Il mondo venatorio, così vessato da ogni tipo di accuse, da parte di quei ben pensanti che ritengono il pianeta caccia in antitesi con il mondo moderno, sta sempre più soccombendo a quel modo di pensare tipico del perbenismo, mascherato da falso ambientalista.
Così gran parte della società, e dei giovani in particolare, oltre ad essere contrari, solo per dogma, a tutto e tutti per una sana ignoranza che li contraddistingue, sta producendo un altro danno indotto che è la perdita di tutte quelle tradizioni che fanno parte del bagaglio culturale dell’uomo moderno.
Chiedere a dei ragazzi di oggi cos’è il “corbezzolo”, o le bacche di “mirtillo”, senza dargli un computer per la ricerca, è pura follia, in quanto cresciuti in ambienti che li hanno preservati da quel modo del vivere “selvaggio e brutale”, in cui tua madre era la strega cattiva solo perché macellava una gallina ruspante da cucinare, oppure tuo padre cacciatore era l’orco perchè portava beccacce e tordi da degustare.
Comunque, anche quando il computer descrivesse cosa è il “corbezzolo”, i nostri giovani non avrebbero di certo coscienza del profumo e dei gusto che quel frutto ha, e del contesto in cui vive.
Chi con me ha frequentato la caccia a tordi nelle zone di Plaesano, alle porte di Feroleto della Chiesa, ricorda ancora quei piccoli vialetti delimitati dagli alberi di questo strano frutto, che alti ed esili protendevano i rami carichi di piccole sfere rosse e ruvide all’esterno ed arancioni all’interno, oppure quando nei vicoli di Reggio Calabria si udiva il richiamo del venditore di “’mbriacheddi ”(corbezzoli), che tanta curiosa golosità suscitava nei ragazzi.
Oggi basta dar loro fettine di pollo allevato in cattività o un hamburger di carne di dubbia provenienza ed il frigo sempre pieno di verdure coltivate con concimi chimici, e possono subito dopo protestare contro il mondo della caccia.
Ma resta il fatto che sono ignoranti di un mondo che non conoscono e che almeno noi ricordiamo e che ci ha forgiati.
Capisco che parlare di ambientalismo, per l’uomo di oggi, è quanto mai facile e difficile nello stesso tempo, in quanto pur constatando il depauperamento del mondo che ci sta attorno, si cerca un capro espiatorio che spesso sappiamo essere l’uomo civile stesso, ma in un perverso percorso mentale dobbiamo trovare un colpevole in colui che fa qualcosa che a noi non piace, ed ecco che i cacciatori diventano criminali da combattere con tutte le armi.
Le più subdole sono quelle che i moderni mezzi d’informazione hanno messo in campo, dipingendoci come torturatori sanguinari, da fermare ad ogni costo. Ricordo le parole di un mio collega anziano che nelle pillole di saggezza, che molto spesso mi propinava, ripeteva il concetto secondo cui ad un popolo afflitto da tanti problemi o gli si da un miracolo o un colpevole, e questo per distogliere il pensiero dai veri problemi.
Purtroppo questa manovra, elusiva dei veri problemi che affliggono la nostra società, è stata messa in campo da tanto tempo e sicuramente un risultato l’ha prodotto, una diminuzione del numero di cacciatori che si sono stancati di essere trattati alla stessa stregua di delinquenti o assassini, in virtù, e scusate se è poco, del fatto che una legge nazionale consente loro di poter esercitare la caccia.
Ma parlare con chi non ha più la cultura dei ricordi è come parlare a chi è monotematico, io per fortuna i figli, oggi quasi trentenni e convinti scoutisti, ho cercato di farli partecipe di quel mondo naturalistico che ci circonda, andando nei boschi a far funghi, sempre con me nelle uscite in mare a pesca, non portandoli a caccia solo per scelta di sicurezza. Forse anche loro avranno assorbito il pensiero generale del protezionismo esasperato, ma almeno conoscono il “corbezzolo”.
Che il mondo della caccia si dovesse adeguare alla realtà che oggi viviamo, è un dato di fatto, ma è ipocrisia pensare di imporre scelte dettate solo dalla paranoia per far contenti gli ipocriti. Ed ecco che dopo avere decretato che solo poche specie fossero cacciabili, altre che stanno imperversando su tutto il territorio nazionale, facendo danni ingenti all’agricoltura ed alle città, non possono essere prelevate.
Nel caso specifico gli storni sono l’esempio che non è la caccia l’elemento depauperatrice del mondo naturalistico come vogliono farci credere. Oppure quando leggi che gli interventi di ripopolamento di daini e cervi, sono riusciti così bene che, per l’enorme sviluppo demografico, la loro stessa esistenza è messa in discussione, con la conseguenza che tutti si scagliano contro la caccia selettiva.
Sicuramente il panorama venatorio problemi ne ha attraversato e ne attraverserà, ma da che mondo e mondo la caccia ha sempre rappresentato un aspetto del mondo naturalistico ed è servito perché le specie cacciabili avessero un equilibrio tra il prelievo e la riproduzione. Comunque solo chi è andato da sempre per boschi, campi e colline, anche con un fucile in spalla, incontrando ogni specie di animali, piante e frutti, può dire di conoscere la natura, al contrario di chi, solo per essere contro, gli basta stare davanti al computer e dire di sapere tutto.
Carmelo Chirico
TRADIZIONI” di Carmelo Chirico
A CACCIA IN ……EXTREMADURA – SPAGNA
L´Extremadura e´ una delle 17 comunita´ autonome della Spagna, situata nel sud ovest della penisola iberica.
Essa e´ composta solo da due provincie: Caceres al nord e Badajoz al sud.
Confina al nord con la Castilla e Leon, a sud con l´Andalusia, ad est con la Castilla la Mancha e a ovest con il Portogallo.

