Lo skeet è una specialità di tiro a volo entrata a far parte delle discipline olimpiche.
Prende la sua origine da una remota specialità tiravolistica statunitense la “AROUND THE CLOCK” nella quale il tiratore sparava da 12 posizioni corrispondenti al quadrante dell’orologio.
Nello skeet le posizioni sono 8 e non sono localizzate su un cerchio, bensì su un semicerchio.
Il raggio del semicerchio misura 19,20 metri.
Le uniche due macchine lancia piattelli sono collocate all’estremità del semicerchio in due torri di diversa altezza; la sinistra chiamata PULL sulle ore 9 del semicerchio è più alta della destra chiamata MARK posizionata sulle ore 3.
Le postazioni di sparo corrispondono alle ore 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 più una pedana posta nel punto di origine delle lancette dell’ipotetico orologio.
Le due macchine lanciano i piattelli con direzione ed altezza fissi.
Il tiratore si posiziona sulla piazzola e mantiene il fucile non in bracciata ma in posizione di attesa e chiama i piattelli di cui non conosce il tempo di uscita che può andare da 0 a 3 secondi.
Al contrario di altre discipline del tiro a volo lo skeet prevede che a variare sia la posizione del tiratore e non la macchina che lancia o la direzione o altezza del piattello.
I tiratori accedono uno per volta alle specifiche piazzole di tiro ed hanno a disposizione un unico colpo per ogni piattello. La sequenza di tiro è organizzata con lanci simultanei di due piattelli o di un solo piattello.
Le gare di skeet prevedono la realizzazione di 5 serie da 25 piattelli ognuna. Nella disciplina al femminile le serie sono 3 invece che 5.
I migliori 6 tiratori accedono alla finale.
Alessio Ceccarelli
LO SKEET
ORDINANZA DEL 1/08/2008 CONCEDENTE LA DEROGA ALL´UTILIZZO DEGLI UCCELLI DA RICHIAMO
Ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 1/8/2008, pubblicata sulla GURI n. 190 del 14/8/2008, che modifica l´Ordinanza del 19/10/2008 di divieto dei richimi vivi e che concede la deroga all´utilizzo degli uccelli da richiamo.
CACCIA ALL´ELEFANTE IN CAMERUN di Claudio Leonetti
L´AVVICINAMENTO…
…oggi cerchiamo gli elefanti con metodo e con maggiore impegno della prima settimana; partiamo dal campo alle cinque con tutti i pisteurs disponibili. Siamo in totale dieci persone e ci dividiamo in coppie, consci di non poter comunque coprire tutti i 50.000 ettari di concessione. Ci aspetta una passeggiata di almeno venti chilometri lungo il fiume Benuè.
Alle dodici ci ritroviamo al villaggio di Wah, i pisteurs scuotono la testa delusi, solo vecchie tracce. Torniamo al campo e appena arrivati ci vengono incontro due inservienti che c’informano che gli elefanti sono stati avvistati non lontano, forse a sette od otto chilometri, ovviamente in un quadrante non battuto durante la mattinata . Si mangia veloce un boccone e via di corsa ad intercettare il branco.
Li troviamo quasi subito, erano nascosti tra la vegetazione nel letto secco di un mayò, un fiume, al riparo dal sole e li vedo partire ancor prima che gli altri li avvistino. Ci siamo avvicinati troppo con i fuoristrada, sono cinque o sei esemplari adulti.

Scendiamo dai mezzi e ci prepariamo all’inseguimento, il vento è sfavorevole e iniziamo in gran silenzio a percorrere un ampio semicerchio nell’erba alta e secca della savana arbustiva in una colonna composta nell’ordine da Antoine, lo scrivente, Alì, il P.H. Carlo ed il figlio Sandro. Chiude la fila Andrea, al quale è stata affidata la telecamera. Antoine si blocca, sono davanti a noi ad almeno trenta metri, sono molto vicini gli uni agli altri ed alcuni alberi impediscono una buona visuale.
Alì con il binocolo osserva il branco, io imbraccio il fucile e attraverso il mio 1,5/6x con l’aquilotto riesco a vederli da vicino per la prima volta. Antoine mi fa cenno di tirare al secondo verso di noi, è un maschio e sembra il più grande del gruppo. Sono pronto, l’elefante muove la testa e sventola le orecchie in continuazione impedendomi di vedere il foro dell’orecchio per indirizzare il colpo.
IL BERSAGLIO…
…avevo studiato a lungo il teschio che si trovava al campo ed i disegni del libro “Shot Placement” mantenendo alcuni dubbi ed una sola certezza: dovevo tirare alla testa. Diverse correnti di pensiero dividono i cacciatori circa il “brain shot” laterale.
C’è chi dice di tirare nel foro dell’orecchio, cosa per me impossibile dato che il padiglione era in continuo movimento. Qualcuno suggerisce di dividere la distanza tra foro dell’orecchio ed occhio in tre parti e tirare ad un terzo davanti il foro, troppo complicato per la scarsa visibilità. Altri prendono come riferimento la ghiandola lacrimale ma io non riesco a vederla.
Bene, decido di tirare a metà tra l’occhio e la piega del padiglione, la linea orizzontale del reticolo è sull’occhio e la verticale è circa a metà strada tra occhio e orecchio. Premo il grilletto senza emozione. Il mio nuovo .460 Weatherby squarcia il silenzio fino allora rotto solo dal ronzio dei tafani. Ricarico ed allineo immediatamente ma vedo solo polvere e masse grigie in movimento, disorientati gli elefanti sembrano non capire cosa stia succedendo, un istante dopo… scartano di corsa verso la mia destra e li vedo allontanarsi velocemente facendo un semicerchio intorno a noi.
Dov’è il mio elefante? Sono teso e guardo tra la vegetazione e la polvere cercando un segnale che mi consente di individuarlo; sento la voce di Antoine che in uno stentato italiano dice “il primo…, davanti…., il primo….”. Lo vedo correre con la proboscide in alto, ma è proprio lui? Non ho tempo per pensare, quando Antoine ha finito la frase ho la spalla dell’elefante nella croce del reticolo ad una distanza di settanta / ottanta metri, tiro al volo accompagnando la corsa. Ho fatto un’ottima scelta, sono veramente entusiasta del mio cannone.
LA RICARICA …
…la mia passione per la caccia e la mia esperienza lavorativa nel munizionamento e nelle polveri di lancio militari hanno alimentato il piacere della ricarica. Avevo ordinato negli States le palle monolitiche da 500 grani della Barnes contando di ricaricare e provare al poligono velocità e precisione fino a trovare la carica giusta. Tutto questo doveva svolgersi in due mesi avendo fatto l’ordine con congruo anticipo ma, per un dispetto della sorte e con la complicità delle dogane, il pacchetto tanto atteso era arrivato due giorni prima della partenza.
Non mi restava che sconfezionare dieci cartucce originali Weatherby da 500 grani Soft Nouse, togliere due grani di polvere e collocare le lunghe palle Barnes Solids. Dopo averle ricalibrate le provo nell’arma, si! camerano bene anche se il passaggio dal serbatoio alla camera non è fluido . Le cartucce sono grandi e lunghe, si impuntano tra serbatoio e bocca.
Sconfeziono altre tre cartucce originali, tolgo la polvere e rimetto la palla. Con le tre cartucce inerti faccio più volte l’operazione di caricare l’otturatore fino a prendere confidenza con l’arma e farlo con sufficiente velocità. Quella che vado a fare è “caccia pericolosa” ad uno dei Big Five, niente deve essere lasciato al caso.
LA CACCIA …
…ora il bersaglio è grande, grigio, si muove, corre, scompare nelle paglie . L’ho colpito. Sento ancora Antoine che, abbandonate tutte le precauzioni, urla nervosamente “tirez…. tirez…il faut tirer beaucoup…”. Il branco si è fermato a pochi metri dall’animale colpito, sembrano indecisi, sparo un colpo in aria e ripartono, per fortuna allontanandosi da noi.
Se il branco ci avesse caricato non so come sarebbe finita, non ci sono certo nascondigli o ripari nelle paglie e correre poi non servirebbe poichè, anche se sembra impossibile a chi non li ha mai visti, gli elefanti sono molto veloci e ci avrebbero raggiunto in una manciata di secondi. Questa è a mio giudizio la parte veramente pericolosa che rende affascinante la caccia all’elefante, unica e inimitabile.
Tolgo l’ottica e mentre mi avvicino al punto dove è caduto l’elefante ricarico il fucile. Ora siamo io ed il P.H. , con i pisteurs per la prima volta dietro di noi. Intravedo una massa grigia tra il giallo delle paglie, mi avvicino e sento un profondo gorgoglio, è il sangue che esce dall’orecchio . E’ un suono cupo, di morte.
L’elefante è sul fianco, mi mostra la schiena ed il globo della testa, Carlo mi fa cenno di tirare all’atlante. Un colpo, il pachiderma non si muove, faccio per avvicinarmi alla testa, ma una mano mi prende per il braccio e mi sposta verso sinistra portandomi verso il posteriore dell’animale. Mi lascio condurre da Carlo che mi dice . “un colpo alla spina” . Dicono gli americani “It’s the Dead One that will Kill You” che tradotto significa “ E’ l’animale morto quello che ti uccide”; in sostanza se si rialza è morte certa.
L’esperienza di Carlo gli ha insegnato a non fidarsi di un animale a terra e solo dopo il secondo colpo alla spina Antoine si avvicina, batte la mano sul posteriore dell’animale ed esclama tra risate stridule “c’est mort”.

