anni corsero veloci e le stagioni si susseguirono in un turbinio di vicende ed emozioni. Molte nuove albe videro assieme il vecchio ed il ragazzo e nel frattempo Carletto crebbe ed iniziò ad affiancare il padre negli affari. La ditta prosperava ed intanto gli acciacchi del tempo si facevano sentire nell’omino del ghiaccio, a causa dell’umido e del gelo assorbito per tanti anni. Un brutto giorno, Alcibiade comunicò a Carletto che non poteva recarsi a caccia con lui la domenica dell’apertura, perché il lavoro era diminuito e non aveva nemmeno i soldi per comprare il cibo per sè, Duck e la vecchia Brumilde.
Lo disse con gli occhi umidi di lacrime e con parole pesanti come blocchi di pietra. Carletto lo guardò commosso ed anche divertito e disse: ”So bene che ora che son cresciuto ti vuoi liberare di me, ma non ti sarà così facile. Abbiamo passato l’estate, senza dirti nulla, per aggiustare la casa del fattore giù al podere nuovo e siccome c’è
Alcibiade rimase senza parole e non sapeva cosa rispondere. Guardò Carletto e disse :” Come farò a compensarvi?”. E quello di rimando: ”Non pensare come farai tu, pensa invece come farò io a compensarti per le cose che mi hai insegnato, per gli anni che hai impegnato a spiegarmele e per il dono che mi facesti il giorno che mi regalasti Lampo”.
Il giorno dell’apertura Carletto arrivò al podere nuovo che era ancora buio e vide la luce accesa. Si avvicinò. La porta era aperta ed una grossa scodella di caffelatte fumava su un capo della tavola, mentre dall’altro capo Alcibiade era intento a gettare grossi pezzi di pane nella sua tazza. Duck venne incontro al giovanotto e gli fece le feste. I segni del pelo biancastro sulle sopracciglia e sul muso indicavano un’età gloriosa per un cane da caccia, ma la volontà era quella dei vecchi tempi. Dopo colazione si alzarono e presero la via del grande acquitrino.
Quando arrivarono sul posto il sole già occhieggiava sul limitare dell’orizzonte e la nebbiolina, tirata su dal caldo della notte, saliva lentamente in alto, tracciando dei percorsi sinuosi, simili ad anguille in arrampicata. Sedettero insieme ad ammirare il panorama e Carletto disse : “Ho visto mille volte questi luoghi ed altrettante volte rimango senza fiato”. E Alcibiade “ Per noi che conosciamo ed amiamo queste paludi, ogni giorno è assolutamente nuovo ed ogni istante vi è un altro insegnamento da apprendere. Se penso a sessant’anni fa, quand’ero bambino, mi ritornano in mente tutte le emozioni che ho provato. Quanto tempo è passato da allora e come sono invecchiato! Piuttosto, ora anche la Brumilde è in pensione. Lo sai che, portandola a spasso nel podere, l’altro ieri, ho trovato un “passaggio” di colombacci in un boschetto di querce?”.
Alcibiade sembrava rinato, con l’aria spirilla e gioviale di un giovanotto. Aveva acceso il suo puzzolentissimo mezzo Toscano facendo indietreggiare Duck che lo osservava torcendo il muso. Gli anni erano volati, ma non invano. Le lunghe camminate nelle marcite e le albe piene di nebbia erano la cornice di un grande quadro che Carletto aveva nel cuore. Tanti insegnamenti ed altrettante esperienze l’avevano aiutato a crescere. La sua bontà d’animo e la gratitudine che provava erano servite a farlo diventare il bastone della vecchiaia per quel povero ma felice vecchio, oramai non più solo.
Quella sera famosa, la mamma, nella disperazione trovò la strada per il figlio e gli regalò uno splendido futuro. Il ragazzo aveva avuto un dono ed una guida e, ascoltando il suo istinto, aveva scoperto le gioie che portano le cose semplici e quotidiane, le tradizioni della gente comune. Carletto guardava Alcibiade sorridendo e pensava al giorno che lo conobbe, sotto le minacce della mamma che gli aveva promesso uno “spauracchio” ed alla prima giornata passata in acquitrino con il giovanissimo e forte Duck e con il non più giovane omino del ghiaccio, a ciò che aveva appreso ed a ciò che ancora doveva apprendere. Ma era sereno, mentre scrutava il cielo crepuscolare e pensava alla recente scoperta del “passaggio “ dei colombacci nel podere nuovo.
Un anziano ed un ragazzo, l’esperienza e la saggezza, unite alla forza ed alla fiducia nel futuro, proprio all’inizio di una nuova stagione di caccia ed all’alba di un nuovo capitolo della vita.
Luca Davide Enna
Tratto da “Storie di Uomini e Cani”
TOSCANA: ECCO LA NUOVA LEGGE SULLA CACCIA
A seguito del confronto costruttivo fra associazioni venatorie, ambientaliste, oraganizzazioni professionali agricole ed amministrazioni provinciali, la Giunta Toscana ha nei giorni scorsi reso noto il testo della nuova legge sulla caccia, nell´attesa dell´approvazione in Consiglio entro la fine dell´anno.
Il fine essenziale della nuova normativa si rivela quello di contrastare la proliferazione di una fauna dannosa all´agricoltura e pericolosa in termini di sicurezza stradale, quali soprattutto alcune specie di ungulati e volatili. Secondo le ultime stime, infatti, nella sola Toscana circa 2 milioni e mezzo di euro sarebbero stati spesi annualmente per risarcire i disagi agricoli e i sinistri stradali causati da animali selvatici.
Le specie selvatiche in questione sarebbero essenzialmente volatili ed ungulati come caprioli (ben 150.000), daini, cervi e cinghiali (anche questi ultimi circa 150.000), il cui tasso di crescita annuale si aggirerebbe ormai attorno al 25%.
Per quanto riguarda il cinghiale, almeno la metà degli esemplari censiti dovrebbero essere abbattuti per riequilibrare il sistema ambientale privo di predatori efficaci su questo suide, mentre per gli altri ungulati si prevedono prelievi e nuove locazioni per circa il 10% della popolazione.
Per i volatili risulta lo storno la specie più dannosa per l´agricoltura, specie per la quale già si prevede la caccia in deroga.
Oltre a questa tematica rigorosamente affrontata, la nuova legge prevede numeosi altri punti: dall´istituzione di una commissione consultiva regionale e di un osservatorio per potenziare e organizzare utilizzo e gestione del territorio e quanto concerne, alla definizione della natura giuridica degli Atc; da modifiche del calendario venatorio in merito a tesserini, periodi di caccia … alle nuove regole di accesso ed esercizio venatorio per i cacciatori non toscani e molto altro.
Per scaricare il nuovo testo di legge con modifiche cliccare quì.
SI RIPARTE!!!! di Eugenio Chisari, Allevamento Scolopax
Dopo sette interminabili mesi, ci risiamo; tra qualche giorno, in alcune regioni come la mia Calabria, la caccia riaprirà, precisamente il 2 di Settembre, anche se in tempi limitati, dato che l’attività venatoria sarà consentita solo tre giorni a settimana (Mercoledì, Sabato e Domenica), fino alle ore tredici, sino alla terza domenica di Settembre, data ufficiale dell’apertura in tutta Italia.