I suoi paesaggi sono caratterizzati da catene montuose, da pianure e da fertili vallate, lungo i percorsi del fiume Tago e del rio Guardiana.
Il clima e´ continentale, con estati calde ed inverni miti.
E’ una regione assolutamente da visitare, grazie anche alla calda accoglienza delle persone, alle vivaci tradizioni popolari, alle manifestazioni in costume tradizionale, al delizioso artigianato locale (ceramica e ricamo) ed alla gastronomia, fatta di selvaggina, formaggi locali, prosciutti, insaccati ed eccellenti vini rossi.

Questa peculiarità vale anche per il settore caccia, relativamente al quale moltissime sono ancora le zone da scoprire e da utilizzare, data l´enormità del territorio.
Il terreno è molto arido e selvaggio, con grandissime estensioni di oliveti e querceti, habitat naturali per qualsiasi tipo di selvaggina; quì la caccia è uno sport molto praticato dagli abitanti della regione, sia alla grossa selvaggina (caza mayor) che alla piccola (caza menor).

Caza mayor:
Cervo,
Cinghiale,
Muflone,
Gamo;
Caza menor:
Tortore,
Colombacci,
Tordi,
Pernici,
Acquatici
Lepri.
Per cacciare in Extremadura e´ conveniente appoggiarsi ad Agenzie di Caccia Spagnole, del luogo, serie e professionali!!
Marco Cassini
Extremena de Caza Menor SLU
Calle resolana 31a 06420 – Castuera
BADAJOZ – ESPANA
TEL.
CELL.
staff@extremenadecazamenor.com www.extremenadecazamenor.com/it
BRACCO UNGHERESE O VIZSLA

Questo peculiare cane da ferma affascina non solo per il suo mantello straordinario, ma anche per la sua concretezza ed efficacia nell´attività venatoria, in cui eccelle per le sue doti polivalenti.
Per collegarti alla scheda del Viszla cliccare quì.
RENNE E CARIBU´ MINACCIATI DAL CLIMA CHE MUTA
Secondo quanto pubblicato nella rivista Global Change Biology su uno studio effettuato da Liv Vors e Mark Boyce dell´universita´ dell´Alberta, in Canada, i drastici cambiamenti climatici degli ultimi anni stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza di un numero notevole di esemplari di Caribù e Renne, specie di ungulati molto simili presenti nella fascia più a Nord del globo terrestre, dall´Alaska alla Groenlandia, fino a Scandinavia e Russia.
Seriamente proccupati, gli scienziati hanno dichiarato che le primavere anticipate e particolamente piovose, con prematura scomparsa di teneri germogli e formazione di ghiaccio in inverno, probabilmente sono alla base dell´estinzione di ben 16 mandrie e della riduzione della consistenza in altre 34, fra le 58 che sono state attentamente monitorate per questi animali che, in natura, non risultano particolarmente e rapidamente adattabili a repentine modificazioni climatiche.
UOMINI DEI BOSCHI
Per chi ama la campagna, per chi adora passeggiare nei boschi, cacciare e vivere delle bellezze che la natura ci offre…
Il Brand Uomini dei Boschi nasce da coloro che vivono le bellezze della natura, con l´ambizione di mettere a disposizione dei cacciatori, e degli amanti della campagna in genere, non una serie di semplici prodotti a catalogo, ma una filosofia di vita con la quale vestirsi o della quale circondarsi nella propria casa o nel proprio ambiente di lavoro.

Da queste passioni nasce Uomini dei Boschi, con una linea di prodotti che sono essenza stessa della campagna e della montagna della nostra bella Italia.
Uomini dei Boschi propone una linea di abbigliamento che Vi vestirà nelle Vostre passeggiate in campagna con T-shirt decorate con pitture di cani da caccia e di selvaggina realizzate da Sara Ceccarelli, e Cappelli e Berretti decorati con il marchio di Uomini dei Boschi.

Tutto ciò è acquistabile sul sito www.cacciashop.it.
Oltre a questi, può essere richiesto abbigliamento personalizzato per allevatori di cani, armerie, gruppi cinofili, sezioni di cacciatori, squadre di caccia al cinghiale, aziende faunistiche.
Alcuni esempi di queste soluzioni sono visualizzabili sul sito www.uominideiboschi.it, nella sezione “ordini di gruppo”.
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STANDARD DI LAVORO DEGLI SPANIELS di Angelo Di Maggio
Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.
Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.
Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione.
Standard di lavoro degli Spaniels: Springer e Cocker
Lo spaniel è cane da sfrullo di selvatici utili al fucile. All’espletamento di questo compito esso perviene per due vie: l’azione sistematica di battuta del terreno e l’individuazione olfattiva.
Solo in fase di ultimativa risoluzione del punto è consentito che il cane risalga la pista calda della recentissima passata.

Le doti naturali sono: il metodo di cerca, la velocità stilistica, l’andatura, la presa di punto espressiva, la docilità, il coraggio, l’olfatto ed il riporto.
Il galoppo è veloce, tendenzialmente unito per distali, raccorciato di anteriori e pur di giusto scalcio.
Il portamento della testa é semieretto.
In ogni caso è contrario alla psiche dello spaniel da sfrullo l’assumere andature diverse dal galoppo, ovverosia camminate o trottate, quale che sia il fondo del terreno su cui si muove.
Anche nello sporco, lo spaniel tende ad assumere una qualunque andatura saltata, magari irregolare, magari costituita da un’interazione di sgroppate o smontonature, a seconda delle circostanze.
La smontonatura frequente è bellissima espressione del lavoro dello Springer in vegetazione alta e dà particolare tipicità all’andatura che comunque deve essere sempre tendente all’acrobatico.