Ora lo guardo bene e gli giro intorno più volte, ha perso la sua goffa grazia e l’occhio spento lo priva dell’originaria dignità. E’ un bell’esemplare di maschio nella media del Cameroun. Le zanne sono corte ma di buon diametro; misurerà cento e centodieci centimetri di lunghezza il mio primo trofeo di loxodonta africana.
BALISTICA TERMINALE …
…dove sono andati i quattro colpi? La prima palla è entrata sotto l’arco zigomatico sinistro, con una traiettoria verso l’alto ha trapassato la testa fermandosi nella guancia destra, Non è stato un gran tiro, almeno quattro dita troppo basso. La palla nel suo percorso è passata sotto la base del cervello attraversando la spina dove questa si innesta nel cranio. Il colpo è in ogni caso mortale a conferma che “è il primo colpo quello che conta”.
Il secondo tiro lo ha colpito dietro la spalla forando una costola destra, attraversandolo per tutta la larghezza, forando la costola sinistra corrispondente e fermandosi sotto i due centimetri di pelle. Seppure a circa ottanta metri il secondo colpo lo ha letteralmente sbattuto a terra, interrompendo l’agonia. Gli altri due colpi sono alla base ed al centro della spina. Recupero tutte e quattro le palle Barnes Solid integre, tanto da poter essere ricaricate, a parte i segni della rigatura.
LA FESTA …
…qui nel Cameroun, dopo aver abbattuto un elefante, si usa mettere in scena una piccola cerimonia. Il pisteur che ha tracciato l’animale taglia la punta del naso dell’elefante che è offerta a Dio, il cacciatore taglia la coda e la mostra come trofeo di caccia.

Compio l’operazione con qualche difficoltà poiché tra i vari coltelli che posseggo, per non sembrare ridicolo nella parte del “grande cacciatore bianco” , mi ero portato l’Opinel. Mi prendono in giro ma sono troppo contento , sono ancora incredulo della mia azione di caccia. Arriviamo al villaggio suonando il clacson e sventolando il trofeo, le donne ed i bambini escono dalle capanne di fango battendo le mani e ridendo, è quasi buio. La sera tutto il villaggio è in festa.

Canti e balli al ritmo monotono di una specie di arpa fatta in casa concludono questa emozionante giornata . Domani li attende un lavoro faticoso che li rende felici; tagliare, preparare ed essiccare più di tre tonnellate di carne. A loro resta una scorta di carne per molti mesi. A me rimane, oltre al trofeo, l’indimenticabile ricordo di un meraviglioso giorno di caccia vera.
Claudio Leonetti
Safari International
LA DIETA DEL CANE DA CACCIA
Ormai prossima l’apertura della stagione venatoria, cacciatori e cani stanno, già da qualche giorno, intraprendendo il consueto allenamento che li porterà a poter sostenere lunghe ed faticose marce alla ricerca della preda ambita.
Indubbiamente, se pur in maniera graduale, i nostri ausiliari vengono sottoposti ad un lavoro impegnativo, a volte regolare, più spesso saltuario, ma comunque significativo, durante il quale sono richieste loro doti di resistenza, velocità, notevole attenzione e partecipazione emotiva. Per di più il lavoro, iniziato nella stagione calda, tenderà ad aumentare e si protrarrà prettamente nella stagione fredda e, quindi, vi sarà anche un notevole dispendio energetico, relativo al mantenimento di un’adeguata temperatura corporea.
Tutto ciò, per essere fatto al meglio, richiede indubbiamente una buona selezione genetica, un adeguato allenamento, una particolare cura alla salute del cane e, soprattutto, un corretto apporto di sostanze alimentari. L’alimentazione quindi dovrà essere particolarmente curata sin da questa stagione, adeguata gradualmente alle reali necessità del soggetto che, dall’apertura della caccia, entrerà in piena attività.
Il cane è essenzialmente, ma non esclusivamente, un carnivoro, per questo nella sua dieta non dovranno mancare tutti gli elementi essenziali anche nella dieta umana, ma in percentuali diverse.

In effetti, l’uomo atleta utilizza soprattutto gli zuccheri come fonte energetica mentre il “carburante” per eccellenza del cane sono i grassi o lipidi, soprattutto se vengono effettuati sforzi prolungati. Così, per arrivare ad una idonea dieta per un cane da caccia in piena attività, si deve aumentare gradualmente la percentuale di questi ultimi anche del 5-10% rispetto alla quota di mantenimento, arrivando ad avere razioni che contengono anche il 30-35 % di grassi sul totale delle sostanze (la cosiddetta “Sostanza Secca”).
I grassi sono sostanze che abbastanza rapidamente possono andare incontro ad alterazioni organolettiche, soprattutto a causa di temperature elevate, per cui, soprattutto d’estate, alimenti che ne contengono una percentuale elevata dovranno accuratamente essere conservati in un ambiente fresco, anche se confezionati sotto forma di alimento secco.
I grassi rappresentano una fonte molto concentrata d’energia e rendono il cibo molto appetibile e digeribile, ma non sono le uniche sostanze da aumentare nella dieta all’approssimarsi della stagione venatoria. Grande importanza per un cane da lavoro assume la quota di proteine ingerite quotidianamente. Le proteine, soprattutto quelle d’origine animale, devono essere aumentate gradualmente in quanto vanno a sostituire o riparare quelle muscolari, consumate in maniera maggiore quanto più intensa è l’attività.

Inoltre esse contrastano la possibile lieve anemia dei soggetti sportivi e facilitano la ricostituzione delle riserve ridotte per lo stress. Per questo motivo nella dieta vi deve esserne una maggiorazione del 5-7% rispetto al mantenimento.
La fibra alimentare, cioè la cellulosa, garantisce invece una corretta motilità intestinale soprattutto nei soggetti sedentari, per questo motivo la sua quota nella dieta del cane in attività non varia ma si attesta intorno al 2-3 % della sostanza secca totale.
Per quanto riguarda l’integrazione vitaminica è consigliata solamente se il lavoro è d’estrema intensità. Innegabile in ogni modo il beneficio di alcune vitamine quali la C, che aumenta la risposta allo stress, la E ed il Selenio che proteggono le cellule dall’ossidazione, e la vitamina B15 che difende l’organismo in corso d’acidosi muscolare da acido lattico.
Non vanno incrementati i sali minerali; soprattutto ricordare che il cane non perde cloruro di sodio con la traspirazione (molto più modesta di quella umana) e che quindi è inutile, se non deleterio, aumentarne la sua assunzione con la dieta.
Per far “posto” all’aumento di proteine e grassi, deve ovviamente diminuire del 10-17% la quota di zuccheri (carboidrati) che per il cane rappresentano una componente alimentare a ridotta concentrazione energetica.

Un cibo con queste caratteristiche è ovviamente difficile da preparare correttamente anche per un bravo nutrizionista perciò il consiglio che do, per risparmiare sia denaro sia tempo, è quello di affidarsi ad una seria azienda produttrice di mangimi, scegliendo tra le numerose proposte di alimenti per cani in “performance”.
Tutti questi particolari alimenti commerciali hanno inoltre il vantaggio di essere esclusivamente secchi, cosi da ridurre notevolmente lo spazio occupato nello stomaco e nell’intestino, senza appesantire il cane e riducendo uno dei fattori di rischio per la torsione di stomaco.
Ritengo importante infine dare alcuni consigli relativamente alla somministrazione di questi alimenti. In previsione dell’inizio del periodo di maggiore affaticamento per il cane, è opportuno cominciare a modificare gradualmente la dieta circa 3 settimane prima, in maniera che il soggetto arrivi ad affrontare il lavoro con un adeguato adattamento all’alimento più energetico. Nel periodo di riposo si tornerà gradualmente ad una razione da mantenimento.
E’ consigliabile nutrire il cane circa 4 ore prima dell’inizio dell’attività per evitare un eccessivo appesantimento del cane durante il lavoro e il rischio di torsione gastrica ma soprattutto, per soggetti che lavorano tutta la giornata, è essenziale portare con sé dell’acqua da somministrare frequentemente al cane durante la battuta di caccia. Sarà inoltre buona abitudine recare con sé del pane secco, appetibile e rapidamente digeribile, da somministrare in piccole quote sia prima della partenza per la caccia sia durante la battuta, per evitare che lo stress prolungato porti il cane ad una crisi ipoglicemica.
Al ritorno dalla battuta è bene far riposare il cane qualche ora e poi dargli il pasto quando sarà tranquillo, lasciandogli la possibilità immediata di bere a volontà.
Sara Ceccarelli
ALLEVAMENTO SCOLOPAX SETTER INGLESE
Due grandi passioni, il setter inglese e la beccaccia, miscelate sapientemente in un allevamento dalla grande professionalità.
Mi presento, sono Eugenio Chisari, titolare dell’allevamento amatoriale del setter inglese “Scolopax”, di Reggio Calabria, e curo la selezione del setter per la caccia alla beccaccia.
Sin da bambino, ho sempre amato la caccia ed i cani, tanto che dall’età di 6 anni, non appena le mie gambe e il mio fisico iniziavano a sopportare la fatica, cominciai ad andare a caccia di beccacce e pernici con mio padre.

Io non avevo altre passioni, ogni tanto qualche partita a calcio, ma mai di sabato o domenica, giorni che nell’età scolare dedicavo alla mia passione e, sentendo i cacciatori più anziani discutere di cani e beccacce, iniziai a leggere e documentarmi su come doveva essere il setter inglese, razza da me preferita, e come doveva comportarsi al cospetto di sua maestà la regina.

Dall’amicizia con Giuseppe Gattuso, anch’egli appassionatissimo di setter, raccogliendo ed unendo i nostri singoli sforzi, abbiamo creato il nostro prezioso giocattolo, lavorando esclusivamente su tre correnti di sangue: Dianella, Francini’s e Radentis.


Ma non mi accontento e lavoro sempre per migliorarmi, grazie anche ai preziosi consigli dei tanti amici allevatori, dresseur, cinofili, e giudici di caratura internazionale.
Eugenio Chisari
Addestratore e Titolare Allevamento Scolopax
www.setteringlese.altervista.org
www.scolopaxallevamento.it
IL CANE DA BECCACCIA
Quasi tutti i cani da caccia, ed in particolare i Setters, fermano la beccaccia, ma il saltuario incontro o qualcuno in più non lo laureano specialista.
Il vero specialista è un cane raro, rarissimo da trovare e da forgiare. Per aspirare a questo titolo, il mio setter ideale, deve avere delle specifiche doti, da ricercarsi già da cucciolo.
Obbedienza: Solo con un cane ubbidiente potrete avere il totale controllo su di lui, in quanto solo così potrete evitare assordanti richiami e fischi da stadio. Un semplice e breve fischio dovrà servire a farlo rientrare prontamente.
Equilibrio: un cane che possiede questa dote sarà addestrabile facilmente e tutti gli insegnamenti impartiti, comprese le punizioni, li assimilerà senza problemi. Un cane squilibrato non servirà a nulla.
Resistenza alla fatica: dote senza la quale le giornate di caccia diventano un calvario, infatti, andare a caccia di beccacce con un cane che dopo qualche ora non ne ha più, vi condizionerà la giornata di caccia.
La cerca: dovrà essere continua, ardente, non ristretta, dovrà esplorare ogni angolo del bosco, ma non dovrà mai essere autonoma e indipendente. Non servirebbe a nulla.