I cani, sperando che siano stati allenati nel periodo consentito dai vari calendari venatori, sono ormai quasi pronti, anche se il caldo del mese di Agosto ha fortemente penalizzato quasi tutti e, quindi, il mio consiglio è di utilizzarli con raziocinio, specialmente quelli poco preparati e i cuccioloni alle prime uscite.

L’unica cosa che mi sento di augurare a tutti è un grosso in bocca al lupo; che possa essere una stagione ricca di soddisfazioni e che i cani confermino le aspettative e le speranze riposte su essi, ma una raccomandazione desidero fare: ricordiamoci tutti che il fucile, oltre ad essere lo strumento di caccia, e’ un arma pericolosissima e, quindi, occhio al maneggio; evitiamo di sparare se non siamo sicuri, anche se dobbiamo lasciar andar via una preda.

Eugenio Chisari
Allevamento Setter Inglese Scolopax
www.scolopaxallevamento.it
MALESYA: A RISCHIO ESTINZIONE LE “VOLPI VOLANTI”
Le ´Volpi volanti“, grandi pipistrelli vegetariani malesyani, rischierebbero l´estinzione a causa della devastante caccia legalizzata che il Paese sta permettendo da anni.
E´ quanto denunciato sul “Journal of Applied Ecology” da uno studio effettuato dal Wildlife Trust su questa specie, decimata ufficialmente di circa 22.000 esemplari ogni anno, oltre a tutti i soggetti uccisi illegalmente.