In nessun caso egli dovrà trascurare selvaggina sul terreno che sta battendo.
Va da sé che il conduttore dovrà conformare il passo a tale situazione e consentire al cane di esplorare il terreno confacentemente.
Per quanto riguarda l’alzare ripetutamente selvatici fuori tiro, è d’obbligo un’importante precisazione. Indubbiamente autorizzato, anzi doveroso, é il risolvere pur fuori tiro come esito di una carica di forzamento, decisamente a ridosso di un selvatico invisibile che si sottragga velocissimamente all’impatto olfattivo iniziale del cane.
Essenziale però é che sia carica velocissima, spietata, scaturente da un’esigenza subitanea di risolvere, non azione di filata o accostamento prudente, anticipatrice del forzamento vero e proprio.
In questo caso é iniziativa indebita e disubbidienza ingiustificata.
In tutte le fasi della cerca, molto importante è il collegamento.
Deve incentrare cioè la sua azione sul conduttore.
E’ da penalizzare il cane che caccia per sé stesso.
La presa di punto è momento di grande esaltazione infatti, con l’approssimarsi del contatto risolutore col selvatico, modifica l’espressività della sua azione, diventa sempre più frenetico e determinato nei movimenti, si abbassa sugli arti e protende il collo in avanti, quasi a voler incamerare l’effluvio.
Aumenta la velocità e, con essa, tutta l’azione assume carattere terrificante, diventa implacabile e non lascia scampo al selvatico che è così costretto a palesarsi. L’espressività nella presa di punto è dote ereditaria ed in tutto da preferire ad una risoluzione non dimostrativa.

Il cane, comunque, dovrà involare assolutamente quando sarà comandato a farlo e nella sua azione dovrà assumere carattere determinatissimo.
La correttezza deve essere considerata elemento fondamentale per lo spaniel.
Ubbidienza al richiamo, interruzione dell’azione di caccia al frullo ed allo schizzo del selvatico, sono elementi fondamentali.
Se però il cane, dopo aver interrotto l’azione di caccia, si muove un po’ a marcare il punto di caduta del selvatico, questo evidenzierà la sua intelligenza. Una buona marcatura del punto di caduta del selvatico è sempre da premiare.
Si potrà concedere al cane di andare al riporto di sua iniziativa, sempre che ciò avvenga dopo una chiara interruzione dell’azione di caccia.
Il cane inviato al riporto dovrà svolgere un lavoro di ricerca impegnato e perseverante.
Se il selvatico, perchè ferito, si è occultato di pedina, deve chiaramente indicare la pista e tentare di seguirla.
Il cane deve inoltre abboccare correttamente e riportare speditamente al piede del conduttore.
Il riporto è parte importante nel compendio del lavoro dello spaniel e va giustamente tenuto nella massima considerazione.
Riportare con entusiasmo, con compiacenza, di galoppo pieno, è sicuramente gratificante per il cane e va a suo merito, ancorché a soddisfazione del cacciatore.
Il riporto a terra ed il lavoro nell’acqua sono nello spaniel qualità spesso spontanee ma, se non tali, esse possono venire acquisite.
Ambedue queste doti, qualora vengano insegnate, lasciano nell’ausiliare alcuni segni identificatori: il dente abbastanza duro e la scarsa dimestichezza con l’acqua.
Tenuto conto delle difficoltà di valutazione della presa di punto in quanto non fermatore, suggerisco di seguire sempre da vicino la sua azione.
Giudice di Gara Angelo Di Maggio
Nel prossimo articolo: GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: ELEMENTI DI CINEMATICA (ANDATURA)
I NONNI RACCONTANO…di Salvatore Gentile
Secondo me cacciatori si nasce, ma non si sa di esserlo. Ci vuole qualcuno che te lo faccia capire e sentire, nel mio caso è stato lo Zio Michele, appassionato cacciatore, ottimo cinofilo e conoscitore di funghi. Mi ha trasmesso durante la mia giovinezza quella passione di un tempo, ma soprattutto il rispetto per Diana e l’ambiente, lo stesso che da sempre accompagna le mie giornate e spezza il sonno delle gelide albe invernali.
Quando tornava a casa con le sue prede lo inseguivo interessato, lui in silenzio capì che avevo nel cuore l’istinto giusto e cominciò a darmi lezioni. Sono stato l’unico nipote in famiglia a seguire le orme. E’ difficile che chi non abbia parenti o amici cacciatori e ha vissuto sempre in città si appassioni della cultura rurale. Oggi purtroppo lo Zio Michele è scomparso, però continuo ad andare a caccia con lo stesso entusiasmo che mi ha regalato durante la mia giovinezza.
La federcaccia da sempre accompagna la nostra passione familiare, orgoglioso di continuare la tradizione insegnando ai nipotini la cultura di famiglia attraverso i nostri racconti. Da adolescente ho avuto la passione per la caccia agli acquatici, oggi pratico la caccia al Beccaccino.
Confesso che molti bei ricordi sono legati al beccaccino in palude e negli incolti pantani. Quando mi frullò davanti per la prima volta fu tremenda l’emozione, tanta da sbagliare il tiro. Fu uno smacco durissimo da mandar giù, dal quale non credevo di uscirne. Invece, poco dopo, davanti al cane, ne frullò un altro e, superato l’attimo d’esitazione, trovai il coraggio di sparare e lo presi al primo colpo.
Lo centrai, ma a restarmi dentro fu soprattutto l’emozione di avere un grande cane dalla solida ferma. Spesso molti parlamentari navigano in alto mare. Trattano l’Ars Venandi come un problema e non come una passione o, meglio, risorsa per il nostro Paese. Spesso non sono nemmeno cacciatori o, addirittura, sono anticaccia, con i soldi dei cacciatori e contro i cacciatori.
Per la caccia la sussidiarietà è fondamentale e ci sono amministratori che dimostrano molta sensibilità in tal senso. Invito gli amici cacciatori a leggere e prendere visione con attenzione dei programmi elettorali di partiti e candidati prima di votare, cosi da premiare chi s‘impegnerà in favore di Diana.
Cellole 30.05.2009
Salvatore Gentile Cinofilo
UOMO E CANE: COME PORTARE IL PROPRIO AMICO NEGLI HABITAT FAUNISTICI