Passione: da vendere, che e´ quella che gli farà battere montagne valloncelli ed anfratti, senza mai fermarsi un attimo, sempre alla ricerca dell´arcera. Senza di questa, le doti sopra menzionate saranno inutili.
Olfatto: dovrà possedere un gran naso e senso di discernimento degli odori. Solo da cucciolone saranno tollerate le ferme su qualche merlo o pettirosso. Una volta capito quale e´ l´ odore della regina dovrà fermare soltanto quello e l´ intelligenza e l´ equilibrio gli eviteranno le tanto antipatiche ferme in bianco.
Il Setter di gran naso una volta specializzato vi darà l´emozione di vederlo avventare beccacce a distanze siderali e ve li servirà su un piatto d´ argento.
Il consenso: dote innata nel Setter, indispensabile per quei cacciatori che amano cacciare con amici o con una coppia di cani, e´ fondamentale in quanto la maggior parte delle volte esso sarà richiesto al cane lontano dal cacciatore e quindi dovrà essere spontaneo, immediato e solido.
Senso del selvatico: questa dote innata in alcuni, inesistente in altri, fa sì che il grande cane da beccacce lo sviluppi con il tempo e con gli incontri. Egli saprà sempre dove andare a cercare la regina, di primo arrivo, o quelle difficilissime di rimessa, ritrovandola in breve tempo anche dopo innumerevoli levate, voletti o astuzie, che la beccaccia mette in atto per salvarsi le penne. Un cane così sarà impagabile.
La guidata: Senza questa dote naturale, anche se ne fermerà molte, difficilmente riuscirete a sparare. La beccaccia, dopo qualche istante dalla ferma, molte volte inizia a pedinare per sfuggire al cane che, se non inizierà a stargli dietro con le dovute precauzioni e mantenendo una certa distanza “di sicurezza”, provocherà l´ involo anticipato senza che voi la vediate. Il vero specialista, anche su quelle più astute e pluridecorate beccacce di gennaio, farà in modo di tenerla sempre sotto scacco costringendola ad appiattirsi al suolo.

Volutamente ho lasciato per ultima la ferma: Parlando di setter parliamo di cane da ferma e quindi e´ normale che essa ci sia in qualsiasi soggetto. Sarà la vostra bravura a far sì che questa risulti statuaria, solida e sicura.
E´ difficilissimo trovare un cane che abbia tutte queste doti, ma sto lavorando da anni per far sì che ogni singolo soggetto del mio allevamento li abbia e li sviluppi.
Eugenio Chisari
Allevatore e Addestratore Allevamento Setter Inglese SCOLOPAX
www.setteringlese.altervista.org
LA CARTUCCIA DISPERSANTE
Si avvicina l’apertura e della caccia molti di noi per la quaglia o il fagiano non disdegnamo avere in prima canna una cartuccia dispersante. Sarà perché l’abbiamo usata a volte anche al quagliodromo o sarà perché ad inizio stagione si concentrano più padelle e la sua rosata più ampia ci da la tranquillità necessaria per affrontare il primo giorno di caccia. La stessa dispersante ci tornerà utile in autunno quando la nasuta beccaccia ci sfiderà nel suo terreno preferito: il folto del bosco. Cerchiamo di sapere di più sulla “cartuccia dispersante”.
Le “cartuccia dispersante” rappresenta una tipologia particolare di munizione spezzata nata per l’uso specifico della caccia alla beccaccia, una delle tipicità dell’attività venatoria che più affascina da sempre il cacciatore.
Questa munizione è costruita con componenti specifiche che consenteno il notevole allargamento della rosata fin da pochi metri dalla volata della canna; si presta particolarmente per la beccaccia per le difficoltà ambientali, i fitti boschi, nei quali la troviamo durante la sua migrazione invernale.
L´utilizzo privilegiato della cartuccia dispersante è proprio dovuto all´ambiente particolare che richiede efficienza della rosata su colpi che vengono effettuati a brevissime distanze con scarse possibilità di mira sicura. In molte situazioni il primo colpo si spara a distanze non superiore ai 10 metri con l´animale che parte all´improvviso ed il cui ingaggio da parte del cacciatore è reso particolarmente difficoltoso dagli ostacoli vegetali. 
Le difficoltà insite in questa caccia sono riassumibili nella partenza improvvisa del selvatico che richiede estrema reattività da parte del tiratore, il pochissimo tempo a disposizione per mirare il volatile ed effettuare i tiri, la visibilità molto difficoltosa data dalla varietà di corpi ingombranti come piante ed arbusti che costituiscono bosco e sottobosco.
Queste componenti comportano la necessità di usare munizioni particolarmente idonee che coadiuvino al massimo l’abilità del cacciatore.
La funzione principale delle varie cartuccie dispersanti presenti sul mercato è essenzialmente quella di creare rosate più ampie a brevi distanze rispetto alla cartucce classiche.
Il tutto evitando però che si generino buchi nella rosata, che permettano al volatile di passarci nel mezzo indenne.
Per alcuni l´utilizzo di questo munizionamento viene ritenuto poco sportivo perchè si pensa che il cacciatore venga avvantaggiato dall´ampiezza della rosata. Questo è vero e rappresenta un indiscutibile vantaggio che però serve solo per compensare le avverse condizioni in cui ci si trova a cacciare. Infatti una cosa è sparare con una larga visuale come ad esempio in aperta campagna un´altro invece è farlo in condizioni di scarsa visibilità dovuta alla vegetazione molto fitta.
Dal punto di vista etico, pur essendo vero che consento un più agevole abbattimento, è anche possibile osservare che se si riesce a mettere addosso al selvatico un maggior numero di pallini, sarà più probabile abbatterlo vicino e anche se ferito le probabilità che il cane lo ritrovi a breve raggio e ponga fine alle sue sofferenze sono maggiori.
Il mercato offre ed ha offerto in passato varie soluzioni di cartucce dispersanti che possono essere classificate in base a:
• tipo di borra;
• tipo di pallino;
• forma di pallino.
Le cartucce dispersanti classificate in base al tipo di borra differiscono tra loro per costruzione:
• dotate di borra in plastica suddivisa in quattro settori contenenti i pallini in piombo tramite l´inserimento di alette anch´esse in plastica inserite a croce. Quando parte il colpo questi settori si comportano come se fossero 4 cariche differenti e quindi all´uscita dalla canna tendono ad allargare la loro rosata. Generalmente questo tipo di cartucce utilizzano cariche di pallini da 32/33 grammi della dimensione classica di quelli normalmente utilizzati per tutte le cartucce da beccaccia;
• dotate di borra sempre suddivisa in quattro parte con nel mezzo bicchierino centrale di forma cilindrica anch´esso contenente una carica di pallini di 32/33 grammi. Quando si spara si ottengono risultati pressochè identici alla tipologia precedente con il vantaggio però che queste sono più idonee a cacciatori che dispongono di fucili a canna rigate o dotati di strozzature negative;
• dotate di borra in plastica di struttura normale con dotazione di un perno centrale che alla partenza dei pallini crea un movimento rotatorio che all´uscita dalla canna genera un allargamento della rosata che equivale all´incirca a quello dei due modelli precedenti;
• dotate di borre tradizionali in feltro con inserimento di alette interne in plastica che producano all´incirca una rosata identica alle altre con la differenza che la borra in feltro genera un rinculo più secco rispetto a quella in plastica;
Le cartucce dispersanti identificabili in base al tipo di pallino sono dotate di pallini nichelati o temperati di nr. 7 ed 8 oppure 8 e 9 miscelati fra di loro per permettere che la diversa grandezza e peso dei medesimi, causa l´attrito con l´aria determini una rosa più ampia.
In Italia sono quasi esclusivamente utilizzate le cartucce che si differenziano in base al tipo di borra che ad onor del vero offrono performance superiori a quelle costituite da cartucce con miscele di pallini di diverse dimensioni.
L´ultima tipologia di classificazione riguarda la tipologia di pallino in base alla sua forma.
Il pallino può essere quello perfettamente sferico che ben conosciamo oppure quello denominato “deformato” cioè non dotato di perfetta sfericità e generalmente di forma cubica o similare.
Le cartucce caricate in tutto od in parte con pallini deformati offrono buone performance ma a volte a causa della minore aerodinamicità rispetto al piombo sferico tendono ad allargare molto la traiettoria generando “il buco di rosata” attraverso il quale può passare indenne o quasi il selvatico.
Le cartucce dispersanti sono cartucce per tiri corti. L´efficacia nei tiri lunghi subisce una netta parabola discendente in termini di prestazione in quanto sempre a causa del basso coefficiente aerodinamico il pallino perde rapidamente energia a tutto svantaggio della sua capacità lesiva.
A partire da circa dieci anni a questa parte per il “beccacciaio” sta prendendo netto predominio (un po’ per moda un po’ per logica specializzazione) l’utilizzo del fucile a due colpi (il terzo spesso è inutilizzabile) modello doppietta e/o sovrapposto dotato di canna raggiata rispetto ai fucili a canna liscia usati nelle epoche precedenti. Questo tipo di canna conferisce al cono dei pallini in uscita una tendenza centrifuga che consente un ulteriore allargamento della rosata.
Per chi utilizza canne non raggiate ma il normale fucile di tutti i giorni si raccomanda i utilizzare (ma lo sapete tutti meglio meglio di me) una canna non troppo lunga e con ridotta o assente strozzatura.
Oggi poi la tecnologia mette a disposizione “strozzatori intercambiabili” che permettono massima flessibilità d´uso sia perle strozzature che per la lunghezza delle canne.
Bisogna assolutamente tener conto di un fatto molto importante nell´utilizzo di canne dotate di strozzatura; per esse sono molto più idonee cartucce con borra in plastica e con contenitore perchè i pallini ricevono minor sollecitazione dalle pareti delle canne generando rosate molto regolari.
L´ultima considerazione da fare riguarda la sicurezza nella caccia alla beccaccia.
Quando si utilizzano cartucce che sono dotate di pallini deformati non avendo questi un impatto omogeneo con l´aria come avviene per quelli sferici, spesso succede che vadano anche fuori rosata assumendo traiettorie a volte imprevedibili.
Questo comporta l´obbligo per il cacciatore ben disciplinato di porre attenzione nello svolgimento dell´ attività venatoria onde evitare che qualche pallino vagante possa arrecare danni ad altri cacciatori che partecipano alla stessa battuta ed ai cani stessi, tenendo anche sempre conto dell´ambiente che spesso non offre ottima visibilità neanche a brevi distanze. Quindi essere vigili al massimo sulla traiettoria del selvatico e se necessario non sparare, lo farà il compagno di caccia o ci saranno altre occasioni.
Quindi godetevi in pieno la caccia alla beccaccia, perché già il lavoro dei cani e i boschi autunnali deliziano l’anima e come sempre evitate di farvi trascinare dall´eccessiva enfasi dello sparo che va fatto in assoluta sicurezza.
In fondo la beccaccia migliore è sempre quella che dobbiamo ancora cacciare.
ENCI: COME, DOVE, QUANDO…
L’ENCI, Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, è una realtà che ha origine remote; in effetti, pur essendo stata ufficialmente riconosciuta solamente nel 1940, le sue basi furono fissate nel lontano 1882 quando, nel nostro Paese, alcuni illustri personalità dell´epoca comeil Conte Carlo Borromeo, il Principe Emilio Belgioioso d´Este, Ferdinando Delor, Carlo Biffi e Luigi Radice fondarono la “Società per il miglioramento delle razze canine in Italia”.
Si trattava di un vero e proprio Kennel Club Italiano e riunì i primi 31 soci dell’epoca. A quel periodo risale anche l’istituzione del nostro primo Libro delle Origini, in cui venne iscritto come primo soggetto Falco, un Bracco Italiano.
In soli quindici anni la Società fece enormi passi in avanti, dandosi un preciso Statuto che aggiornava anche il regolamento per l’iscrizione al Libro. Nel 1904 gli iscritti alla Società raggiunsero il notevole numero di ben 1033!
Già nei primi anni ’20 in città “europee” come Milano e Torino furono svolte le prime, pionieristiche, mostre cinofile che accrebbero la notorietà della Società, parallelamente all’esigenza di direttive precise per gli allevatori sugli standard delle razze allevate.