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CacciaInFiera.it investe molto in visibilità e mette la sua notorietà a disposizione delle aziende.
Per le agenzie di viaggi venatori abbiamo predisposto due pacchetti.
PACCHETTO “OFFERTA PLUS”
(EURO 350,00)
Il pacchetto ha le seguenti caratteristiche:
•durata sei mesi che copre i calendari venatori della maggior parte degli Stati Europei
•Banner laterale nella categoria “Agenzia di viaggi venatori” di 220 px come già presenti le aziende “Olivos del Maestrat”, “Nuova Diana Star”, “Eurocaccia”, “Pierantoni KFT”, “A caccia per il mondo”.
•Recensione in azienda della settimana
•Pubblicazione della Recensione per quattro settimane in newsletter settimanale (la newsletter, utilizzata da molte aziende nostre clienti, contava al 31 luglio 2009 oltre 8.000 iscritti)
PACCHETTO “OFFERTA MAX”
(EURO 450,00)
Il pacchetto ha le seguenti caratteristiche:
•durata sei mesi che copre i calendari venatori della maggior parte degli Stati Europei
•Banner centrale in alto nella categoria “Agenzia di viaggi venatori” di 460 px come già presenti l’azienda “A caccia per il mondo”.
•Recensione in azienda della settimana
•Pubblicazione della Recensione per quattro settimane in newsletter settimanale (la newsletter, utilizzata da molte aziende nostre clienti, contava al 31 luglio 2009 oltre 8.000 iscritti).
La presente offerta ha la durata di 30 GIORNI a partire dal 27/08/2009.
Per informazioni rivolgersi alla D.ssa Sara Ceccarelli
email: info@cacciainfiera.it
Tel. 327-1697906
DEVI FARTI PUBBLICITA´: RILASSATI SEI NEL POSTO GIUSTO
La pubblicità sulle riviste di settore non è l’unica possibile.
Questo lo sanno bene lo staff di CacciaInFiera.it e le aziende attualmente inserzioniste del sito. Queste ultime lo sanno con certezza perché hanno provato sulla loro pelle come, con bassi costi, si possano ottenere eccellenti ritorni.
E abbattere un costo per ottenere un miglior risultato è la ricerca continua di ogni imprenditore.
D’altro canto, lo stesso turismo oggi si muove per larghissima percentuale attraverso la rete internet e gli appassionati di caccia non sono certo da meno.
Cosa propone questo mese CacciaInFiera.it?
Come sempre molte opportunità promozionali ed, in particolare tra queste, quelle rivolta alle Aziende Agrituristico Venatorie ed alle Agenzie di Viaggi Venatori che nei prossimi mesi dovranno monetizzare gli sforzi organizzativi sin qui profusi.
Fornire loro una ottimale visibilità ed adeguati servizi pubblicitari è un impegno professionale per il quale CacciaInFiera lavora con continuità
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LA CACCIA PER DIFENDERE LA SALUTE di Armando Russo
“… La caccia per me è una passione., ma anche un’arte di vivere che offre possibilità di partecipare ai grandi concerti della natura e ha momenti di convivialità, indispensabili all’equilibrio dell’uomo...”
Armando Russo
Perché l’uomo moderno, e il discorso è rivolto soprattutto ai giovani, possa difendersi dalla degradazione fisica della vita sedentaria impostagli dal processo di civilizzazione, è necessario che riscopra il piacere della fatica, il gusto di misurarsi contro se stesso e la propria pigrizia.
Gli occorre, però, uno scopo, una molla che lo spinga a far ciò che né il medico, né lo spauracchio di un precoce invecchiamento riuscirebbero ad imporgli.
Una di queste molle è sicuramente la caccia.
Questa parola richiama immediatamente il concetto di cattura, di uccisione di animali con armi, trappole, reti o animali all’uopo addestrati.
Però, su questo modo primitivo di intendere la caccia, che implicava all’origine lo scopo della difesa delle persone o degli averi (animali domestici, coltivazioni..) o della ricerca degli alimenti, prevale oggi quello di concepire la caccia come un’ottima occasione di esercizio fisico, di sano impiego del tempo libero nel mondo ritrovato della natura.
Per il cacciatore di rango, l’andare a caccia e il cerimoniale ad essa connesso rappresentano solo un pretesto, dietro al quale risiede, invece, un fatto culturale di rilevante importanza quale il riassaporato contatto con la natura, sempre più dimenticata o forestiera. La caccia rappresenta, inoltre, per il cittadino, l’operaio della catena di montaggio, l’insegnante, il professionista, un mezzo di evasione totale dalla stressante routine giornaliera, una fonte di distensione psichica.