Muoversi nell’ambiente naturale insieme al proprio cane è un’esperienza rilassante e appagante, un’attività che molte persone praticano nei boschi e sulle montagne del Trentino. Ma noi essere umani, in compagnia del nostro simpatico e fedele amico a quattro zampe, non siamo gli unici frequentatori o abitanti della foresta: ci sono altre persone e altri animali, domestici e selvatici, che condividono con noi questo spazio e meritano un comportamento corretto e rispettoso.
In particolare gli animali selvatici possono subire gravi danni (dal semplice stress fino alla morte) a causa di comportamenti, istintivi ma assai pericolosi, che i cani possono assumere se sono fuori dal controllo del padrone. Una femmina di capriolo, che proprio in questo periodo si accinge al parto, potrà abortire in seguito all’inseguimento di un cane.
Nel terribile inverno trascorso, diversi ungulati, già sfiniti per la denutrizione e la difficoltà negli spostamenti nella neve alta, sono morti per la stessa causa: cani vaganti.
Il problema è noto e l’Associazione Cacciatori Trentini ha deciso di organizzare un corso, dal titolo “Uomo e cane: come portare il proprio amico negli habitat faunistici” dedicato a tutti i cittadini, con la finalità di fornire informazioni adeguate per affrontare nel modo più consapevole una passeggiata nel verde. Ben otto relatori affronteranno un ampio panorama di tematiche: non solo quelle inerenti la psicologia e l’addestramento del cane, ma anche le abitudini degli animali selvatici, le loro interazioni con uomo e cane, nonché le normative che i proprietari di cani sono tenuti a rispettare.
Un corso ad ampio respiro che, oltre a trasmettere conoscenze, vorrebbe anche stimolare maggiore sensibilità nei confronti della fauna selvatica, promuovendo un rapporto più armonioso con l’ambiente che ci circonda.
Il corso si svolgerà presso la scuola faunistica del Centro Fauna Alpina “A. Falzolgher” di Casteller, si articola in quattro interessanti serate, a partire dal 9 giugno prossimo.
La partecipazione è gratuita, ma è necessario iscriversi (telefonando allo
UOMO E CANE: COME PORTARE IL PROPRIO AMICO NEGLI HABITAT FAUNISTICI
PROGRAMMA
09/06/2009
ore 18.30: Saluto del Presidente ACT, Sandro Flaim Presentazione del corso
ore 19.00 – 20.00: Alessandro Brugnoli (Coordinatore Tecnici ACT) Umberto Zamboni (Direttore ACT) “La fauna del Trentino: presenza e gestione.”
ore 20.00 – 21.00: Luca Zanetti (Guardiacaccia Capozona ACT, membro della commissione cani da traccia) “Il cane nel bosco: possibili interazioni con la fauna selvatica.”
11/06/2009
ore 19.00 – 20.00: Ivana Sandri “Cani e uomini: differenze e similitudini.” ore 20.00 – 21.00 Stefano Margheri “Concetti base per l’educazione e l’addestramento del cane” 16/06/2009
ore 19.00 – 20.00: Paolo Demartin “La fauna selvatica e le strategie di sopravvivenza: il disturbo.”
ore 20.00 – 21.00: Petra Chistè (Pianeta Cane) “Aspetto predatorio del cane.”
18/06/2009
ore 19.00 – 19.30: Veterinario APSS “Le normative vigenti sul possesso del cane.”
ore 19.30 – 20.30: Walter Loss – Enrico Rizzardi “Il cane da valanghe e/o ricerca persone.” “Comportamenti e interazioni con la fauna: esperienze di addestramento.”
ore 20.30 – 21.00: Ettore Zanon (Responsabile Comunicazione ACT) Conclusioni e proiezione del filmato: “Oltre la caccia”
IN ANDALUSIA PER I CAMPIONATI EUROPEI DI FOSSA UNIVERSALE
Sarà la splendida Tierra del Sol, in Andalusia, ad ospitare, da domani giovedì 28 maggio 2009 fino a domenica 31 maggio, i Campionati Europei di Fossa Universale.
La compagine azzurra, nelle pedane spagnole di Las Gabias (Granada), sarà guidata dal CT Bruno Fasano, dal Responsabile Federale Roberto Manno e dal Vice Presidente Federale Rosario Avveduto.
Essa sarà composta da:
SENIOR
Adriano Avveduto di Ragusa
Mauro Ferri di Crema
Santo Plataroti di Milano
LADY
Cristina Bocca di Biella
Giovanna Cuzzocrea di Messina
Bianca Revello di Sav
JUNIORES
Giuseppe Garro di Siracusa
Giovanni Natalini di Macerata
Antonio Nino di Potenza
VETERANI
Luciano Grilli di Perugia
Giuseppe Loteta di Messina
Giorgio Ravera di Savona
SUPER VETERANI
Simone Perone di Avellino
Franco Santinello di Pordenone
Aurelio Tezze di Vicenza
ARMI E TIRO