Solamente nel 1929 anche il Governo dette credito, e finanziamenti concreti, a questa Società, riconoscendola ufficialmente come personalità giuridica. Finalmente, nel 1940, l’ Ente Nazionale della Cinofilia Italiana fu riconosciuto con il RD del 13 Giugno.
Dal finire della Seconda Guerra Mondiale, per l’Enci fu un fiorire di nuove attività e funzioni, frutto di quelle nuove motivazioni e stimoli che il dopoguerra portava con sé e che avrebbero apertole strade al boom economico di vent’anni dopo.
Istituzione di competizioni sportive internazionali venatorie, censimenti di cani nelle varie Regioni d’Italia, esposizioni, prove di lavoro e approvazione di un nuovo Statuto, caratterizzano l’ENCI degli anni ’60.
Dal 1970, poi, essa entra a far parte della Federazione Cinologica Internazionale, assieme ad un’altra settantina di Società di altri Paesi.
Dal 2000 l’ENCI è rappresentata in tutta Italia con più di 100 delegazioni e ha iscritti più di 160.000 cani di razza nei libri genealogici nazionali.

Le funzioni che, ad oggi, l’ENCI svolge sono molteplici ed importanti:
– regola e controlla l’allevamento dei cani di razza, con particolare riguardo nei confronti di quelle italiane, valorizzando l’allevamento nazionale e finalizzando la propria operatività al miglioramento delle stesse.
-tiene i Libri Geneaologici di Razza e i registri anagrafici,
– rilascia il Pedegree, documento ufficiale nel quale sono riportati, oltre ai dati identificativi del soggetto, il suo albero genealogico, gli eventuali passaggi di proprietà, le votazioni nei concorsi e gli eventuali pregi e/o difetti valutati.
–forma, qualifica e aggiorna giudici ed esperti chiamati a valutare le caratteristiche morfologiche e funzionali dei soggetti appartenenti alle diverse razze canine, sulla base degli Standard ufficiali.
– regola, approva, riconosce e organizza in Italia e all’estero, in maniera più o meno diretta, esposizioni, prove, corse ed altre manifestazioni cinofile finalizzate al miglioramento delle performance dell’allevamento nazionale.
– promuove e/o aiuta iniziative per lo studio e il miglioramento delle razze canine.
Queste le funzioni principali, affiancate da molte altre attività, di una Società strutturata in:
– Assemblea dei Soci
– Consiglio Direttivo
– Comitato Esecutivo
– Presidente Collegio Sindacale
– Commissioni di disciplina di prima e seconda istanza
– Consigli regionali
Nell´ENCI convergono allevatori italiani, gruppi cinofili e associazioni di razza; un insieme di persone e forze che permettono alla Cinofilia italiana di competere, migliorarsi e proteggere il nostro prezioso patrimonio canino.
Sara Ceccarelli
(Ringraziamo gentilmente il Sig. Dell’Anna e il Sig. Vettori per la cortese concessione delle foto pubblicate)
ADVENTURE EDITIONS
l desiderio di offrire prodotti editoriali che non illustrino solo l’attività sportiva, ma anche tutto quello che la circonda, quale la conoscenza della natura stessa, la passione e l’emozione sono alcuni degli ingredienti salienti delle pubblicazioni di Adventure Editions.
Adventure Editions è una casa editrice multimediale che propone prodotti editoriali nei quali convivono una pubblicazione editoriale tradizionale (cartacea) e una multimediale (documentari su dvd).
La parte video, in particolare, è nata grazie all’esperienza acquisita nel campo della realizzazione di documentari di caccia, pesca e naturalistici per canali tematici di televisioni nazionali ed internazionali.
I documentari di caccia si differenziano dagli altri prodotti presenti sul mercato per l’alta qualità video, per i bellissimi ambienti naturali in cui sono stati girati e perchè, accanto ai magici momenti dell´azione venatoria, includono validi contenuti didattici, ricette tipiche dedicate alla selvaggina e molto altro… I documentari sono della durata di un’ora circa ciascuno e ambientati sul territorio italiano. 
Ogni confezione include, oltre al DVD, un libricino dedicato al selvatico oggetto del documentario, in cui vengono fornite indicazioni di carattere generale relative alla biologia e alle abitudini dello stesso, nonché il testo della ricetta vista nel documentario con i relativi ingredienti. Il tutto corredato da bellissime foto.
La capacità di gestione dei settori commerciali e partnership importanti con leader di settore quali Beretta e Gore-tex hanno fatto sì che sin dall’inizio Adventure Editions potesse essere presente capillarmente nelle armerie italiane.
La forza vendita comprende le sei migliori agenzie italiane del settore alle quali presto ne verranno affiancate altre quattro.

Il desiderio di offrire prodotti editoriali che non illustrino solo l’attività sportiva, ma anche tutto quello che la circonda, quale la conoscenza della natura stessa, la passione e l’emozione sono alcuni degli ingredienti salienti delle pubblicazioni di Adventure Editions.
La collana di documentari su DVD è stata lanciata ad Exa 2008, manifestazione alla quale l’azienda era presente con uno stand, e comprende 6 titoli:
– Caccia alla lepre
– Caccia da capanno
– Caccia al beccaccino
–Caccia mista (fagiani, germani, alzavole, gallinelle)
– Caccia al gallo forcello
– Caccia al cinghiale
… a questi si aggiungeranno nel corso dell’anno altri 5 titoli attualmente in produzione.
Il catalogo è destinato ad aumentare del 50% nel giro del 2009, includendo titoli sempre più interessanti e nuovi: dalla migratoria, alla caccia agli ungulati, dalla cacce tradizionali alle cacce nel mondo.