Con lo scopo-pretesto di trovare la selvaggina, cammina per ore e ore attraverso i campi, canneti, brughiere, fitte boscaglie, affronta salite e discese, scavalca fossati, guarda ruscelli e fiumi. Poi arrivano le soste, sempre nel verde, in un ritemprante bagno d’ossigeno e sono anch’esse momenti di utilissimo relax, di riparo da una stanchezza fisiologica naturale, giusta, ben diversa dalle depressioni fisico-psichiche procurate dal lavoro.
Lo stesso vale per la colazione campestre sollecitata da un appetito autentico, altrimenti dimenticato, che non ha certo bisogno di stimoli artificiosi. In chiave moderna e con intenti diversi, la caccia riporta dunque l’uomo ad uno stato di genuina primitività, lo fa riscoprire autentico e gli consente di guarire dal deterioramento fisico, mentale e comportamentale di cui è causa e vittima nello stesso tempo.
Armando Russo
A CACCIA IN UNA FARM IN NAMIBIA
Dove…
La Namibia è un´area di straordinario interesse naturalistico, un vero e proprio “pianeta”, che offre panorami immensi e contrastanti: i grandi deserti, le interminabili coste dell´oceano, le lussureggianti foreste, creando un habitat ideale per ospitare una grande varietà di specie animali. 
Le proprietà sono tutte di vaste dimensioni, nell´ordine sempre di migliaia di ettari, alcune dedite all´allevamento, altre trasformate in lussuosi lodge dove i turisti possono alloggiare godendo di tutti i confort di un´accoglienza ad altissimo livello.

Quale selvaggina…
La varietà di selvaggina permessa comprende molte specie di antilopi e gazzelle come Gemsbock (Orix), Kudu, Waterbuck, Impala, Steenbok, Springbok , Blesbok, Eland, Hartebees oltre Facoceri, Giraffe, Struzzi e Zebre.

Si può cacciare tutto l’anno, escluso il mese di dicembre e gennaio, ma anche febbraio e marzo sono sconsigliati perché, a causa delle piogge, gli animali si spostano in continuazione e la ricerca è più lunga e difficoltosa.
Trofei…
I trofei, dopo un primo trattamento che avviene sul posto di caccia, possono essere affidati al tassidermista che provvederà all’imbalsamazione ed alla spedizione.

Per chi vuole portare le armi occorre compilare la richiesta di temporanea esportazione di fucile presso il comando di polizia della propria città allegando fotocopia del porto d´armi uso caccia ed i dati relativi al fucile che si vuole esportare.
Questa pratica richiede circa un mese per cui è prudente provvedere per tempo.
In molte farm è comunque possibile trovare i fucili già sul posto e ciò semplifica molto il viaggio rendendolo più piacevole.
Cani…
Portare i cani è assolutamente sconsigliato per i costi altissimi, le norme sanitarie ed il disturbo che potrebbero arrecare ad una selvaggina non abituata a questo tipo di caccia.
Come arrivare…
L’unico volo diretto per raggiungere la capitale è il volo della Air Namibia che parte quasi giornalmente da Francoforte, ma ci sono voli quotidiani dalle principali capitali europee su Johannesbourg e da li frequentissimi voli diretti a Windhoek.
Clima…
La Namibia è un paese molto arido ed il clima è di tipo semidesertico, caldo di giorno e fresco di notte e con spettacolari temporali di breve durata tra gennaio e marzo. Le stagioni sono invertite rispetto all´emisfero nord: il periodo estivo va da ottobre a marzo, caldo e con temperature elevate, ma quasi sempre fresche la sera, mentre il periodo invernale va da aprile a settembre e le notti possono essere anche molto fredde a causa delle forti escursioni termiche.

Documenti e vaccinazioni…
Per soggiornare nel Paese è necessario il passaporto valido non solo per la durata del viaggio, ma con almeno sei mesi di validità residua e due facciate libere.
Non è obbligatoria alcuna vaccinazione, ma è consigliata l’antimalarica per chi volesse recarsi al nord del Paese.
Viaggiare o cacciare in Namibia è un’emozione indescrivibile che difficilmente si dimentica ed anche per questo magico paese vale il giudizio di Hemingway: “ Non l’avevo ancora lasciata e già ne sentivo la mancanza.”
Bruce Visagie Kaises
Hunting Farm Keisesafari Tours
Tel. 00264-64-551555
keises@mweb.com.na
www.keisesafari.it

