Dall’intervista al consigliere comunale di Bologna Daniele Carella, un’idea originale per riuscire a fare finalmente lobbying.
Sotto i riflettori, poi, il Porto di fucile per Tiro a volo: è legittimo da parte delle questure richiedere l’iscrizione a un campo di tiro per il rinnovo? Le prove si aprono con una pistola del tutto particolare: la Mke T94K calibro 9×21, versione civile della pistola mitragliatrice H&K Mp5K.
Alla prova del fuoco anche la medio-orientale Caracal C calibro 9×21, compatta polimerica con l’innovativo sistema di mira Quick sight. Elegante, poderoso e sportivissimo il revolver Smith & Wesson 629 Pc Duo tone calibro .44 magnum. Una livrea rossa e nera per un allestimento unico dell’automatico Winchester Sx3, in versione Flanigan exhibition/sporting calibro 12, cioè il semiautomatico che spara 12 colpi in meno di un secondo e mezzo.
Sempre sportivo, ma dedicato al Double trap il sovrapposto Rizzini Premier “Bindellone” calibro 12. Record di leggerezza per il sovrapposto venatorio Franchi Falconet pro calibro 20. Per gli appassionati di canna rigata, tre armi con tre diverse anime: la carabina semiauto Browning Bar Zenith Prestige wood calibro .30-06, la doppietta Express da safari calibro .470 Nitro express di Lebeau Courally e la carabina ad aria compressa Theoben Eliminator calibro 5,5 mm, con l’innovativo sistema Gas-ram. Per i patiti di Ex ordinanza, una vera e propria reliquia dal passato: il prototipo di fucile anticarro prodotto da Scotti, in calibro 8 mm.
E poi gli accessori, la caccia alle beccacce in Crimea, la ricarica del .375 Weatherby, tanto sport e molto di più.
GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: LO STANDARD DI LAVORO DEL DRAHTHAAR di Angelo Di Maggio
Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.
Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.
Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione.
GLI STANDARDS DI LAVORO
Il Drahthaar o Bracco Tedesco a pelo duro
E´ nel quadrato.
L´andatura è il galoppo energico ma non impetuoso.
Il posteriore spinge vigorosamente, ma non con naturale armonia.
L´anteriore, lievemente rampante, non ha eccessivi slanci in avanti. Falcata piuttosto raccolta e continua.
Testa portata normalmente alta, ma senza esagerazione, canna nasale sull´orizzontale o quasi. In condizioni avverse o difficili, la testa può abbassarsi sino ad allinearsi con la linea dorsale od appena al di sotto.
Coda portata preferibilmente sul prolungamento della linea dorsale o leggermente al di sotto.

In terreno aperto è metodica e regolare, con lacets mediatamente spaziati, che possono essere anche discretamente ampi.
In terreno coperto od impervio, la cerca viene svolta con molta adattabilità, coraggio ed iniziativa. In condizioni difficili e per risolvere particolari problemi di emanazione e quindi il reperimento del selvatico, egli può effettuare brevi fasi di accertamento a terra.

Quando durante la cerca ha l´impressione della presenza del selvatico, rallenta l´andatura portandosi anche al trotto e rimonta la sorgente di emanazione, alle volte accennando a brevi arresti. In questa fase rimane ben eretto, con testa alta e mobile, ma può anche flettersi leggermente sugli arti con testa protesa in avanti, pronto a riprendere l´andatura di cerca, senza eccessivi scatti, qualora l´impressione risultasse errata.
Quando, avuto lievi indizi della probabile presenza del selvatico, se ne rende conto e va in ferma dopo una fase di rallentamento, ben eretto sugli arti, talvolta con un arto sollevato, con testa alta e canna nasale sull´orizzonte o quasi, coda sul prolungamento della linea dorsale, o leggermente al di sotto, più difficilmente sopra. Alle volte un breve arresto riflessivo, può precedere la ferma.

Quando d´improvviso si trova a ridosso del selvatico, ferma di scatto. Resta immobile nelle pose più strane. La testa è però rivolta alla sorgente dell´emanazione. Anche in questo frangente, si dimostra sicuro e deciso.
La guidata è decisa, attentissima, ma prudente. Avviene in posizione eretta ma, con scarsa vegetazione, e con selvatico sensibile, può avvenire in posizione leggermente flessa sugli arti. La coda solo difficilmente assume movimenti trasversali rapidi.
Il riporto ed il recupero lo fa anche nelle condizioni più difficili, quindi è eccellente in tale lavoro.
E´ cane rude, forte e contemporaneamente molto affettuoso. Ti guarderà sempre negli occhi, susciterà con perseveranza l´attenzione nei suoi riguardi in cerca di un gesto, una carezza, un complimento, qualcosa che lo premi per quanto è sempre pronto ad eseguire con passione, meticolosità e pazienza.
Giudice di Gara Angelo Di Maggio
Nel prossimo articolo: GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: LO STANDARD DI LAVORO DEGLI SPANIELS
LEISHMANIA: AUMENTATA LA DIFFUSIONE
Testo tratto da La Professione Veterinaria, Organo di Informazione dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), n° 16-2009.
Sito Ufficiale ANMVI www.anmvi.it
La Leishmaniosi, malattia protozoaria trasmessa da piccoli artropodi, i flebotomi (o pappataci), è in rapido e costante aumento su tutto il territorio nazionale, sia nell´uomo sia nel cane. […]
Dai dati di LeishMap, il network scientifico per il monitoraggio e la mappatura della leishmaniosi canina nel Nord Italia, è emerso che i focolai d´infezione oggi si collocano uniformemente in tutte le aree costiere, collinari e pedemontane della penisola.
“Le regioni più colpite – ha osservato Michele Maroli (Dirigente di ricerca presso il Dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’ISS) – sono quelle della costa tirrenica, del basso Adriatico e le isole maggiori dove il tasso di infezione canina è di norma superiore al 15% con microfocolai che superano il 40%. nell´area napoletana e raggiungono il 60% nel catanese. […] Le uniche aree attualmente non endemiche sono i centri urbani delle città medie e grandi, la pianura padana e i rilievi montuosi sopra i 400-800 metri. […]
Il flebotomo che la trasmette vive in condizioni atmosferiche tipiche delle nostre latitudini, con temperature superiori ai 15°C e ad altitudini comprese tra il livello del mare e i 1.500 metri. […]
All’origine dell’attuale situazione epidemiologica sembrano coinvolti più fattori concomitanti, tra i quali l’introduzione di animali infetti in zone dove era già presente il flebotomo a seguito dell’evoluzione del rapporto uomo-cane e l’adattamento dei flebotomi a nuovi habitat, anche a causa dei recenti mutamenti climatici- ambientali.