Il sito www.adventure-editions.it è dedicato a tutti gli appassionati di avventura e di emozioni da vivere a contatto con la natura! Tutti i cacciatori sono i benvenuti e possono dare il loro contributo: è infatti possibile, previa registrazione gratuita, pubblicare nelle apposite sezioni del sito le foto e i video delle proprie esperienze venatorie. Ciò consentirà a tutti di diventare protagonisti attivi del sito e della community.
A breve saranno attive anche la newsletter, per essere sempre aggiornati sulle novità del settore, il forum, per scambiare idee, opinioni e consigli con gli altri cacciatori, e una webTV, con un palinsesto dedicato all’arte venatoria. In un’apposita sezione del sito il cacciatore può trovare l’elenco dei rivenditori che vendono i documentari di caccia Adventure Editions, suddiviso per provincia, in modo tale da sapere dove poter acquistare i prodotti.
In ogni caso è attiva una sezione di acquisto on-line per consentirgli di ordinare in qualsiasi momento i titoli che non si trovano momentaneamente dai rivenditori.
www.adventure-editions.it
IL SITO: NON PER L’AZIENDA MA PER L’APPASSIONATO
Riprendiamo le nostre considerazioni sulla realizzazione di siti internet per aziende realizzatrici di prodotti e servizi per caccia e tiro.
Abbiamo già avuto modo di capire, attraverso il precedente articolo, che la comunicazione internet deve essere, semplice, accattivante ed intuitiva (SITO AZIENDALE: SEMPLICE, INTUITIVO, ACCATTIVANTE). Ovviamente il rispetto di queste prerogative è importante ma non sufficiente. La comunicazione internet è ben diversa da quella tradizionalmente proposta per la maggiore, su riviste di settore.
In quel caso la comunicazione si limita ad immagine di variabile dimensione contraddistinta da spot testuale ed indicazioni aziendali. Nel caso della rete internet dobbiamo capire che lo strumento è completamente diverso e deve consentire all’utente una navigazione di ricerca delle specifiche informazioni. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza evidenziando la diversità comunicativa realizzabile su riviste o internet.
La comunicazione pubblicitaria presente nelle riviste, viene intercettata per caso dall’appassionato. O meglio l’appassionato acquista la rivista, non per la pubblicità ivi presente ma per l’interesse che gli editori e i redattori riescono con essa a generare in lui. In quel contenitore trova articoli di interesse associati a presenze pubblicitarie di più svariato genere sempre facenti capo alle tematiche della rivista (es. periodico venatorio o del tiro).
È la filosofia analoga proposta su CacciaInFiera.it con la possibilità di inserire spazi pubblicitari (banner) su un contenitore informativo molto frequentato. Su questi supporti la pubblicità è ovviamente indirizzata a stimolare la curiosità per quel fucile o per quella linea di sangue. Non può fare di più se non stimolare il lettore ad approfondire in armeria o su cataloghi il suo interesse.
Parliamo di pubblicità pura che non può portare in nessun modo l’appassionato dentro l’azienda e a dialogare con essa se non con meccanismi indiretti e successivi. Spesso è a forte impatto visivo con immagini suggestive volte a fissare con forza il messaggio. È estremamente efficace ed irrinunciabile, se ben organizzata, sia nelle riviste che su portali internet promozionali come il presente, ma consente solo di mantenere elevato il livello di conoscenza del marchio o del prodotto da parte dei lettori.
Il sito aziendale non può essere considerato una formula pubblicitaria, se lo facessimo ci porteremmo dietro tutta una serie di errati concetti e la progettazione ne risentirebbe in termini di efficacia.
Cerchiamo perciò di far luce su come l’appassionato che entra in un sito aziendale desidererebbe essere “accompagnato” a conoscere azienda prodotti e servizi.
Dobbiamo ragionare un percorso concreto come se noi, titolari dell’azienda, accompagnassimo in visita un variegato ed eterogeneo gruppo di persone il cui unico comune denominatore è la passione per gli articoli o i servizi prodotti.
Non conosciamo il loro livello culturale, il loro livello di conoscenza tecnica, la loro padronanza del linguaggio; non possiamo immaginare neppure cosa in particolare può interessare delle varie componenti di un prodotto o di un servizio erogato.
Facciamo un esempio tornando ad un’azienda armiera come nel precedente articolo. L’appassionato può essere particolarmente affascinato dalla lavorazione dei legni oppure dalle incisioni ma in alternativa può essere un soggetto prgmatico e semplicemente interessato alle doti balistiche o alla possibilità di personalizzazioni accessoristiche. Non lo possiamo sapere, ma progettando il sito internet aziendale dobbiamo sviscerare tutti i possibili fattori di interesse perché uno strumento come la rete internet cosiddetto “remoto” ossia lontano dal dialogo verbale, dovrebbe essere organizzato in modo da soddisfare le curiosità potenziali di tutti i soggetti.
Perciò dobbiamo raccontare il più possibile dell’azienda e dei suoi prodotti, sapendo che solo così saremo in grado di soddisfare le innumerevoli e diversificate curiosità degli appassionati; questo saper delineare in anticipo contenuti soddisfacenti per la maggior parte dei navigatori consentirà di ridurre al minimo anche il numero di email “generiche” alle quali dovremo rispondere.
Dovremo comunque sapere che il canale della posta elettronica dovrà rimanere aperto e con personale assegnato, essendo lo strumento quasi esclusivo, che gli appassionati che ci vedono in internet, utilizzano per dialogare con l’azienda.
Come proporre la nostra azienda
Comunicare nella rete internet e con il sito aziendale è impresa seria che va concretamente analizzata nella fase preliminare con un esperto della materia alla luce della realtà aziendale e delle considerazioni sopra espresse. Parliamo ad uno scenario mondiale è non ai 10.000 lettori di una rivista nazionale dei quali bene o male conosciamo le aspettative e la cultura specifica.
Sappiamo ben poco in questi termini per la maggior parte dei nostri interlocutori mondiali o semplicemente europei. Perciò il consulente di Web Marketing che avete individuato non dovrebbe entrare in azienda e chiedere “questo sito come le dobbiamo fare”, ma essere invece portatore e evidenziatore di un elevato numero critiche costruttive. Più è in grado di trovare criticità e maggiore è la sua professionalità.
Internet è oggi un strumento multimediale che ci consente di utilizzare per comunicare testi immagini, video, sonoro. Tutti questi elementi se correttamente utilizzati ed integrati tra loro (senza esagerazioni) segnano il successo della nostra comunicazione.
Occorre far notare che la maggior parte delle informazioni viene erogata nel sito attraverso i testi, ma occorre dosarli con competenza. La lettura a video è di per se stancante e il livello di concentrazione si compromette velocemente. Per questo motivo tutti i testi prodotti debbono essere sintetici, perfettamente centrati sull’argomento, ricchi di marcatori visivi (sottolineato, grassetto) che richiamino l’attenzione e fissino i concetti, ben separati in brevi paragrafi. La dove per necessità gli stessi raggiungano discreta lunghezza, occorre fornire la possibilità di stampare o salvarli sul proprio computer, preferibilmente in formato standard quale il PDF.
I testi, se possibile, debbono essere intervallati da immagini di riferimento che aiutano a ridurre la concentrazione visiva.
Analogo concetto vale per video o contenuti sonori che possono integrare con efficacia (ma mai sostituire) i testi scritti.
Nel prossimo articolo tratteremo tutte le modalità di contatto interattivo con gli appassionati, evidenziando aspetti positivi e negativi delle varie opzioni offerte dalla rete.
Dott. Giuseppe Mariani
Web Marketing Manager
E’ possibile contattare il Dott. Giuseppe Mariani, scrivendo a:
info@cacciainfiera.it
Altri articoli della serie:
SITO AZIENDALE: SEMPLICE, INTUITIVO, ACCATTIVANTE
LO SPECIALISTA: IL KIPPLAUF
Il Kipplauf è un’arma particolare, che oggi tutti i cacciatori hanno la possibilità di ammirare nelle rassegne e manifestazioni fieristiche nazionali ma che in passato era conoscenza quasi esclusiva dei cacciatori alpini.
È carabina, monocanna, basculante, preferibilmente leggera; ma perché queste caratteristiche così specifiche? Conosciamola meglio.
La genesi di questa carabina è diretta conseguenza della storia europea e della caccia nel vecchio continente e nulla ha a che vedere con gli express nati ed affermatisi per le cacce coloniali. Il kipplauf nasce per soddisfare le esigenze delle cacce alpine costituite da lunghe ed impegnative camminate su pendici scoscese; nasce perciò e continua a vivere come un “attrezzo tecnico da montagna”.
In montagna nell’ottocento si cacciava con le doppiette a canna liscia, insidiando i mammiferi più grandi con caricamenti a pallettoni. Questo evidentemente comportava l’ovvia difficoltà di arrivare abbastanza vicini ai selvatici da poter esplodere dei colpi risolutori.
Al termine della prima guerra mondiale, molte armi militari finirono nelle mani dei cacciatori e con queste armi che sparavano a grandi distanze e con eccellente precisione si ottenevano ottimi risultati. Veniva però meno la possibilità precedentemente consentita di sparare ad una lepre o magari ad un forcello che si involava.
Perciò si iniziarono a realizzare fucili combinati dotati di una o due canne lisce ed una rigata.
Parallelamente la stessa attività venatoria si votava alla specializzazione e carabine sempre più specialistiche si affacciavano all’orizzonte anche se con costi non sempre accessibili. Il raggiungimento di un superiore benessere sociale permise definitivamente l’affermarsi del kipplauf.
Il kipplauf è costruito con una meccanica meno ingombrante degli altri fucili in ottemperanza alla evidente esigenza che il cacciatore di montagna abbisogna di un’arma il più possibile leggera, viste le difficoltà intrinseche dell’ambiente in cui si muove. Inoltre la maggior parte di questi basculati può essere con immediatezza smontata e riposta nello zaino permettendo al cacciatore di trasportare il suo peso in un unico contenitore a spalla ben bilanciato.
Le doti balistiche sono eccellenti, poiché avendo un’unica canna la stessa non è vincolata da bindelle ad altre canne l’acciaio è perciò libero di dilatarsi con migliore uniformità. Le caratteristiche devono comunque essere votate alla semplicità, perché se lo si immagina, riccamente dotato di accessori metallici (cartelle ecc.) tipo express siamo fuori strada. Su questo genere di arma non occorrono affatto e sono solo peso inutile.
Per ciò che concerne i sistemi di mira, pur essendo dotate di organi di mira metallici, queste carabine per la lunghezza dei tiri per le quali sono progettate, privilegiano della combinazione con buone ottiche. Importanti sono quindi gli attacchi presenti sull’arma dai più fini “ad incastro”, a molti altri più economici ma egualmente efficaci.
Gli estrattori dei kipplauf generalmente sono di tipo manuale, essendo poco utile per l’unico colpo da sparare l’espulsione automatica del bossolo, tanto più che molto spesso il bossolo lanciato a qualche metro in montagna potrebbe divenire irrecuperabile.
Tradizionalmente i migliori costruttori di questo tipo d’arma sono gli austriaci e i tedeschi. Glie lo dobbiamo se non altro per la tradizione e l’esperienza accumulata. Ma anche in Italia molti valenti artigiani hanno sempre prodotto armi di tutto rispetto.
Negli ultimi anni anche alcune importanti aziende nazionali si sono cimentate nella produzione di kipplauf producendo modelli veramente significativi.
I munizionamenti
Non fosse altro che per la loro leggerezza non possiamo pensare che queste armi possano essere camerate con un .600 NE. La selvaggina per le quali sono nate e si sono sviluppate, capriolo e camoscio in particolare, abbisognano spesso più di calibri radenti e veloci per distanze di tiro di 250 ed anche 300 metri, piuttosto che di elevata potenza. Perciò a seconda del peso della palla necessaria si utilizzano calibri che partono dal .222 Rem fino al 7 mm Rem. Quindi .223 Rem, .243 Win, 6,5×57 R, 6,5x68R, .25-06 Rem, .270 Win, .270 Weatherby, 7x65R.
Esistono casi nei quali alcuni modelli sono camerati con .375 H&H ma sono sovradimensionati per la fauna alpina.
Pur essendo armi specialistiche tutti cacciatori nel loro girovagare nelle fiere di settore sono inviati ad avvicinarsi agli espositori e chiedere per acquisire un una maggior cultura sulla storia e sulla tradizione di queste armi.
Alessio Ceccarelli
QUESTIONARI ON LINE
www.ladoppietta.it ringrazia tutti coloro che in questi due anni hanno partecipato ai questionari proposti sul sito. I dati aggiornati saranno proposti a giorni su www.cacciainfiera.it sito dotato di programmi di eleborazione più efficienti.
Da qui a breve su CacciaInFiera.it saranno attivati altri questionari o sondaggi per cui vi inviatiamo a seguire le attività del nostro sito.
Inviatiamo tutti ad iscriversi, se non lo avete già effettuato al fine di poter usufruire dei servizi di pubblicazione foto ed annunci molto più eficaci di quelli presenti in www.ladoppietta.it.
Un caro saluto a tutti e il migliore in bocca al lupo
Riccardo Ceccarelli
(Webmaster di LaDoppietta.it)
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La newsletter che vi arriverà (e questo ne è un esempio) oltre a contenere notizie da cliccare avrà sempre in fondo la possibilità di cancellarsi.