“Gli insetti – ha aggiunto Gradoni – si adattano a vivere dove la temperatura glielo consente. Se gli inverni sono progressivamente più miti anche nelle aree considerate fredde, per loro sarà facile sopravvivere anche in luoghi dove non ci si aspetterebbe di incontrarli. […]
Le misure ritenute necessarie per il controllo della leishmaniosi sono la protezione dal contatto con il patogeno responsabile dell’infezione e la vaccinazione.
A tutt´oggi, però, non esiste ancora un vaccino anti-leishmania per uso umano o canino di comprovata efficacia, pertanto la prima opzione è la sola praticabile e l’unico strumento disponibile rimane la prevenzione del contatto con il flebotomo. […]
L’utilizzo di presidi che evitino al flebotomo di pungere il cane è consigliabile
1) nei cani sani al fine di evitare l´infezione,
2) nei cani già infetti, “serbatoio” del parassita, per evitare di amplificare l’infezione, dato che la malattia segue un ciclo cane infetto – flebotomo – cane sano (o uomo);
3) nei cani “viaggiatori” che, se condotti in una zona endemica e qui infettati, potrebbero portare la leishmaniosi anche in zone che ne sono attualmente indenni. […]
E’ possibile che nell’arco di due – tre anni vaccini anti-leishmania siano introdotti nel mercato mondiale. Forse non si tratterà di vaccini efficace al 100%, ma saranno sicuramente un utile presidio per la lotta integrata alla malattia.
di Maria Grazia Monzeglio
ENCI: NUOVO DISCIPLINARE PER DISPLASIA DI ANCA E GOMITO
Pubblicato dall´Enci il nuovo “Disciplinare per il controllo ufficiale della displasia dell´anca e della displasia del gomito dei cani iscritti al Libro genealogico“.
A CACCIA IN ROMANIA CON IL WILD DUCK CLUB!
A caccia di oche, anatre, fagiani, colombacci e cesene in Romania, in una riserva incontaminata di ben 17.200 ettari nel Delta del Danubio!
E´ questa la proposta che il WILD DUCK CLUB, del Sig Domenico Tursi, fa alla nostra numerosa platea di appassionati.
Per qualsiasi informazione in merito ai programmi di caccia di WILD DUCK CLUB cliccare quì.
ALL´INSEGUIMENTO di Riccardo Turi
Primavera 1960, Fasano di Puglia. Dalla metà di aprile in poi la caccia tradizionale è quella alle tortore di passo. La fascia costiera che va da Torre Canne a Monopoli è la zona che frequentiamo. Naturalmente io, con il mio cal.28, posso andare con zio Franco soltanto i giorni festivi e le domeniche di mattina, e poi tutte le volte che lui va di pomeriggio.
Non ricordo se si trattava di una domenica o era il 1° maggio, giornata segnalata nel corso della quale le tortore dovevano passare per forza! Siamo dietro Torre Canne in un posto dove ci sono numerosi alberi di fioroni (grosso fichi che da noi maturano a giugno).
Insieme a noi c´è Vito (Vetucc u uard notturn) e Raffaele.
Siamo andati con la Fiat 500 (con una striscia che corre sulle fiancate) di zio Franco. In una giornata tiepida numerosi stuoli di tortore passano dal nostro posto, però la maggior parte sono fuori tiro. Poche tortore si fanno abbattere. Anch´io con il mio fuciletto e le cartucce corazzate caricate da Raffaele ne ho sparate un paio ma con scarso esito. Zio Franco ne ha prese 2, Raffaele 2 e Vito, con la sua doppietta legata con il fil di ferro, 4.
Alle 10,30 il passo sembra terminato ed anche i colpi di fucile sono radi. Decidiamo di rientrare. In macchina ci sono Raffaele e zio Franco davanti, mentre Vito ed io siamo seduti dietro. Stiamo per raggiungere Torre Canne quando vediamo uno stuolo di una quindicina di tortore che vola nella nostra stessa direzione quasi sulla strada provinciale (la distanza della strada dal mare è di circa 200 metri).
Allora zio Franco apre il tetto della 500 e cerca di inseguire le tortore, mentre nel frattempo Vito ha caricato la sua doppietta. Quando stiamo per arrivare a Torre Canne vediamo che le tortore, per scansare il paese, si allargano verso il mare. Allora di corsa attraversiamo il paese per raggiungere lo stuolo che sicuramente prenderà terra dopo Torre Canne.
Ed infatti appena siamo fuori dell´abitato sulla strada che fiancheggia il mare, ecco lo stuolo che arriva. Dosando abilmente la velocità della macchina, zio Franco arriva sulla perpendicolare degli uccelli proprio quando questi entrano dal mare. Allora Vito fa partire i due colpi della sua doppietta che fulminano una tortora che va a cadere nel mare.
Stop con l´auto e vedo che in un baleno si spoglia e si butta a mare per il recupero. Certo non era un´azione di caccia ma è stato emozionante e bellissimo lo stesso e devo quelle emozioni a zio Franco ma soprattutto a Vito, simpaticissimo compagno di caccia e tiratore formidabile!
Riccardo Turi
MONACO: COPPA DEL MONDO DI TIRO
Una nuova sfida per i nostri azzurri del Tiro a Segno e del Tiro a Volo, partiti alla volta di Monaco per partecipare da sabato 16 maggio fino a mercoledì 20, quando rientreranno a Milano, alla Coppa del Mondo, dopo un´accurata preparazione tecnica e con ancora nel cuore il ricordo dei fantastici Europei di Praga.
Ben 24 gli atleti che ci rappresenteranno in terra tedesca per il Tiro a Segno:
CARABINA/UOMINI
Marco de Nicolo (Fiamme Gialle)
Niccolò Campriani (Esercito)
Diego Cacciapuoti (Carabinieri)
Enrico Pappalardo (Marina)
Giorgio Sommaruga
CARABINA/DONNE
Elsa Caputo (Polizia)
Sabrina Sena (Forestale)
Marica Masina (Carabinieri)
Antonella Notarangelo (Marina)
Elania Nardelli (Marina)
PISTOLA /UOMINI
Francesco Bruno (Fiamme Gialle)
Vigilio Fait (Rovereto)
Mauro Badaracchi (Forestale)
Roberto Di Donna (Fiamme Gialle)
Giuseppe Giordano (Esercito)
Riccardo Mazzetti (Esercito)
Nicola Pizzi (Lucca)
Nicola Maffei (Sant’Arcangelo di Romagna)
Marco Liberato (Carabinieri)
PISTOLA/DONNE
Maura Genovesi (Forestale)
Michela Suppo (Forestale)
Silvia Grandu (Esercito)
Caterina Padovan (Treviso)
Giustina Chiaberto (Susa)
Per quanto riguarda, invece, il Tiro a Volo, i primi a scendere in pedana saranno gli specialisti di Fossa Olimpica guidati dal CT Albano Pera.
Senior
Mauro De Filippis (Fiamme Oro)
Erminio Frasca (Fiamme Oro)
Massimo Fabbrizi (Carabinieri)
Donne
Deborah Gelisio (Forestale)
Giulia Iannotti (Forestale)
Arianna Perilli (Esercito)
MQS (Minimum Query Score)
Giulio Fioravanti
Come sempre un grande in bocca al lupo da tutto lo Staff di Cacciainfiera!!
IL CAIRO: D´ANIELLO CAMPIONE DI DOUBLE TRAP
Il Double Trap dei Campionati del Mondo a Il Cairo ha incoronato campione il nostro Francesco D´Aniello, poliziotto di Nettuno già Argento ai Giochi Olimpici di Pechino 2008.
Entrato in finale con il punteggio migliore, ha chiuso la gara con un grandioso 185/200. Al secondo posto si è classificato Rashid Al-Athba (183) del Qatar ed al terzo posto l´ungherese Roland Gerebics (182).
Per quanto riguarda gli altri italiani in gara, Marco Innocenti si è classificato nono con 133/150, mentre Claudio Franzoni diciottesimo con 129.
“E’ davvero una grande soddisfazione – è stato l´immediato commento del nostro azzurro D´Aniello – e anche se la struttura che ci ha ospitati è di altissimo livello, la gara è stata comunque molto difficile ed i punteggi parlano chiaro. Lo sfondo giallo anziché verde, i piattelli duri e di un colore diverso dal solito hanno reso la competizione davvero complicata. L’importante è essere riusciti a fare il meglio ed aver portato a casa anche questo risultato”
GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: LO STANDARD DI LAVORO DEL GRIFFONE A PELO DURO O KORTHALS di Angelo Di Maggio
Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.
Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.
Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione.
GLI STANDARDS DI LAVORO
Il griffone a pelo duro (o Korthals)
E´ nel rettangolo.
Animale superbo, imponente e riflessivo.
E´ un galoppatore, ma il suo galoppo è un po’ diverso da quello degli altri continentali.
E´ un galoppo elastico e felino.

Il “metodo” di cerca ha dato naturalmente i suoi frutti e soprattutto ha confermato come il miglioramento sia stato ottenuto senza ricorrere a sangue estraneo.
Galoppo energico perciò, ma non impetuoso, che può essere alternato a fasi di trotto, sempre in relazione alla natura ed alle condizioni del terreno da battere.
Coda portata sulla linea del dorso.
Testa alta e mobile, denotante vigilanza del compito olfattivo.

La ferma può essere eretta o schiacciata. In presenza del selvatico, gradatamente rallenta e si irrigidisce in ferma. Ha molta grinta nell´espressione. Le orecchie sono costantemente erette. A ridosso del selvatico ferma di scatto e tende a schiacciarsi. Se si persuade che il selvatico è già frullato, riparte con la sua foga abituale.

E´ cane energico, che per la sua costruzione ed il carattere si adatta egregiamente a tutti i terreni, montagna compresa. E´ ausiliare precoce e dimostra grande passione per il recupero ed il riporto.
Giudice di Gara Angelo Di Maggio
Nel prossimo articolo: GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: LO STANDARD DI LAVORO DEL BRACCO TEDESCO A PELO DURO O DRAHTHAAR
NORME DI PRUDENZA VENATORIA (2° Parte) di Armando Russo
Nel libello “Il Codice Cavalleresco del Cacciatore”, redatto dall’ amico giornalista e federcacciatore Armando Russo ed edito nel 1978 a Messina, si legge un capitolo interamente dedicato dall’autore alle norme di prudenza venatoria. Esse non hanno tempo né invecchiamo mai, ma oggi come allora si tende purtroppo a considerarle così ovvie o banali da non tenerle sempre a mente nel vivere la nostra comune passione.
Per questo, nel rispetto di noi stessi e degli altri, amiamo riproporre quel capitolo, perchè riteniamo che la sicurezza nella caccia sia un doveroso segno di civiltà e coscienza che tutti i cacciatori debbano perseguire e, soprattutto, ricordare!!
Come sempre un grazie doveroso da tutto lo Staff di Cacciainfiera va al gentilissimo Sig. Armando, esempio per tutti noi di cordialità e grande disponibilità.
NORME DI PRUDENZA VENATORIA (2° Parte)
b) Prevenzione e degli incidenti nei confronti di altre persone.
Quando si caccia in più persone è regola prima non puntare mai, nemmeno per un attimo, il fucile verso di loro e su di esso è indispensabile sempre esercitare una strettissima sorveglianza, nella continua consapevolezza della sua pericolosità.
Ne consegue che il fucile deve essere di volta in volta portato secondo le esigenze contingenti: sulla spalla e rivolto verso l’alto quando, assieme ai compagni, si cammina sulla stessa linea; appoggiato sul braccio e volto verso i lati quando si scende o si sale, in fila indiana, il versante di una collina o di una montagna; volto verso il basso quando piove o nevica, per non far entrare acqua e neve nelle canne, ma sempre, ripetiamo, cercando di evitare che le canne del fucile vengano a trovarsi puntate contro un’altra persona.
Inoltre, quando si spara, è indispensabile avere la più completa visibilità, non solo sulla selvaggina, ma anche sulla traiettorie, perché dietro ad un cespuglio, ad una siepe… potrebbero esservi altri cacciatori, persone ed i pallini potrebbero raggiungerli.
Mai, quindi, sparare a frasche che si muovono senza avere sicuramente visto che si tratta di selvaggina consentita e non di animali domestici, protetti o, peggio, di persone.
Quando si caccia in compagnia è poi indispensabile non farsi mai prendere dalla smania dello sparo e si deve sempre conoscere la posizione di eventuali colleghi, rispettando rigorosamente il piano di caccia con essi preventivamente concordato.