A CACCIA CON GLI EX ORDINANZA
La maggior parte di noi, oggi appassionati della canna rigata, ha avuto il proprio “battesimo del fuoco a canna rigata” servendo spesso a malincuore, la bandiera tricolore. Però le stellette hanno avuto il merito di metterci in mano un’arma un po’ diversa dal vecchio schioppo del nonno ed hanno sicuramente stimolato la nostra curiosità.
Se sono riuscite a farlo evidentemente dentro ci ardeva qualcosa che poi si è concretizzato nella passione venatoria o del tiro. Ci è passato sicuramente per le mani il Garand M1, già arma d’ordinanza dell’esercito USA, ed ha noi proposto in calibro 7,62 NATO. Questa e tante altre armi, ormai dimesse dagli arsenali militari delle varie nazioni, sono oggi disponibili sotto il nome di ex ordinanza, spesso in numero limitato, nelle armerie italiane.
Sono oggetto della curiosità di collezionisti, tiratori ed anche di cacciatori. Ma si può cacciare con un’arma ex ordinanza?
La legge157/92, normativa italiana in materia venatoria, consente di cacciare con armi a canna rigata di calibro non inferiore e 5,6 mm e con lunghezza del bossolo non inferiore a 40 mm. In pratica si può cacciare con gli ex ordinanza. Tali armi possono essere solo a ripetizione manuale o semiautomatica e ovviamente non automatica. Quindi niente mitra a disposizione di nessuno, che peraltro hanno per la maggiore parte, altezza del bossolo ben inferiore ai 40mm.
Ma che cosa cacciare con un fucile da “Guerra”?
Bé non certo fagiani, ma tutta la fauna ungulata presente nel territorio nazionale e concessa al prelievo venatorio dalla suddetta normativa; quindi cinghiale, capriolo, cervo, daino, muflone, camoscio.
Questo in teoria, ma nella pratica?
Occorre rilevare che tutte le armi ex ordinanza nascono per un impiego particolare che è quello bellico e se consideriamo il panorama delle attuali presenti sul mercato, si deve considerare che per la maggiore si riferiscono ad un periodo che va dalla Prima Guerra Mondiale fino al massimo alla guerra del Vietnam.
Le prime con caratteristiche di buona precisione e lunga gittata, le seconde oltre che queste caratteristiche detengono una buona celerità di tiro. Per nessuna però, nella progettazione originale si è pensato ad un uso venatorio.
Il mercato offre altresì un buon numero di carabine da caccia, nate esclusivamente per questa finalità, con ampia varietà di calibri appropriati per la diversa selvaggina, ma sicuramente non dotate del fascino di un Mosin Nagant.
Vediamo quali possono essere in linea generale le caratteristiche di un’arma ex militare se confrontate con le moderne carabine da caccia di precisione o semiautomatica che sia.

Indubbiamente un’arma da guerra è da considerarsi di concezione più robusta e la si potrebbe anche maltrattare, se non fosse per la rarità del pezzo che abbiamo in mano.
Se poi andiamo a vedere le armi semiautomatiche, il loro smontaggio è più immediato e facile.
Le armi da guerra, soprattutto quelle prodotte per il primo ed i secondo conflitto mondiale, hanno sistemi di mira metallici, abbastanza articolati, per la naturale esigenza di sparare a lunghe o a lunghissime distanze. Questo evidentemente è un fattore limitante poiché i sistemi di mira non sono troppo intuitivi e mal si prestano al tiro istintivo che a volte può essere richiesto per esempio per il cinghiale in battuta.
Spesso per alcuni modelli risulta difficoltoso anche il reperimento delle munizioni ed in alternativa dei pezzi di ricambio.
Sono armi nate per il fante medio e non per il cecchino; i pochi modelli sniper, per quanto efficacissimi, sono molto costosi essendo rari, e le loro ottiche sono comunque inferiori a quelle di moderne concezione associabili alle carabine recenti.
D’altro canto il valore collezionistico sarebbe sminuito se prendessimo una ex ordinanza e l’andassimo a modificare per montarci un’ottica di ultima generazione.
Fattore, di non minore importanza gli ex ordinanza, sono sempre abbastanza pesanti (molti di questi erano nati per la guerra di posizione ove il peso non era un fattore influente).
Allora rinunciare? No abbiamo dato solo consigli; certo l’abbattimento di un cinghiale con un Carcano 91 TA come è successo ad un caro amico è un evento da ricordare, ma lui stesso ha poi riposto l’arma e continua a cacciare il suide con una Benelli.
Però non facciamo morire queste armi; ci sono i poligoni, ci sono apposite gare per ex ordinanza.
Queste sono le condizioni migliori che ci gratificheranno nell’uso di queste splendide sintesi dell’ingegno dell’uomo.
Alessio Ceccarelli
CONTO ALLA ROVESCIA PER LO SHOPPING ON LINE
Non manca più molto alla messa a regime di una nuova sezione del sito dedicata alla vendita in internet dei prodotti delle aziende del settore caccia e tiro.
La nuova area dello SHOPPING ON LINE, ancor prima di nascere, sta ricevendo numerose adesioni e sono decine le aziende che, visitate dal nostro personale alle fiere di Vicenza (Hunting Show), Brescia (EXA)e Tarquinia (GAME FAIR), hanno richiesto di aderire appena pronto il sistema di vendita on line.
CacciaInFiera stà ritardando un pò la pubblicazione, al fine di mettere a punto ulteriori interventi informatici al sistema che renderanno lo stesso più intuitivo ed efficace.
Tutte le aziende interessate a questa ulteriore forma di commercializzazione possono mettersi in contatto, per ulteriori spiegazioni, dal giorno Martedi 05/08/2008, con la Dott. Sara Ceccarelli al numero 39 327 1697906 o all´email: info@cacciainfiera.it.
Staff
CacciaInFiera.it
SINERGIA LADOPPIETTA.IT E CACCIAINFIERA.IT
A poco più di tre mesi dall´uscita del nuovo sito www.cacciainfiera.it, le sinergie messe in campo con il sito amico www.ladoppietta.it hanno raggiunto già buoni livelli.
Ci scusiamo con tutti gli appassionati del sito LaDoppiett.it, ma abbiamo ritenuto necessario riorganizzarci per sostenere al meglio i servizi per Voi tutti e creare una forte collaborazione con il nuovo sito molto attivo.
La nuova newsletter sta andando oltre le più rosee previsioni, e riusciamo da essere più puntuali rispetto a quella inviata occasionalmente fino a 5 mesi fa. La redazione di CacciaInFiera.it la realizza a cadenza settimanale e, per questo sforzo ulteriore, vogliamo ringraziare tutti gli sponsor che ci forniscono importante supporto.
Dopo una prima fase quasi pionieristica, sono ormai efficaci e molto utilizzati i software di pubblicazione delle foto della vostra passione (Fotogallery) e quello della pubblicazione Annunci. Entrambi possono essere utilizzati direttamente da Voi; riusciamo così a velocizzare entro le 24 ore la pubblicazione di tutto il materiale inserito (sia Foto che Annunci).
Stiamo lavorando per rendere operativi, a breve, due nuovi software, uno per i sondaggi ed un altro per i questionari, recuperando la buona abitudine presente in LaDoppietta.it. Anche qui la sinergia consentirà di automatizzare i processi, superando la fase manuale e purtroppo lenta del vecchio sito.
Per poter usufruire di tutte queste opportunità (per adesso newsletter, pubblicazione annunci e fotogalley) è necessario effettuare la registrazione sul sito CacciaInFiera.it come si può vedere cliccando qui.
Ultima, ma non meno importante novità, è lo SHOPPING ON LINE. Organizzato all´interno di CacciaInfiera.it, il nuovo software Vi consentirà di navigare all´interno di un centro commerciale della caccia e del tiro, entrare nei vari negozi ed acquistare i prodotti ivi presenti. Sono già molte le aziende che attendono la messa a punto del sistema informatico per la vendita dei loro prodotti.
Il software di commercio elettronico sarà on line entro la fine di Agosto.
ARISAKA: NELLA GUERRA DEL PACIFICO SI PARLAVA ITALIANO
La storia dell´Arisaka nasce quale diretta conseguenza della sottoscrizione nel 1937 del “Patto Tripartito”, firmato dall´Italia con Giappone e Germania.
Il Pattovenne stipulato in contrapposizione all´URSS che disponeva di risorse cospicue dal punto di vista militare.
Il “patto tripartito” determinò la formazione del cosidetto “Asse Roma-Berlino-Tokio”.
Alla fine del 1937 una Delegazione giapponese arrivò in Italia per commissionare alla FNA ed alla Beretta la progettazione e realizzazione di un fucile per la dotazione della fanteria nipponica.
La progettazione e realizzazione delle canne venne effettuata presso l´arsenale di Terni, mentre le altre componenti meccaniche dell´arma furono messea punto nel bresciano presso le aziende sopracitate. La quantificazione in termini numerici delle unità prodotte di quest´arma non è stata mai definita con precisione, anzi i dati sono molto contrastanti in quanto il numero di pezzi inventariati in modo preciso dai costruttori di Terni e Brescia indicano cifre molto discordanti fra di loro.
Da una prima stima si parlava di circa nr. 60.000 pezzi, ma quelli imbarcati sulle navi e portati a destinazione per dotare l´esercito giapponese potrebbero essere stati addirittura circa 130.000, come emergerebbe dai dati raccolti presso la FNA e la Beretta.
Tutti vennero costruiti nel biennio 1938/1939, anni in cui avvenne anche l´immediata distribuzione presso la fanteria nipponica.
Questi fucili hanno fatto la loro apparizione nella Guerra del Pacifico, ma sicuramente non sono stati molto utilizzati. Furono impiegati per un breve periodo; quelli requisiti ai prigionieri dell´esercito dell´imperatore dagli statunitensi durante le battaglie storiche di Okinawa, Ivo Jma ed altre avevano delle condizioni meccaniche ottimali , forse troppo per essere stati usati molto da truppe di prima linea.
Ciò è testimoniato dal fatto che chi ha avuto anche solo la fortuna di imbracciare e/o vedere questo fucile parla di una meccanica invidiabile ed anche i collezionisti che hanno reperito sul mercato quest´arma, una volta smilitarizzata, l´hanno trovata in ottime condizioni.
Questa è la storia breve e neanche troppo gloriosa dell´Arisaka, ma il fascino che suscita è notevole, non fosse altro che per essere stato impiegato nella “Guerra del Pacifico”.

Passando al lato tecnico, diciamo subito che l´arma è ben fatta, dotata di buona balistica e le sconfitte riportate dall´esercito giapponese contro le truppe U.S.A. non sono certo imputabili ad una sua inferiorità rispetto alle armi in dotazione dell´avversario.
Dagli elementi storici in nostro possesso, quest´arma deriva dallo studio progettuale dell´Ing. Carcano che aveva portato , nei primi anni del novecento, alla realizzazione del fucile d´ordinanza dell´esercito italiano modello CARCANO Tipo I denominato ´91.
Vediamo quali sono gli aspetti tecnici che ci ricollegano alla Ns famosa arma:
* l´otturatore è girevole/scorrevole, che ruota a 90°, dotato di due alette per limitarne la corsa;
* la sicura è praticamente quella usata per il ´91 di ultima generazione con il cosidetto “tubetto a nasello”;
* la rigatura e la lunghezza della canna sono molto simili a quelli utilizzati per il ´91;
* le dimensioni degli otturatori dei due fucili sono pressochè identiche;
* il funzionamento del sistema di percussione, di sparo, di distanza utile di tiro e di rinculo, generato dai due fucili, è quasi uguale.
Dal punto di vista della struttura in legno, l´Arisaka presenta invece delle varianti ben visibili rispetto al ´91 che denotano l´impostazione delle armi nipponiche usate per scopi bellici.
Le differenze principali rispetto al´91 sono le seguenti:
* calibro utilizzato mm 6,5 Japansese;
* alimentazione di serbatoio modello Mannlicher ripetto al Mauser, installato nel Carcano, che richiede uno spazio di alloggiamento del serbatoio diverso e più grande, contenente 6 anziché 5 proiettili;
* l´elevatore è strutturato in modo tale che una volta sparata l´ultima cartuccia, un sistema dotato di leva blocchi l´otturatore in posizione di apertura, avvertendo immediatamente il soldato che più velocemente provvede alla ricarica.
* Anche le linguette che bloccano il serbatoio al fucile sono di tipo indipendente, definite a “bilancere”, che permettono, con una semplice piccola pressione sul serbatoio, di rimuoverlo facilmente, velocemente e senza intoppo alcuno;
* dotazione di calciolo in ferro tipico di molti modelli da fanteria utilizzati dall´esercito giapponese, anche in epoche precedenti al secondo conflitto mondiale.
Questo, infatti, era installato già alla fine dell´800 sul primo modello di Arisaka denominato “Tipo 30” che aveva appena sostituito il modello “Murata” con calibro da 8 mm, ormai inadeguato all´epoca perché dotato di tecnologia obsoleta.
Le caratteristiche dell´Arisaka si rifanno molto, in termini tecnici, a quelle del ´91 e cioè:
* lunga gittata e quindi “lunga distanza utile di tiro”;
* estrema precisione che lo rende ottimale come fucile per cecchinaggio;
* meccanica tecnicamente valida che riduce al massimo il rischio di inutilizzo del fucile causa inceppamento; questo elemento nella battaglia corpo a corpo significa la differenza tra la vita e la morte;
* velocità di uscita che oscilla tra i 600 ed i 630 mt/secondo;
* peso dell´arma di circa 3,95 Kg che costituisce un po´ un handicap per arma di uso bellico.
La differenza sostanziale tra i due fucili presi in esame è rappresentata dal congegno di puntamento.
I nipponici, infatti, ne utilizzano un modello di loro tipica progettazione che prevede tacca di mira con impostazione a “V”la qualegarantisce grande precisione per il cecchinaggio, ma non altrettanto invece per il tiro istintivo, immediato ed a distanza ravvicinata.
Le prove di tiro in poligono dicono che anche chi utilizza per la prima volta l´Arisaka riceve favorevoli senzazioni circa la manovrabilità e soprattutto la precisione di quest´arma, ormai “Ex Ordinanza”.
Molti collezionisti di armi sarebbero ben contenti di poterla inserire nella propria armeria, sia per la gradevole estetica sia perchè rappresenta un pezzo di storia, avendo presso parte alla Guerra del Pacifico.
Ciò è ancora una volta un vanto per i Ns progettisti di armi, in particolare per Salvatore Carcano e le aziende che hanno provveduto a realizzarlo in numero cospicuo.
L’eccellenza delle caratteristiche tecnico-balistiche dell´Arisaka dimostra quanto buono fosse il progetto di Carcano nell´ideazione e successivo perfezionamento del fucile che porta il suo nome.
Alessio Ceccarelli
SI AVVICINA IL TEMPO DELLA CACCIA … ALLENIAMOLO BENE
Si avvicina il tempo della caccia, prossimo è l’inizio dell’allenamento dei nostri ausiliari che scalpitano dopo lunghi mesi di riposo forzato; talvolta, fortunati, in ampi giardini, più spesso in recinti limitati che “rallentano” anche i soggetti più nevrili.
Il sole estivo che flagella la campagna fiacca anche gli spiriti impetuosi e quel qualche chilo di troppo non appesantisce solamente noi umani, ma anche i nostri amati compagni di caccia. E’ per questi motivi che l’avvicinamento a delle performance ottimali, rappresentate da velocità e resistenza, deve essere effettuato sui nostri cani in maniera estremamente graduale, tenendo sempre in rilevante considerazione che, nonostante la loro entusiastica partecipazione, ne vanno rispettati i tempi di recupero, i fabbisogni energetici e idrici aumentati, l’età talvolta avanzata.
Naturalmente, ogni singolo cacciatore terrà conto del tipo di attività venatoria cui il proprio ausiliare sarà destinato, proponendo un graduale allenamento diversificato in relazione al tempo e quantitativo energetico richiesto ai muscoli, alla spesa di lavoro del cuore e dei polmoni per cani da gara o da prova. Infatti, mentre nella gara, che non dura più di 15-20 minuti, al cane è richiesta particolare velocità, senza fondo, nella prova, dopo un primo sforzo, non eccessivamente intenso, il lavoro si protrae molto a lungo, richiedendo al cane notevole resistenza, con aumento della frequenza cardiaca e della ventilazione polmonare.
A prescindere da queste importanti considerazioni, è sempre necessario ricordarsi delle regole generali per preparare gradualmente il cane alla prossima stagione venatoria.
Consigliabile, almeno inizialmente, è condurre i cani in allenamento nelle prime ore del giorno, quando le temperature, ancora non proibitive, permettono loro di muoversi relativamente a lungo senza rischio di surriscaldarsi, potendo raffreddarsi e mantenere una temperatura corporea adeguata ventilando, tramite naso e bocca, l’aria fresca mattutina. Ricordiamoci sempre che i cani non sudano come noi e il rischio del colpo di calore è sempre in agguato!

Per lo stesso motivo, è assolutamente importante mettere a disposizione del cane in allenamento dell’acqua fresca a cui poter attingere, per evitare la disidratazione che l’eccessiva salivazione potrebbe determinare. Perciò freniamo il nostro egoismo ed almeno nei primi giorni di allenamento frequentiamo zone ove ci sono laghetti o corsi d´acqua anche nel caso in cui non ci sia troppa selvaggina.
Ricordiamoci che l’entusiasmo dell’esperienza, o la curiosità del nuovo, spingono cani anziani e cuccioli ad andare ben oltre i propri limiti fisici, per cui dovremmo sempre essere noi a limitare la durata delle loro uscite, che dovranno essere frequenti ma brevi.
L’animale anziano purtroppo talvolta declina repentinamente e, dall’anno precedente, potrebbe aver presentato deficit visivi, auditivi o motori da tenere in considerazione nella scelta del terreno per l’allenamento, delle sue asperità e della sua vastità
.
Cuccioletti di ancora 4-5 mesi non possono essere sottoposti a stress fisici della stessa durata degli adulti, pena il rischio di traumatismi ortopedici poi difficilmente risolvibili. Per questo non è consigliabile condurli con soggetti maturi in allenamento, perché finirebbero col correre dietro a questi a perdifiato, rischiando di non riuscire a sostenerne lo sforzo deleterio.
Basilare è poi la considerazione che una buona performance non si ottiene mai in tempi brevi, ma rispettando un carico di allenamento crescente, dove la durata per l’ottenimento dei risultati è sempre strettamente collegata col singolo soggetto.