Massima prudenza anche quando si caccia da un natante, perché un colpo che parte accidentalmente potrebbe sfondarlo provocando un naufragio.
Prima di entrare negli abitati, anche se costituiti da cascinali, è indispensabile scaricare sempre il fucile e non lasciarlo mai incustodito, magari con la cartucciera vicino, perché basterebbe anche un solo attimo di distrazione per far entrare in possesso dell’arma un bambino che, caricandola o armeggiando con essa, potrebbe provocare incidenti.
Prime di entrare in casa, il cacciatore deve sempre assicurarsi che il fucile sia scarico, ed appena entrato deve pulirlo lo e riporlo, assieme alla cartucciera, nell’apposito armadio da chiudere a chiave, specialmente se in casa vi sono bambini. E’ conosciuta, infatti, la passione per le armi di tutti i bambini e la maggior parte delle disgrazie è causata, appunto, dall’inosservanza di quest’ultima precauzione.

Attenzione dunque a non sparare mai in condizioni di scarsa visibilità, specialmente in pianura, perché la palla potrebbe uccidere una persona, anche se si trova molto lontano dal cacciatore.
Altra attenzione nell’impiego di armi a palla fornite di “stecker” – il caratteristico doppio grilletto che serve ad addolcire al massimo lo scatto, per ovviare a tremolii…e rendere più preciso il tiro – è di tenere sempre l’arma in sicura perché, se accidentalmente, magari per sparare ad un selvatico che è poi risultato protetto, si fosse inserito lo stecker e poi non si avesse avuto l’accortezza di disinnestarlo o, meglio, di mettere la sicura, basterebbe un urto minimo all’arma per far partire il colpo.
E’ sempre bene, inoltre, scaricare questo tipo di fucile quando si sta trasportando sulla spalla un capo di grossa selvaggina, sia esso camoscio, capriolo… Osservando scrupolosamente le raccomandazioni e i consigli che in queste pagine abbiamo cercato di dare al cacciatore, difficilmente potranno accadere incidenti luttuosi.
Ma, se la malasorte dovesse accanirsi contro di voi e farvi causare una disgrazia, soccorrete immediatamente il ferito portandolo al più vicino posto di pronto soccorso, affinché subito gli vengano praticate le cure del caso. Affronterete in pieno le vostre responsabilità, se le avete, e ricordate che scappando non risolvereste un bel niente perchè, oltre ad aggravare la vostra posizione di fronte alla legge, potreste, non recando prontamente soccorso, avere per sempre sulla coscienza la vita di un uomo!
Armando Russo
LA CACCIA ALL´ADORNO di Filippo Foti
Un grazie sentito da tutto lo Staff ai cari amici Carmelo Chirico e Filippo Foti che Cacciainfiera ha avuto l´immenso piacere di far reincontrare, se pur lontani, grazie alla comune passione venatoria… 
Questo uccello é stato per secoli oggetto di una caccia molto praticata dalla grande maggioranza dei cacciatore Reggini, in appostamenti fissi in cemento in lamiera, altri fatti di arbusti.
Questa caccia, ormai chiusa da circa venti anni, é strettamente legata alla cultura della provincia di Reggio, precisamente nella fascia di costa che va da Capo D’Armi sullo Ionio fino a Palmi sul Tirreno.

Era una frenesia che da metà di aprile alla metà di giugno invadeva tutta la citta, una postazione nella zona delle foto veniva pagata a quei tempi cifre da capogiro, in quel periodo la gente si prendeva le vacanze per non mancare l’appuntamento con quel bellissimo uccello; in effetti una volta abbattuto il primo, tutto rientrava nella normalita’e la gente era piu serena.
Si passavano giornate intere ad aspettarli, seduti nell’appostamento, con una pazienza certosina, parlando dell cartucce che avremmo utilizzato; la maggior parte erano caricate a mano con cariche da ‘’Magnum’’, normalmente si sparava con cartucce caricate col 42-52g di piombo del #3,2,0 fino al doppio 0, la polvere ideale la ‘’ D.N.’’
Non era un uccello facile, data la sua diffidenza e la sua vista straordinaria; negli appostamenti c’erano delle feritoie per seguirli mentre si avvicinavano, ma bastava che il cacciatore facesse un movimento brusco per spaventare l’uccello e perdere l’occasione di potergli tirare.

Gli appostamenti erano (esistono ancora a perenne ricordo) sulle pendici delle prime colline, vicino al mar; gli uccelli si seguivano fin dal momento che toccavano terra dopo la traversata dello stretto, e si aspettavano con trepidazione sperando che fossero a tiro utile; una volta arrivati sulla postazione si tirava, sperando di avere la buona cartuccia e di non essere fregati dall’agitazione.
Quando si passava la stagione senza prendere l’Adorno, il cacciatore sfortunato era chiamato “Sindaco” ed era oggetto delladerisione di quelli che erano stati piu fortunati.
Filippo Foti






