Nel corso dell’allenamento, infatti, l’aumento del tempo e dell’intensità dello sforzo deve essere assolutamente graduale, senza mai superare i limiti fisiologici del cane. Quello che in pratica può essere fatto è, ad esempio, aumentare volta per volta la durata dell’esercizio, l’intensità dell’esercizio, lo spazio percorso per l’esercizio. Perché vi sia un miglioramento, ogni volta, ma con coscienza, il carico di lavoro dovrà essere leggermente superiore al precedente.
L’allenamento deve poi essere il più regolare possibile, per non perdere i livelli raggiunti. Soggettivamente, durante la settimana, al cane si concederà il necessario recupero, senza però che questo sia eccessivamente lungo per non ridurre la performance.
Può anche essere utile, al fine di permettere all’animale di ripristinare le proprie riserve energetiche muscolari, alternare di volta in volta, se non addirittura durante la stessa seduta di allenamento, la richiesta di un lavoro di resistenza, di velocità o di potenza.
Generalmente si consiglia, in questo secondo caso, di iniziare l’attività del cane richiedendogli potenza e velocità, quando ancora si trova in una condizione psicofisica riposata, in seguito stimlandone soprattutto la resistenza.
E’ indubbio che, accanto ai consigli dati, sarà la buona coscienza del cacciatore, unita, generalmente ad una certa dose d’esperienza, ad essere la migliore consigliera per ottenere dal nostro animale idonee prestazioni, nel rispetto profondo delle sue necessità.
Sara Ceccarelli
Pensando al domani
Come ho detto altre volte, quest’annoè stata la mia 45° licenza di caccia e nell’autunno del 2009 saranno cinquant’anni da quando ho cominciato ad andare a caccia con il fucile; come accompagnatore poi bisogna andare ancora indietro di altri 2/3 anni.
La passione devo direè rimasta intatta, condivisa col mio amico Giammario (Beghelli), da oltre un trentennio inseparabile compagno di caccia. Pur avendo 4 figli, due maschi e due femmine, ho paura che quando non ci sarò più, nessuno raccoglierà il testimone.
Quando i maschi erano piccoli, li ho condotti con me a caccia qualche volta sempre il pomeriggio. Il piccolo (oggi ha 31 anni edè avvocato) ha sostenuto gli esami per l’abilitazione venatoria con esito positivo ma non ha mai preso la licenza. Il fattoè che la passione o la si ha o difficilmente la si acquisisce. Andare a caccia la mattina dopo essersi ritirati alle 2 di notte, lo si può fare qualche volta, ma non può essere un’abitudine.
Anch’io ho fatto qualche nottata a caricare cartucce o a ballare, ma erano sempre episodi isolati. La cacciaè stata sempre al primo posto e spesso andavo a dormire alle 9,30. Oggi che di anni ne ho 61 mi piace sempre andare a caccia di mattina, alzarmi alle 4/4,30, incontrare l’amico, chiacchierare in macchina, prendere il caffè, parlare dei tempi andati.
Il pomeriggio non mi vede a caccia da oltre 20 anni, anche se proprio quest’anno, dato che il mio amico ed io siamo ormai pensionati, abbiamo deciso di cominciare ad andare anche il pomeriggio.
E i miei fucili, che fine faranno? Ho 3 semiautomatici BREDA, una doppietta BERETTA 409 con canne Krupp da cm.72, un semiautomatico BENELLI 123 cal.12 con canna Saint Etienne ed un semiautomatico BENELLI Principe cal.20 che uso di solito. Sicuramente quando non ci sarò più andranno venduti e spero soltanto che i miei figli conservino i diari di caccia del loro papà i quali, anche se partono dagli anni ’80, testimoniano la grande passione per la caccia del loro genitore.
Riccardo Turi
Un giorno in Pretura
Fasano di Puglia, dicembre 1968. Siamo in 5 una mattina al posto “Alle colonne” tra Alberobello e Noci. Poco più di mezz’ora di viaggio da Fasano e siamo sul posto. Nonè ancora l’alba e ci appostiamo (non si sa mai, qualche beccaccia può sempre passare!).
Lungo il muro che corre sino al bosco sono appostati: Franco (Cuoricino), zio Franco e Bebè. Fra zio Franco e Bebè sul muro c’è il registratore di quest’ultimo acceso con il fischio del tordo. Armando (Beghelli) vagante, mentre io mi sono messo una cinquantina di metri dietro lo schieramento. Non c’è granchè, ma il registratore attira qualche tordo in più.
Improvvisamente dietro il muro (abbastanza alto) proprio dove c’è il registratore, si materializzano due guardiacaccia. Prendono il registratore e si dirigono uno verso Bebè e l’altro verso zio Franco. “Di chiè il registratore?”. Bebè risponde che nonè il suo mentre zio Franco da una delle sue solite risposte: “C’era uno che se ne è andato!”. Richiesta di documenti e uno dei due dice a zio Franco: “Mi consegni il fucile!”. Risposta: “Ma neanche se vengono i carabinieri!!”.
A questo punto i guardiacaccia, dopo aver controllato Franco e me (Armando si era eclissato), stendono il verbale de sequestro del registratore ed annotano i nomi di Bebè e zio Franco. Dopo un paio di mesi i due (Bebè e zio Franco) si vedono recapitare un avviso di presentazione in Pretura a Noci, con l’imputazione di possesso ed uso di registratore (vietato!).
Il giorno stabilito, insieme all’avvocato Vito, siamo tutti in Pretura per assistere all’udienza che da dramma si trasfomerà in farsa. Comincia l’avvocato che, vedendo Bebè e zio Franco seduti sul banco degli imputati, rivolto a zio Franco esclama: “E lei non si vergogna alla sua età seduto sul banco degli imputati?”. Il Pretore, un tipo ameno, avendo capito che il registratore era di Bebè (che però negava) subito gli chiede: “Lei perchè usa il registratore?”. Risposta: “Il registratore nonè mio, io uso il fischio a bocca!).
Allora il Pretore tira fuori un fischietto ed invita Bebè a fischiare. Inutile dire che Bebè, che non aveva mai fischiato in vita sua, ci fece crepare dalle risate mentre cercava di abbozzare una parvenza di fischio. Alla fine dovette confessare che il registratore era il suo e la conclusione fu che zio Franco fu assolto e Bebè condannato alla confisca del registratore ed al pagamento di una multa che comunque non fu troppo grave.
Riccardo Turi
SITO AZIENDALE: SEMPLICE, INTUITIVO, ACCATTIVANTE
Cacciatori e tiratori sono due categorie, che nel mondo del web sono da taluni identificati come soggetti la cui capacità di navigazione nella rete Internet è medio/bassa.
Questo è un errore perché essi sono cittadini correntemente presenti nel mondo del lavoro ed appartenenti alle più svariate categorie sociali ed hanno, come tutti, acquisito ormai completa padronanza della navigazione in Internet: la maggior parte di loro che normalmente utilizza il computer per ottenere informazioni, conosce le corrette modalità per navigare i siti, consultare testi e gallery fotografiche o visualizzare filmati.
Lo stesso numero di pagine visualizzate e documenti scaricati del presente sito, valore costituito da alcune centinaia di migliaia di pagine visitate mensilmente ne è sostanziale la testimonianza.
Vorremmo però, in una serie di articoli, approfondire alcune tematiche specifiche della progettazione di siti web, particolarmente mirati per il settore della caccia e del tiro e per i loro fruitori. In questi articoli non citeremo o segnaleremo specifici esempi negativi (ma quelli positivi si), ma descriveremo una serie di elementi molto importanti nella comunicazione web.
Tali valutazioni sono il frutto delle esperienze di un elevato numero di siti Internet progettati dallo scrivente, per molte aziende enti ed organizzazioni anche del settore venatorio e del tiro.
IMPARIAMO A COMUNICARE CON COMPLETEZZA E SEMPLICITA’
Le esigenze di comunicazione variano da azienda ad azienda; anche nell’ambito dello stesso settore di prodotto e/o servizio possono differire notevolmente per l’immagine che se ne vuol dare verso la platea del pubblico.
Ovviamente molteplici possono essere le esigenze individuate dall’imprenditore per comunicare, ma un primo elemento deve sin da subito essere chiaro a tutti i proprietari di siti. Non lesinate nelle informazioni, perché oggi sempre di più Internet viene utilizzato per sapere e per capire, standosene comodamente seduti.
Poi sarà compito del team di consulenti che sviluppano il sito affrontare il problema di come organizzare la corretta semplicità di utilizzo al sito, grande o piccolo sia, ma la cosa più importante, è produrre la maggior quantità di informazioni possibili.
In questo contesto, il monito che quale consulente rivolgo alle aziende è sempre lo stesso: sforzarsi di parlare la stessa lingua di coloro che consulteranno il sito. Perciò, mai supporre di essersi spiegati bene, ma cercare di capire assieme ai propri consulenti di web marketing, se il linguaggio utilizzato è il più penetrante possibile per il proprio pubblico.
Nel caso di cacciatori e tiratori ci troviamo spesso di fronte ad appassionati il cui livello di conoscenza è alquanto variabile. Abbiamo appassionati che guardano alla semplice estetica del prodotto ed altri che, per passione o competenze tecniche acquisite, vogliono approfondire fin nei minimi particolari. Nella rete Internet non possiamo solo accontentare i primi deludendo i secondi.
L’investimento per la realizzazione del sito, ridotto o importante che sia dal punto di vista finanziario, deve poter raggiungere tutti ed a tutti fornire la quantità di informazioni che li soddisfa. In questo senso si può parlare di rilascio informativo a livelli; la prima visualizzazione, quella immediata all’apertura della pagina, deve servire a soddisfare la curiosità più semplice, quasi estetica, le successive devono essere ben più articolate nella erogazione di contenuti tecnici / descrittivi / visivi.
Facciamo un esempio: “Sito di produttore di fucili da caccia o da tiro”.
Accedendo alla pagina prodotti del sito si deve poter visualizzare immediatamente l’elenco delle armi presenti; in questa immediatezza sta la semplicità per il navigatore. Si deve quindi poter scegliere l’arma da consultare con un semplice click e la scheda che si apre deve riportane una foto non troppo grande dell’arma, una sintetica descrizione che racconti la filosofia e la tecnica che ha ispirato il produttore per la sua realizzazione. Questo con buona probabilità soddisfa il navigatore che non ritiene di voler approfondire.
Ma poi ci sono gli altri, quelli che vogliono sapere, vedere, quasi toccare.
E allora in questa pagina che presenta il fucile occorre fornire la possibilità di approfondire: come?
Semplicemente permettendo con un semplice click di accedere al ulteriori informazioni quali, foto d’insieme o foto di dettagli, se possibili di grandi dimensioni (quasi reali), o tabelle di caratteristiche che forniscano per il fucile dati relativi a calibri, legni utilizzati, lavorazione, caratteristiche e lunghezza delle canne , strozzatori, accessori, ecc
Il sito della Fratelli Poli fornisce un esempio di buona modalità di presentazione in Internet.

In questa pagina si visualizza immediatamente il fucile e le sue caratteristiche generiche

Con semplici click si da al navigatore la possibilità di visualizzare alcuni elementi con molto maggior dettaglio
Dott. Giuseppe Mariani
Web Marketing Manager
E’ possibile contattare il Dott. Giuseppe Mariani, scrivendo a:
info@cacciainfiera.it
Altri articoli della serie:
IL SITO: NON PER L’AZIENDA MA PER L’APPASSIONATO























